Arte e potere. Cosa ne pensate?

graffito

Lo scorso sabato pomeriggio, costretto a letto per una fastidiosa influenza, mi è capitato di vedere su Rai 2 una trasmissione di approfondimento sul tema dei graffiti e della street art (credo fosse Scalo 72). Ovviamente il tema principe del dibattito era l’iniziativa del Governo in carica di introdurre una disciplina sanzionatoria nei confronti di chiunque “sporchi” i muri dei palazzi cittadini con bombolette spray.

Tra i più accesi sostenitori della causa dei writers un’inedita Maria Teresa Ruta, che difendeva le gesta del figlio, appassionato cultore dell’arte del graffito. Un moderato Pierluigi Diaco, invece, invitava a distinguere tra monumenti appartenenti al patrimonio culturale del nostro Paese, che dovrebbero reputarsi intoccabili anche da parte di apprezzabili artisti di strada, e le tristi pareti della più recente edilizia urbanistica, che potrebbero soltanto guadagnare in bellezza dall’intervento dei graffitisti. Qualcosa del genere aveva sostenuto circa una settimana fa anche Vittorio Sgarbi.

Ad un tratto mi è sembrato che emergesse, nella discussione, una questione molto interessante. Commentando un’iniziativa (poi non attuata) di Veltroni, quando era sindaco di Roma, di adibire determinati spazi murali all’esercizio dei graffitisti, Diaco ha osservato che la regolarizzazione della street art farebbe perdere fascino e poesia alla stessa. Quest’arte – e forse ogni forma di arte – si porrebbe sempre, in qualche modo, contro il potere e quindi contro la legalità. Eliminare questo carattere significherebbe, pertanto, snaturare e forse uccidere la street art. Il tema mi sembra degno di approfondimento. Così ho pensato di lanciare un sondaggio.

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