Dal Phagoff, intervista a Jacopo Benassi

Benassi

Il Phagoff, uno fenomeno artistico, culturale, nomadico dedicato alla libera espressione di identità e generi, anima le notti romane ogni due sabati da ormai circa quattro anni. Per il suo party del 18 novembre ispirato al tema "FACES" (le facce come spazio del racconto) ha ospitato il fotografo, artista e performer Jacopo Benassi. Lo ho intervistato per voi.

Jacopo Benassi nasce a La Spezia ne 1970, ma si trasferisce subito a Milano, dove vive e lavora. I suoi scatti, immagini che trasudano vita, tendono sempre a catturare, bloccandola, la naturalezza del volto o dell'oggetto che incornicia. Di recente, a sottolineare la sua poetica, esce infatti il suo primo libro "The ecology of Image", progetto editoriale curato dall’agenzia di comunicazione 1861united: si tratta di 445 immagini ecologiche perché non ritoccate, non postprodotte, non patinate, non manipolate, non artificiali. Una scelta significativa e controcorrente, la sua, in tempi dove il "ritocco", quello del chirurgia plastica e quello del photoshop, ha penetrato profondamente i tessuti della carne e dell'arte. Per la serata, in programma la mostra performativa "Elektroflash; USB.2".

Per saperne di più sulla mostra, su questo interessante autore e sul suo singolare rapporto con le pantofole, continuate a leggere l'articolo e l'intervista. Ho inoltre inserito alcune galleria di foto sul back stage del Phagoff scattate durante l'allestimento: di questo fenomeno interessante e vivissimo, e dei suoi ispiratori, in testa Francesco Warbear Palmieri e Jemma Temp/Nikky, avremo modo di occuparci più da vicino nel futuro, proprio a partire dal loro dichiarato suicidio (come gruppo si intende) che avverrà più o meno fra un mese...

[Nella foto: Jacopo Benassi intervistato all'ingresso del Radio Cafè]

Jacopo Benassi intervistato al Phagoff - ingresso del Radio Cafè
Jacopo Benassi intervistato al Phagoff - ingresso del Radio Cafè
Jacopo Benassi intervistato al Phagoff - ingresso del Radio Cafè
Jacopo Benassi intervistato al Phagoff - ingresso del Radio Cafè

Quando arrivo al Phagoff sono circa le 5:30pm, uno dei momenti più belli per vivere un evento: la sua preparazione.
E' qui che incontro Jacopo, anche lui intento insieme agli altri ad attaccare foto, scegliendo la disposizione sulla parete del Radio Cafè, il locale ospitante. Il suo lavoro e la descrizione della performance mi avevano subito incuriosito, così gli chiedo se ha qualche minuto da dedicarmi per essere intervistato: il tempo, gradevolissimo, di montare l'esposizione e ci dirigiamo verso l'ingresso dove è più agevole parlare.

Jacopo si dimostra una persona disponibile e durante l'intervista mi colpisce per l'apertura, la semplicità e la sensibilità con cui mi descrive se stesso, il suo lavoro, il suo amore per gli uomini e le pantofole.

Chi è e cosa fa Jacopo Benassi?
"Sono un fotografo. Di moda... non proprio: la mia specialità sono i ritratti, e quello che faccio in realtà è difficilmente digeribile da quel mondo. Lavoro in ogni caso per diverse agenzie di comunicazione e magazine, tra cui Rolling Stone, e a marzo ho pubblicato il mio primo libro, "The ecology of Image". La cosa che proprio non riesco a capire è come un'agenzia di comunicazione pubblicitaria abbia accettato di pubblicare un libro che di advertising, di pubblicitario intendo, non ha assolutamente nulla e con costi di produzione elevatissimi: le foto sono ritratti raccolti nell'arco di 10 anni, alcuni dei quali sono esposti oggi."

