George Grosz in mostra a Roma, impietoso e corrosivo

George Grosz è una delle personalità fondamentali nell’arte del XX secolo. Le impietose descrizioni, ricche di particolari spesso ripugnanti, della borghesia tedesca contrapposta ad un silenzioso e poverissimo popolo di operai e di invalidi di guerra, sono riprodotte su tutti i libri di storia, oltre che su quelli di storia dell’arte.

Ecco perché "George Grosz Berlino-New York", che inizierà il 9 maggio a Villa Medici, si annuncia come una delle più interessanti retrospettive di questa vivace stagione romana.
La garanzia di qualità è assicurata dal curatore, Ralph Jentsch, direttore della fondazione Gorge Grosz di Monaco e naturalmente dall’Accademia di Francia, raramente foriera di delusioni.

L’esposizione comprenderà dipinti, disegni, acquerelli, caricature e illustrazioni, per un totale di circa 200 opere. Dai primi lavori di quindicenne, a quelli dell’adesione al dadaismo, fino al periodo dell’abbandono della Germania con l’avvento del nazismo e del conseguente trasferimento a New York.
La mostra esplorerà anche il lavoro di Grosz per il teatro, con bozzetti, costumi e progetti di scenografie.

A Roma, Accademia di Francia Villa Medici, fino al 15 luglio.

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