Aborigeni sì, aborigeni no? Il dilemma dell'arte contemporanea in Australia

Ryan Presley - Blood Money

Sebbene archiviato dalla storia ufficiale, il percorso dei territori che hanno subito una colonizzazione culturale forzata è tutt'altro che concluso. Anzi, laddove la prevaricazione più brutale e l'imposizione dell'habitus dell'uomo bianco si sono fatti maggiormente sentire, lo scontro su 'cosa è arte' è in pieno svolgimento. Non solo esistono differenze nella concezione delle categorie di arte e di artista fra l'universo tribale e quello postmoderno. A volte il sincretismo e la promiscuità hanno aperto nuove prospettive di elaborazione, soprattutto in un momento in cui la critica è particolarmente latente ed asservita alle logiche di mercato.
Una situazione interessante da questo punto di vista è quella australiana. Dopo aver considerato per molti anni gli aborigeni al pari delle bestie, e quindi incapaci di esprimere una cultura 'alta', negli ultimi decenni le gallerie d'arte nel paese dei canguri hanno aperto volentieri le loro porte ad artisti aborigeni o, meglio ancora, mezzosangue.

Ryan Presley - Luc Grogan

Ryan Presley - Blood Money
Luc Grogan
Luc Grogan
Luc Grogan

Uno di questi è Ryan Presley, che si è fatto conoscere grazie alla galleria Jan Manton Art di Brisbane (con la serie Blood Money in cui compaiono i capi indigeni sulle banconote) e nel 2010 ha vinto un premio di 10.000 dollari dall' Artstart Council con cui ha potuto viaggiare in Australia Centrale per incontrare la sua famiglia allargata, i parenti di suo padre e il patrimonio aborigeno.
Ma Presley, che oggi ha 25 anni, il mese scorso ha lasciato la galleria Jan Manton, dopo che ha saputo che Lucas Grogan era stato invitato a partecipare ad una mostra. Grogan, 29 anni, vive a Melbourne ma proviene da una famiglia arabo-asiatica. Il suo è un lavoro molto eclettico, che va dalla street art ai piccoli oggetti, riutilizzando simboli e codici provenienti da molte culture. Fra queste c'è sicuramente l'arte aborigena, e gli stili decorativi come il tratteggio.
Tutto ciò evidentemente non piace a Presley, il cui atteggiamento è di difesa. Nel 2008 infatti un suo lavoro era stato escluso dalla Sydney Art Fair, dopo che si erano alzate anonime voci di protesta contro la presenza di arte indigena dentro ad una manifestazione di arte contemporanea.

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