Reportage da Milano in Digitale III - Parte 2: intervista con Morena Ghilardi e Cristina Trivellin


Ecco la seconda parte del reportage sulla terza edizione di Milano in Digitale. Ho intatti intervistato per voi Morena Ghilardi e Cristina Trivellin, le due curatrici che hanno promosso e ideato la manifestazione, facendola pian piano crescere.

Morena e Cristina, con la stessa disponibilità con cui hanno curato e organizzato l'evento, rispondono alle mie domande, parlandoci di come si è evoluto il concorso a partire dalla prima edizione, fino a quella attuale. Dal punto di vista di chi, come operatore, vive dall'interno le dinamiche dell'arte contemporanea, cercando di incidervi e dando un contributo attivo. Dal punto di vista di chi ha deciso di dare voce e spazio - anche espositivo - ad artisti giovani e giovanissimi (lo ricordiamo, Milano in digitale si rivolge ad un target compreso fra i 18 e i 35 anni), in un'ottica di formazione e promozione artistica e culturale volutamente non commerciali: niente quote di partecipazione, cataloghi gratuiti, ingresso libero per il pubblico. L'ultima domanda tocca un tasto dolente (per tutti): le ripercussioni che la crisi economica potrebbe avere nel prossimo futuro sulla manifestazione.

Infine un piccolo saluto a Martina Coletti, la terza componente di questo team tutto al femminile, che non ha potuto partecipare all'intervista.

[Foto in alto tratta dalla conferenza stampa]

Cristina Trivellin e Morena Ghilardi
Cristina Trivellin e Morena Ghilardi
Cristina Trivellin e Morena Ghilardi

Milano, Fabbrica del Vapore 13/11/08 - ore 17:30

Milano in Digitale III - ne parliamo con Morena Ghilardi e Cristina Trivellin. Morena, come nasce l'iniziativa?

Milano in digitale nasce nel 2006 in seno alla Fondazione D'Ars Oscar Signorini ONLUS: io e Cristiana lo abbiamo ideato e curato sin dall'inizio. La nostra idea era quella di creare uno spazio per i giovani artisti, appunto tra i 18 e i 35 anni, che lavorano con le nuove tecnologie, lanciando un concorso dedicato alle arti digitali e alla new media art. Questo in generale: naturalmente esistono ulteriori specifiche che rientrano in questa grande categoria che va sotto il nome di new media art... Questa fascia di età è spesso ancora legata ad istituti di formazione. Prevalentemente chi partecipa a MiD sono studenti di istituti e accademie ad esempio, qua a Milano, parlo di Brera, della Naba, del Politecnico: quindi, giovani creativi che lavorano sulle e con le nuove tecnologie. Abbiamo però partecipazioni da tutta Italia e quest'anno anche da artisti stranieri, che non sono stati selezionati dalla giuria per la qualità dei progetti presentati, ma abbiamo visto che la partecipazione è a 360°.

Cristina, parliamo invece di evoluzioni: come è cambiato il festival i questi tre anni e come invece le opere presentate?

C'è stato un grande cambiamento, devo dire anche un po' diretto da noi. Non che ci vogliamo prendere il merito di questa cosa, ci mancherebbe! Il fatto è che all'inizio abbiamo avuto l'idea del concorso e l'abbiamo lanciata. Ma il concorso, se non lo nutri, se non stimoli la crescita formativa e intellettuale dei giovani, corre il rischio di rimanere un po' sterile: si vince il premio, certo, ma poi alla fine non si va avanti. Per questo sin dall'inizio ci siamo avvalsi di una giuria di alto livello - tra i massimi teorici, critici e artisti della new media art e della riflessione sull'arte contemporanea - e con la complicità di questo gruppo man mano abbiamo aperto nuove prospettive. Ad esempio il primo anno era solo un concorso. Il secondo anno siamo partiti con una tavola rotonda, cercando di capire "cosa" si voleva, cosa si chiedeva a questi ragazzi (ricordo al frase di Caronia "mettete il sassolino nell'ingranaggio"...). Quest'anno, con l'aiuto della Camera di Commercio, abbiamo ottenuto il Palazzo Giure Consulti, dove per un giorno intero si sono svolte sessioni di workshop, scambi con realtà diverse per confrontarsi come il ToShare e altri, con interventi di artisti fuori cattedra (Mignonneau e la Cillari ad esempio) per mostrare ai giovani come lavorano i professionisti in Italia e all'estero. Tutto questo si è concluso con una tavola rotonda con la nostra giuria che ne ha tratto le somme. Il principio è che ogni anno aggiungiamo qualcosa in base alle esperienze precedenti, muovendosi su una linea evolutiva. E culturale: innanzitutto partecipare a MiD non significava presentare delle fotografie digitali o una grafica raffinata. Pensavamo che la new media art fosse qualcosa che ha a che fare con l'interazione e sull'uso innovativo, intelligente, poetico delle nuove tecnologie. Cioè non solo delle belle cose, senza dietro un processo creativo (l'arte è sempre d'altronde stato questo: la capacità degli artisti di far emergere qualcosa che la massa non vede...). E su questo abbiamo lavorato molto.

