Le sviste di Degas e Monet che anticiparaono le avanguardie

Edgar Degas - Donna che si asciuga i capelli - 1905 Come ci appare  e come appariva  a Degas

Uno studio del dottor Michael Marmor, professore di oftalmologia presso la Stanford University, cerca di spiegare l’influenza che ebbero le malattie della vista di Degas e Monet sulle loro ultime opere.

Marmor ha usato dei software di grafica per mostrare quanto i due maestri in vecchiaia vedessero sfocato e con colori alterati. Lo studio è utile per le visualizzazioni, ma in realtà non giunge a nulla di nuovo.
Era già noto che i problemi agli occhi, avessero paradossalmente spinto Degas e Monet ad anticipare alcune sperimentazioni formali proprie delle avanguardie.

Degas, che da tempo utilizzava i pastelli per cogliere con maggiore prontezza i movimenti delle sue ballerine, con la malattia abbandonò progressivamente la sua precisione a favore di un tratto fatto di schegge di colori sempre più vividi. Un tratto che potrebbe essere definito espressionista. Poi rinunciò del tutto al disegno e passò alla scultura. Arte tattile, prima che visiva.

Monet nelle ultime tele dipinte nel suo giardino a Giverny arrivò invece molto vicino all’astrattismo: la pennellata aggrovigliata e serpeggiante, più che descrivere, lascia che sia l’intuito ad individuare tra il verde (che verde non è) il famoso ponte giapponese.
Quasi del tutto cieco, fu visitato nel 1922. Risultò che l’occhio sinistro, il migliore dei due, aveva una capacità ridotta ad appena un decimo del normale.

Quanto gli ultimi esiti dei due grandi caposcuola dell’impressionismo siano frutto di una vista debilitata piuttosto che dell’estro creativo, continua a rimanere un mistero. Ma va benissimo così.

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