The House of Love and Dissent

Come vi avevo già annunciato, ecco l'intervista con The House of Love and Dissent. Ne abbiamo parlato con Marco, l'ideatore del progetto, che ci racconta la singolare storia di questa galleria che non è solo uno spazio espositivo, ma ha dietro anni di impegno sociale e politico, che sono confluiti in via Leonina 85 a Roma, in pieno centro storico.

Marco si definisce una persona timida e non vuole apparire, né farsi fotografare. Così ho pensato di rappresentarlo attraverso una delle T-shirt firmate Love&Dissent, forse la sua preferita: il cerbiatto, che fa parte delle collezione "Animals against the climae change", che lui stesso ha ideato. Sono diverse le linee di abbigliamento e accessori che la galleria realizza o che ospita ed è proprio questa la prima fonte d finanziamento delle attività che si portano avanti, il tutto con una profonda attenzione ai tessuti - cotone 100%, rigorosamente biologico - e alle politiche aziendali dei produttori, scelti perché non sfruttano i loro operai. Se mi posso permettere, oggetti molto belli, di ottima qualità e a prezzi davvero contenuti, perfetti per fare o farsi un regalo originale e fuori dagli schemi.

Vi lascio alla storia che Marco racconta a partire dalla scelta del nome, dal luogo, dalle mostre e dagli avvenimenti che si sono susseguiti in questi primi anni di attività, fino ai prossimi appuntamenti in programma per il 2009.

The house of Love And Dissent
The house of Love And Dissent
The house of Love And Dissent
The house of Love And Dissent


-The House of Love and Dissent. Un nome evocativo e singolare per una galleria: come e perché lo hai scelto?

The House of Love and Dissent significa "la casa dell'amore e del dissenso", perché è uno spazio dedicato alla comunicazione sociale. Non per forza ad una comunicazione di protesta - tanti gli elementi e gli spunti che la società offre per farlo, chiaramente -, ma anche la casa dell'amore perché vuole anche sottolineare attraverso tutte le forme di comunicazione e di arte quanto di positivo l'uomo sa produrre. Abbiamo realizzato mostre, documentari, presentazioni di libri di missioni in india, in Africa, in Cambogia, di importanti iniziative umanitarie.

- Quando nasce il progetto e come si sviluppa

Il progetto nasce parecchi anni fa, ma per mancanza di fondi non esisteva una sede stabile: di volta in volta trovavamo uno spazio dove fare le serate. il ricavato andava a finanziare di volta in volta un progetto diverso e soprattutto a seconda dell'emergenza del momento. Abbiamo così finanziato Medici senza Frontiere, Emergency, La Casa di Peter Pan attraverso degli eventi, delle mostre, dei concerti e via dicendo. Due anni fa o forse orma qualcosa in più, ho trovato questo spazio che ha una storia bellissima. Era un negozio che vendeva armi di un ex carabiniere e quindi per la prima volta nella storia, lo possiamo dire, la pace ha vinto sulla guerra! Dalla sua apertura, dopo la ristrutturazione, abbiamo organizzato tantissime esibizioni.
Il posto doveva avere un aspetto "attraente": non volevo attirare solo un popolo vasto o ristretto di "attivisti" - il che avrebbe significato limitarsi a dialogare con un segmento di persone già "allertato" e attento. Gli ho voluto dare un aspetto capace di attrarre persone di ambienti ed estrazioni culturali differenti per provare a piantare un seme di libertà anche all'interno dei loro cuori. Di fatti la prima mostra è stato un esperimento riuscitissimo. Siamo partiti con "Least Wanted" una collezione di foto segnaletiche della polizia americana e noi abbiamo fatto una selezione di persone arrestate per crimini decaduti. Il pubblico si trovava di fronte le immagini di tantissimi innocenti, che la storia ha giudicato colpevoli in un determinato periodo. C'erano tutti quei neri arrestati perché avevano osato camminare in zone riservate ai bianchi, i bambini arrestati per aver rubato una mela per fame durante la grande depressione, persone arrestate perché camminavano in stato di ebbrezza durante il proibizionismo, altre perché erano sindacalisti o comunisti. Era una provocazione: non abbiamo scritto i motivi degli arresti e chi entrava diceva magari "Oh, che faccia da delinquente!" e all'uscita gli si diceva "Lei ha visto degli innocenti...". E delle persone sono anche scoppiate a piangere per aver avuto dei giudizi così affrettati o per aver visto bambini e persone normali spendere così tanti anni in galera senza nessun motivo. Abbiamo continuato con grandissimi eventi contro la guerra, il cui culmine è stato "What Happened to Peace?", un enorme lavoro di John Carr, artista e attivista americano, che ha invitato tutti i più grandi artisti della scena dell'arte grafica mondiale a produrre un'opera contro la guerra da offrire gratuitamente a questa mostra. La mostra è andata via via crescendo girando per tutto il pianeta, così mano mano si aggiungevano gli artisti locali. Qui a Roma abbiamo aggiunto quattro artisti italiani e in tutto sono passati 200 artisti contro la guerra tra cui i Massive Attack, il cui leader è anche un artista straordinario, il batterista dei Pearl Jam, altro artista grafico molto bravo che ha partecipato, oltre ai mostri sacri come Winston Smith, Vauker, Eddy Colver altro artista punk straordinario che è ricomparso dopo 10 anno proprio per la mostra. E adesso la mostra continua il suo giro del mondo e ricapiterà a Roma nel maggio del 2009.

