Da Delacroix a Renoir, l'Algeria per i pittori francesi di fine XIX° secolo


Théophile Gautier non esitava a considerarlo alla stregua del famoso "Viaggio in Italia", indispensabile elemento della formazione di artisti ed uomini dell'alta società desiderosi di acquisire un'ampia coscienza delle cose del mondo. Si tratta della scoperta estetica dell'Algeria e della sua influenza sulle produzioni dei pittori francesi della fine del XIX° secolo, spina dorsale di una mostra virtuale dell'IMA (l'Institut du Monde Arabe di Parigi), che ripercorre, attraverso più di cento opere, l'importanza del paese nordafricano come nuova destinazione da Grand Tour.

Una terra affascinante, fatta di colori e di profumi completamente diversi da quelli della Francia d'origine e pronti ad imprimersi nell'immaginario esotico di alcuni tra i più famosi protagonisti della pittura della fine del XIX° secolo, stregati dalle donne dell'harem così misteriose e seducenti come Delacroix, arrivato in Algeria per ragioni politiche al seguito della delegazione diplomatica del sovrano, o lo stesso Renoir, le cui testimonianze appassionate dimorano nel ritratto di Madame Clémentine Valenzi Stora, originaria di Algeri e moglie del proprietario della famosa boutique parigina di curiosità orientali "Au Pacha", per non parlare di Gustave Guillaumet, talmente attaccato all'Algeria, da passarvi ben 25 anni.

Nell'immagine, "Donne di Algeri nei loro appartamenti", Eugène Delacroix, 1834, da fr.wikipedia.org

Via | imarabe.org

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