MAXXIduepercento: reportage dal cantiere

MAXXI

MAXXIduepercento è il concorso pubblico rivolto agli artisti per realizzare due opere destinate al MAXXI Museo nazionale delle arti del XXI secolo. Il curioso nome del concorso fa riferimento alla legge 717 del 1949, nota come “la legge del 2%” secondo la quale le Amministrazioni dello Stato e tutti gli Enti pubblici che provvedono alla costruzione o ricostruzione (se distrutti per cause di guerra) di edifici pubblici, devono destinare al suo abbellimento una quota non inferiore al 2% della spesa totale prevista nel progetto (art.1, comma 1). 1.130.000,00 Euro: questa la somma stanziata per le opere, una desinata all'esterno e una all'atrio, che andranno ad inserirsi nel meraviglioso organismo architettonico di Zaha Hadid.

Ai concorrenti, per ovvi motivi, è stata concessa l'opportunità di una visita guidata insieme agli architetti responsabili del cantiere prima di sottoporre le proprie opere: è così che sabato ho avuto occasione di partecipare a una di queste visite. Più di 40 le persone provenienti un po' da tutta Italia, pronti a scattare foto e muniti di metro-laser per prendere le misure con gesti abili e veloci. La visita si è svolta nei locali dell'atrio e negli spazi esterni, il resto del cantiere non era accessibile, causa lavori: ne sono rimasta comunque impressionata e ho potuto capire meglio questo complesso organismo grazie alle competenti descrizioni di Francesca Lapecora, architetto che ci ha accompagnato durante la visita.

L'edificio è la riproduzione dei campi di forza che Zaha Hadid ha "sentito" la prima volta che ha messo piede nell'area: non ci sono stanze e muri perpendicolari, sbiechi o contorti, solo linee nude e visibili che attraversano lo spazio. L'edificio si innesta in modo splendido ai corpi precedenti, l'ex caserma ad esempio. Il suo esterno è completamente liscio, di un grigio molto chiaro, come il suo interno realizzato con una pasta di cemento estremamente pregiata. Non ci sono finestre: l'edificio è un "intestino", metafora che ricorre mentre lo percorriamo. La luce all'interno arriva attraverso il soffitto a vetri, ma non solo. Privo di lampadari e faretti, il sistema di illuminazione è integrato nello stesso edificio: pannelli bianchi luminosi accompagnano le scale e sono sensibili alle alle variazioni ambientali esterne per mantenere costante l'effetto-luce, requisito fondamentale nella fruizione di uno spazio museale.

Il MAXXI di Zaha Hadid
Il MAXXI di Zaha Hadid
Il MAXXI di Zaha Hadid

L'atrio è pensato per essere un luogo di transito: un spazio aperto che offre allo sguardo del visitatore il sistema di scale, anch'esse nude e visibili. Lasciate in lamina, con un effetto minimale, le scale saranno ricoperte da un rivestimento nero opaco, in totale contrasto con il grigio chiarissimo - quasi bianco - delle pareti: sono infatti questi gli unici due colori della costruzione. la sensazione che ne ricevo è quella di essere davanti al sistema vascolare dell'organismo: scale come vene, dove la gente potrà fluire. E questo mi spiega benissimo l'assenza di finestre. Questo viaggio è tutto interno, l'edificio guarda dentro se stesso...

Eppure, tutti avrete notato la presenza di una grande e spaziosa parete vetrata che dà proprio sulla piazza: è un taglio, l'edificio è stato reciso di netto. Il progetto originale prevedeva altri tre plessi architettonici che avrebbero riempito la piazza e collegato l'edificio antistante la chiesa: il budget si è in realtà esaurito. I tubolari in metallo visibili sulla facciata servono infatti da puntello per sorreggere il peso del corpo centrale, che altrimenti non avrebbe retto. Quello che si vede è quindi la "sezione circolare" di un organo interno, un'amputazione fasciata di vetro.

Per quanto riguarda il concorso, l'opera esterna dovrà confrontarsi con questo vuoto e riempirlo: un lavoro molto difficile. L'opera interna, inserita nell'atrio, presenta difficoltà di tipo diverso: in primo luogo la sospensione a minimo tre metri da terra, il peso non superiore ai 1000 kg, l'inserimento non evidente nel sistema di scale. Anche questa una bella sfida.
Personalmente, dopo la visita, posso solo augurarmi che le opere vincitrici colgano una caratteristica essenziale del MAXXI di Zaha Hadid: il suo essere pensato come un organismo vivente.

[Foto scattate durante la visita guidata sabato 13 dicembre 2008]

Il MAXXI di Zaha Hadid

Il MAXXI di Zaha Hadid
Il MAXXI di Zaha Hadid
Il MAXXI di Zaha Hadid
Il MAXXI di Zaha Hadid
Il MAXXI di Zaha Hadid
Il MAXXI di Zaha Hadid
Il MAXXI di Zaha Hadid
Il MAXXI di Zaha Hadid
Il MAXXI di Zaha Hadid
Il MAXXI di Zaha Hadid
Il MAXXI di Zaha Hadid
Il MAXXI di Zaha Hadid
Il MAXXI di Zaha Hadid
Il MAXXI di Zaha Hadid
Il MAXXI di Zaha Hadid
Il MAXXI di Zaha Hadid
Il MAXXI di Zaha Hadid
Il MAXXI di Zaha Hadid
Il MAXXI di Zaha Hadid
Il MAXXI di Zaha Hadid
Il MAXXI di Zaha Hadid
Il MAXXI di Zaha Hadid
Il MAXXI di Zaha Hadid
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Il MAXXI di Zaha Hadid
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