- La galleria per qualche tempo è stata chiusa: Reproduce & Revolt è quindi una tappa importante...

Sì, la galleria è stata con le serrande abbassate per qualche mese, solo per motivi tecnici perché eravamo impegnati in altri progetti. L'organizzazione non è mai stata il mio forte quindi non ho pensato di sostituire la mia persona ai tantissimi amici di questa posto che potevano aiutarmi. Diciamo che abbiamo aperto con qualche mese di ritardo dopo l'estate. L'ultimo evento che abbiamo fatto prima della chiusura ha visto la partecipazione di Janet Braun, storica attivista americana fondatrice di Freedom Riders, il gruppo che girava l'America su questi autobus per protestare contro la segregazione. Janet è capitata qui durante "What Happened to Peace", ci siamo incontrati e ci siamo voluti molto bene, l'ho portata qui e lei ha realizzato quello straordinario murales che trovate all'entrata: è una donna di 80 anni che è riuscita in tre giorni a creare un'opera di 5 m x 3 m e a regalarlo alla galleria, dopo aver prodotto il murales di protesta a Chernobil dopo l'esplosione del reattore. Le sue opere sono esposte al MOMA e per il 2009 sarà invitata all'anniversario della tragedia di Bopal, dove la Union Carbide - multinazionale dei pesticidi - ha pensato bene di mantenere uno stabilimento pericolosissimo che ha causato la morte istantanea di 20.000 persone: dopo 20 anni ancora oggi chiunque beva ad una sorgente vicina allo stabilimento muore all'istante...

- Bene, ultima domanda. Per il 2009: appuntamenti

Appuntamenti per il 2009. Allora, mostre fotografiche, una molto bella di un fotografo-reporter che si chiama Alessandro Marongiu, con focus sull'India e una proprio su Bopal. Infatti con lui andremo insieme a Janet Braun a Bopal a creare questo murales; "What Happend to Peace 2". Poi arriverà Winston Smith con una sua personale e il grande appuntamento per il 2009 è che abbiamo invitato il Museo di Los Angeles "Center for the Studies od Political Grafics", che raccoglie 60.000 grafiche politiche originali dal 1700 ad oggi da ogni parte del mondo con una selezione tematica praticamente per ogni argomento. La Regione Lazio ha messo a disposizione lo spazio dell'ex-Gil per realizzare la mostra che non può essere contenuta all'interno della House of Love and Dissent.

[Sotto, alcune foto scattate in galleria durante l'intervista: come vedete c'è un piano terra con un ingresso, un "retro" adibito spesso a zona aperitivo e comunque a disposizione dei fumatori e un "sotto" a cui si accede grazie a delle scale a chiocciola in lamiera, questo forse l'ambiente più bello e suggestivo della galleria, una scenografia naturale perfetta per l'allestimento di esposizioni.]

The house of Love And Dissent
The house of Love And Dissent
The house of Love And Dissent
The house of Love And Dissent
The house of Love And Dissent
The house of Love And Dissent
The house of Love And Dissent
The house of Love And Dissent
The house of Love And Dissent
The house of Love And Dissent
The house of Love And Dissent
The house of Love And Dissent

  • shares
  • Mail