L'identità del Gruppo Labronico

Gruppo Labronico

Il Gruppo Labronico sembra vivere ormai da tempo in quella tipica (e sotto certi aspetti paradossale) condizione in cui finiscono con il trovarsi tutte quelle istituzioni che, nate per garantire gli sviluppi di un movimento rivoluzionario, si riscoprono depositarie di una tradizione non facilmente adattabile alla realtà contemporanea.

Fondato il 15 luglio del 1920 dalla scissione della Federazione Artistica Livornese, avvenuta successivamente alla votazione contraria alle proposte onoranze alla salma del pittore Mario Puccini, il Gruppo si pose quale originario intento quello di conservare e tramandare l'eredità del Fattori (del quale quest'anno - lo ricordo - ricorre il centenario della morte e al quale è attualmente dedicata una bella mostra a Parma) e dei Macchiaioli. Questi ultimi, com'è noto, opposero polemicamente una concezione verista - sintetizzata nella filosofia della "macchia" - al neoclassicismo e al purismo accademico.

Nel secondo dopoguerra il Gruppo Labronico, oltre a portare avanti la lezione dei Macchiaoli e a raccogliere i più autorevoli esponenti post-macchiaoli, aprì le porte ad artisti di diversa estrazione, come, ad esempio, importanti astrattisti. Il Gruppo è ancora attivo (nel 2002 vi è entrato, tra i soci cultori, anche Dario Ballantini).

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Interrogarsi sul ruolo e sul futuro del Gruppo Labronico significa porsi oggi almeno due quesiti: quale parte della tradizione artistica labronica va conservata e valorizzata? E, più ampiamente, cos'hanno ancora da dire gli eredi-cultori della pittura macchiaiola e impressionista?

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