Restaurati gli affreschi di Filippo Lippi a Prato

Filippo Lippi - Il banchetto di Erode - Duomo di Prato

Con la conclusione del restauro degli affreschi di Filippo Lippi termina una lunga serie di interventi che da 20 anni a questa parte hanno interessato il Duomo di Prato. Le storie di Santo Stefano e San Giovanni Battista, dipinte dall'artista fiorentino, erano piuttosto compromesse, e il restauro appena concluso ha restituito brillantezza alla superficie dipinta, ed ha permesso di scoprire numerose rifiniture eseguite dall'artista a secco, ovvero dopo l'asciugatura dell'intonaco (l'affresco richiedeva infatti rapidità di esecuzione e non era possibile correggere eventuali errori. In quei casi bisognava scalpellare la parte e stendere nuovamente l'intonaco). Proprio la presenza di varie zone dipinte a secco, meno resistenti alle insidie del tempo, ha accelerato il deterioramento dell'opera.

Al di là di questo il ciclo di Prato è una delle opere più importanti di Filippo Lippi ed il restauro durato 6 anni, è stato molto complesso al pari di quello di altri grandi capolavori del nostro patrimonio culturale come ad esempio gli affreschi della cappella degli Scrovegni eseguiti da Giotto.

Un aspetto curioso riguarda invece una delle protagoniste di questi dipinti: Salomè. L'artista prese a modello per raffigurare la sensuale principessa, Lucrezia Buti, una monaca della quale si innamorò. Filippo Lippi, che peraltro era frate carmelitano, convinse la donna a fuggire dal suo convento, i due vissero insieme ed ebbero anche due figli: Filippino, che in seguito divenne un affermato pittore anch'egli, ed Alessandra.

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