La religione e i suoi "scenari possibili" con l'arte digitale di Max Papeschi

Max Papeschi e le foto digitali per rappresentare la religione

L'arte può seguire diverse vie anche quella del Politically-Scorrect soprattutto se serve a mostrarci un altro volto della contemporaneità. Politica, società, attualità, sdrammatizzate da un tocco di umorismo pop, costituiscono la base di partenza per le foto digitali di Max Papeschi che svelano i retroscena senza filtri di icone occidentali. E'il paradosso non esclude un'angosciante atmosfera pulp alla Tarantino.
Max Papeschi che nasce come autore e regista teatrale, è diventato ormai famoso come artista digitale, manipolando fotografie per il puro scopo di "comunicare". Poco importa se ciò che comunica attira critiche in tutto il mondo: ha suscitato imbarazzo il suo Topolino pin-up disteso davanti la svastica nazista. Max Papeschi lo fa per dissacrare, ma ancor di più per esorcizzare ciò che gli fa più paura.
La religione non viene risparmiata e da spirituale diventa un contenitore di interpretazioni anche "profane": la locandina della mostra The silence of the Lambs alla Gestalt Gallery (Il Silenzio degli Innocenti), dove è rappresentata l'immagine di un energico bambino di colore in tunica papale, la dice lunga sulla reinterpretazione della religione e demistificazione del clero, in seguito alle vicende degli ultimi tempi. Trasforma in un Papa "poco convincente" anche Bart Simpson, un robot vintage in stile Spaceman dalle braccia meccaniche che si allungano sul suo regno e un suadente gatto dalle sette e più vite.

Max Papeschi e le foto digitali per rappresentare la religione
Max Papeschi e le foto digitali per rappresentare la religione
Max Papeschi e le foto digitali per rappresentare la religione
Max Papeschi e le foto digitali per rappresentare la religione
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Max Papeschi e le foto digitali per rappresentare la religione

Foto|Max Papeschi

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