Come sei arrivato a Roma e soprattutto, ci puoi parlare della tua performance di stasera?
"Sono arrivato qua perché Francesco Warbear Palmieri - a proposito, ho scoperto che si chiama anche "il Cichitone", non lo sapevo... - conosce il mio lavoro e ha pensato di chiamarmi per questa questa serata dedicata alle facce e al loro racconto. Cosa porto. Beh, oltre allo spazio espositivo che abbiamo appena allestito giù, farò una performance, "Elektroflash; USB.2". L'idea è quella di una mostra fotografica che all'inizio non esiste e che mano mano prende forma durante l'evento: fotografo i partecipanti, poi sviluppo e stampo le foto sul posto, in real time. Alla fine dell'evento ecco che la mostra viene fuori. Di solito per la performance utilizzo macchinari un po' complessi, come grosse stampanti laser e fotocopiatrici, ma per il Phagoff faccio una cosa più piccolina e adattata alla location: una versione con le polaroid. 30 belle foto dovrei riuscire a tirarle fuori!"

Ultima domanda e ti lascio: le pantofole che comparivano a più riprese insieme ai tuoi ritratti sul muro del Radio Cafè. Perché?

"Ah! Le pantofole in realtà sono per me sono un feticcio sin da quando ero bambino: le lego alla sessualità e alla figura maschile - sono omosessuale -, mi piace fotografarle e ne possiedo un'intera collezione che custodisco in una grande scatola. Non le annuso, non le lecco: niente di tutto questo, ma per me hanno un fascino particolare e ne compro tante, per esempio quando vado in giro nei mercatini. Come quelle di Gucci che hai visto: quel paio l'ho comprato solo a 1 euro. E poi sai, il mondo delle pantofole è un mondo da scoprire... variegato, direi: pensa che le vendono anche usate su eBay! E infatti il prossimo libro a cui sto lavorando insieme al mio amico e artistaFederico Pepe, è proprio sulle pantofole: chissà se riesco a pubblicarlo. Vedremo, mi piacerebbe molto."

E speriamo di vederlo pubblicato presto, non solo per la bravura e la sensibilità artistica di questo artista/performer/fotografo, ma anche per la spontaneità e il calore che è stato capace di mi trasmettermi durante l'intervista, nel suo inconfondibile accento milanese.

Di seguito due gallerie di foto scattate sul posto: nella prima Jacopo con le sue foto, nell'angolo espositivo appena allestito; nella seconda la preparazione dello spazio espositivo (fra gli altri, oltre a Jacopo, Nikky/Jemma Temp, Warbear, Kevin Pistone, tutti del Phagoff)

Iacopo benassi e le sue foto
Iacopo benassi e le sue foto
Iacopo benassi e le sue foto
Iacopo benassi e le sue foto
Iacopo benassi e le sue foto

Preparando l\'esposizione insieme a Jemma Temp, Warber, Kevin Pistone e gli altri del Phagoff
Preparando l'esposizione insieme a Jemma Temp, Warber, Kevin Pistone e gli altri del Phagoff
Preparando l'esposizione insieme a Jemma Temp, Warber, Kevin Pistone e gli altri del Phagoff
Preparando l'esposizione insieme a Jemma Temp, Warber, Kevin Pistone e gli altri del Phagoff
Preparando l'esposizione insieme a Jemma Temp, Warber, Kevin Pistone e gli altri del Phagoff
Preparando l'esposizione insieme a Jemma Temp, Warber, Kevin Pistone e gli altri del Phagoff
Preparando l'esposizione insieme a Jemma Temp, Warber, Kevin Pistone e gli altri del Phagoff
Preparando l'esposizione insieme a Jemma Temp, Warber, Kevin Pistone e gli altri del Phagoff
Preparando l'esposizione insieme a Jemma Temp, Warber, Kevin Pistone e gli altri del Phagoff

Come ho anticipato, a venire approfondimenti e interviste per capire più a fondo il fenomeno Phagoff con i chi in questi quattro anni lo ha reso un brand e un network di successo, un'esperienza artistica e culturale viva e di rilievo e, soprattutto, uno spazio reale di libertà di espressione, non solo per il popolo glbt: come recita alla fine il testo introduttivo della serata, "Non credere al botox, vogliamo le tue rughe".

[Qui e qui due gallerie di foto "Phagoff facial experience" direttamente dal party del 18 ottobre]

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