Il magma aniconico di Giancarlo Flati

Una pittura aniconica che Claudio Strinati definisce felicemente come un "abisso magmatico che attrae la vista come un turbine inquieto": è questa la cifra espressiva peculiare della ricerca artistica di Giancarlo Flati. Il pittore, nato a L'Aquila nel 1953 e operante a Roma dal 1986, è protagonista di una mostra personale ospitata fino al 28 settembre presso il Refettorio Quattrocentesco di Palazzo Venezia a Roma, a cura di Luigina Bortolatto e Claudio Strinati.

"Giancarlo Flati, Intersezioni del Tempo" (questo è il titolo dell'esposizione) raccoglie l'ultima produzione dell'artista, un vorticare di colori e forme che sembrano alludere alle profondità siderali o dare forma alla materia stessa delle emozioni, come sottolinea Strinati nel testo critico nel catalogo edito da Matteo Editore:

L' arte di Flati è come un viaggio nello spazio dove lo scrutatore osserva, preoccupato e esaltato, entusiasta e timoroso, l'Universo che gli schiude davanti. Egli non lo capisce né può capirlo fino in fondo ma comprende come sia di fatto il contenitore di tutto il sapere, potendosi muovere dal macro al microcosmo con analoga procedura, non esistendo in realtà una differenza vera e propria ma, appunto, un sistema di corrispondenze continuo e affascinante. Osservando le opere di Flati sembra di procedere a manovre di avvicinamento o allontanamento in direzione di corpi celesti che appaiono e scompaiono, forme caleidoscopiche che si compongono e scompongono incessantemente, suggestionandoci a vedere o sentire acque e fiamme, cieli e distese incommensurabili di spazio, luci e ombre oltre la superficie immediata delle cose.

"Intersezioni del tempo" di Giancarlo Flati




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