Chaïm Soutine, l'ordine e il caos al Musée de l'Orangerie di Parigi


La maledizione è un'etichetta dura a staccarsi, ancor più quando circonda l'opera di un artista. Lo sanno bene gli studiosi che si sono appassionati alla poetica di Chaïm Soutine, pittore russo naturalizzato francese originario di una famiglia ebrea lituana e considerato come uno dei maggiori esponenti di un espressionismo violento e tormentato, che in certi casi può ricordare Egon Schiele. Costretto suo malgrado ad assumere la rappresentazione cliché dell'artista bohémien, un destino al quale non giovarono le circostanze storiche della sua morte avvenuta a soli cinquant'anni, in seguito ad un'ulcera sviluppata durante la fuga nei boschi che circondano Parigi, per sfuggire ai rastrellamenti della Gestapo, resta una figura oscura, intorno alla quale il Musée de l'Orangerie di Parigi ha costruito un'intera mostra, volta a definirne con accuratezza i contorni.

Seguendo le settanta opere riunite per l'occasione, e che oscillano tra le seduzioni dell'ordine e quelle del caos, il percorso che accoglie i visitatori fino al 21 gennaio 2013, con il concorso di visite-guidate, incontri, dibattiti, concerti, letture e proiezioni, è un susseguirsi di volti deformati che avevano già colpito il famoso mercante Paul Guillaume, al quale si deve il nucleo dell'esposizione. Un treno che parte in direzione del periodo tra le due guerre e ci consegna uno spaccato temporale e stilistico nel quale la "potenza dell'espressione" e "l'ardore di una palette cromatica senza precedenti", diedero vita ad un risultato spesso ancora incompreso.

Paul Guillaume nella sua rivista "Les Arts à Paris" descrive la maniera nella quale il Dr. Barnes, uno dei suoi più importanti clienti, ha scoperto nel 1923, la pittura di Soutine: "Un giorno ero andato da un pittore per vedere un quadro di Modigliani e notai in un angolo dell'atelier un'opera che mi entusiasmò immediatamente. Era un Soutine e rappresentava un pasticcere, un pasticcere incredibile, affascinante, reale, truculento, dotato di un orecchio immenso e superbo, inatteso e indovinato: un capolavoro. Lo comprai, il Dr. Barnes lo vide da me e gridò – Ma è una pesca riuscita! - Il piacere spontaneo che provò dinanzi la tela avrebbe deciso della brusca fortuna di Soutine. In seguito Barnes comprò l'intera produzione recente dell'artista, creando un'infatuazione che avrebbe contagiato un gran numero di mercanti e alla quale non sfuggì Paul Guillaume, che acquisì a partire da questa data, un insieme importante di tele del pittore.

L'insieme dei 22 pezzi della collezione interna del museo, una delle più importanti raccolte di lavori di Soutine di tutta Europa, è visibile sul sito dell'istituzione al link

Via | musee-orangerie.fr

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