Bene, 13 le opere selezionate, ma solo 3 i reali vincitori di questa edizione. Nel corso della conferenza stampa abbiamo sentito che la giuria di quest'anno è stata molto vivace, tanto che Paolo Rosa ha proposto di aprire al pubblico il back stage magari con dei video. A cosa tanta vivacità?

Morena
Ecco, la cosa più interessante è che ci sia ancora dibattito! Dobbiamo sottolineare che questa frangia dell'arte giovane non ha ancora molto spazio di espressione e non fa parte dell'"establishment" dell'arte: è tutto lavoro in progress, a livello pratico, ma anche a livello teorico. C'è ancora un dibattito culturale, un dibattito intellettuale su cosa sia new media art e su cosa non lo sia, su cosa sia un'operazione di net art e su cosa invece no. Diciamo che il dibattito si è concentrato in particolare su un paio di opere, ma in realtà lo scontro cultura è stato sullo zoccolo duro di cosa sia realmente pertinente in questo ambito e su cosa non lo è.

Cristina
Interessante vedere anche lo scambio dei nostri giurati, vedere come si sono "battuti" per far prevalere un'idea: non c'erano in ballo interessi di potere, come probabilmente accade in realtà grosse come possono essere la Biennale, né feudi da spartire. Solo l'interesse di discutere le idee. Questo fatto significa che siamo ancora in un ambito dove c'è voglia di dibattere e si crede in quello che si fa.

Morena
Non a caso le prime tre opere classificate sono state quelle giudicate, se vogliamo, più innovative. Sono state premiate per questa loro idea di multimedialità, di interazione. Da un'opera di Net art a un progetto come To-gather together n.11. O OneAvatar - non è fra i primi tre - ma lega il grande dibattito su SeconLife che interessa anche la massa, non solo un pubblico di élite. Opere in grado di toccare argomenti che parlano della realtà contemporanea con un linguaggio contemporaneo. Ad esempio se tu confronterai i cataloghi, dalla prima alla terza edizione sono andate scomparendo le foto... Un po' per politica culturale, un po' perché ne presentano sempre meno: probabilmente anche loro hanno capito cosa era realmente premiante.

Cristina
I primi anni non "osavano" presentare progetti più azzardati probabilmente per paura di non trovare un terreno ricettivo. Poi hanno capito che i progetti azzardati vincevano e quindi hanno iniziato ad osare, anche chi si era forse contenuto all'inizio pensando di trovare un'opposizione. C'è da dire che la nostra iniziativa ha un finanziamento pubblico e quindi il fatto che MiD sia un luogo dove si può anche esprimere satira politica, come è successo, è importante: significa che ci siamo ritagliati un margine di libertà che speriamo di mantenere.

Ultima domanda. Stiamo attraversando un periodo di profonda crisi economica, di grandi tagli. Come immaginate il futuro della manifestazione?

Morena
Molto duro se non avremo il sostegno delle istituzioni. Come dicevamo in conferenza stampa, questo tipo di arte non ha ancora nessun riscontro a livello di mercato, penso a gallerie, spazzi pubblici come i musei, o al collezionismo privato. Quindi è fondamentale il sostegno da parte delle istituzioni pubbliche, anche per il loro ruolo di promozione culturale in un ambito contemporaneo completamente nuovo che parla della nostra realtà e che deve ancora affermarsi. Senza questa lungimiranza sarà difficile portare avanti una manifestazione come questa, anche perché se cresce, crescono anche i costi di realizzazione. Anche perché la manifestazione è completamente ad accesso pubblico: non ci sono biglietti, gli artisti non pagano quote di partecipazione, non vendiamo cataloghi...

Cristina
Infatti... quello che facciamo lo facciamo con i nostri sponsor. Io però voglio essere positiva e se devo immaginare il futuro, immagino che continueremo a lavorare in questa direzione. In qualche modo!

Morena
Magari ci saranno dei mecenati illuminati che potranno sopperire alle carenze del pubblico...

Cristina
Come per esempio aziende di tecnologia per l'appunto illuminate, come la Epson, nostro sponsor, che permetteranno agli artisti di continuare a produrre le proprie opere!

E ci lasciamo così con Morena e Cristina, mentre sono quasi le 18 e il pubblico inizia ad affluire.

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