Una vita per l'arte. Intervista a Sabrina Falzone

Sabrina Falzone

Sabrina Falzone si occupa professionalmente di arte e spettacolo, potendo vantare, nonostante la giovane età, un curriculum davvero notevole (una brillante laurea in Scienze storico-artistiche conseguita al'Università La Sapienza di Roma, svariate specializzazioni e una lunga serie di mostre di livello internazionale di cui è stata curatrice). I suoi interessi spaziano dalla musica alla moda e denotano una personalità poliedrica. Ma tutt'altro che superficiale.

Sembra anzi che l'esplorazione dei più vari settori della creatività sia ispirata da una sua esigenza di acquisire una sempre maggiore consapevolezza dei meccanismi e dei processi organizzativi della dimensione artistica.

Le mostre curate dalla Falzone tendono per lo più ad esplorare il "diverso" nell'arte, il diverso per genere o per cultura.
Tutto ciò mi ha molto incuriosito. Così ho pensato di intervistarla per voi.

L'incontro dei sogni

L'incontro dei sogni
L'incontro dei sogni

Lei è molto attiva su diversi fronti, nel mondo dell’arte e dello spettacolo: giornalismo, organizzazione di mostre ed eventi, promozione artistica. Come e quando ha scoperto la sua passione per l’arte?

Intorno all’età di diciotto anni, in particolare durante gli ultimi anni del liceo - grazie ad un’appassionata insegnante di storia dell’arte - mi sono avvicinata alle opere d’arte, inizialmente mediante un approccio emotivo.
In una metropoli caotica come Roma, che sembra non dare spazio alla riflessione metodica, ho trovato nella storia dell’arte un luogo emozionale per sconfinare con il pensiero, maturando un’indagine critica più sfaccettata durante la formazione universitaria.

Qual è oggi il percorso più indicato per chi volesse operare, da critico e curatore, in questo settore?

Sono cosciente che oggi una laurea in discipline storico-artistiche non basti più. Proprio per questo ritengo fondamentale che un critico o un curatore d’arte debba possedere tre qualità: caparbietà, capacità relazionali e soprattutto un considerevole entusiasmo, doti che non dovrebbero comparire soltanto sulla carta! Ad ogni modo, dopo aver acquisito un buon bagaglio teorico, è necessario fare tanta esperienza sul campo, ogni giorno si impara qualcosa di diverso.

Diverse mostre da lei curate rappresentano occasioni d’incontro per esperienze artistiche provenienti da realtà culturali lontane (penso, ad esempio, alla mostra L’ncontro dei sogni, di Cupra Marittima, o ancora prima a quella organizzata a Venezia, dal titolo Ponte di tradizioni tra Cina e Italia). Crede in un’arte interculturale?

L’arte è il vessillo dell’intercultura. Molti dei progetti espositivi che porto avanti si fondano sul confronto artistico tra maestranze eterogenee con provenienze geografiche molto variegate. Proprio in questi anni mi sto dedicando agli scambi culturali tra l’Oriente e l’Europa, privilegiando un approfondimento iconografico che spesso diventa il trait d’union tra il mondo asiatico e quello occidentale. L’arte contemporanea diventa il luogo dell’incontro e del dialogo, una delle poche possibilità di confronto a cui neanche gli artisti cinesi si sottraggono e che anzi, come ho avuto modo di constatatare, cercano sinceramente. Il patrocinio dell’ufficio culturale dell’Ambasciata della Repubblica Popolare Cinese conferma questa volontà di avvicinamento alla realtà italiana.
Il prossimo confronto espositivo a mia cura, intitolato “Visioni d’Oriente e d’Occidente”, si terrà in ottobre al Palazzo Ex Borsa in occasione della IV Biennale Internazionale d’Arte di Ferrara.

Quali correnti dell’arte contemporanea predilige? E perché?

Non è semplice rispondere a questa domanda, perché nella maggior parte dei gruppi o movimenti artistici vi è qualcosa al tempo stesso di affascinante e respingente. Questo concetto si ritrova, ad esempio, negli astrattisti che tanto ammiro per l’audacia stilistica, dove la forma costituisce l’esito visivo dell’incontro tra lo spirito umano e ciò che lo circonda, quella che Worringer chiama “empatia” e che rappresenta la parte “affascinante”, mentre l’astrazione segnica non è altro che il rifiuto della realtà, quindi l’elemento “respingente”.

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