Moebius, in morte di un disegnatore di nome Jean Giraud


Aveva due anime Jean Giraud, disegnatore francese scomparso un anno fa a 73 anni, dopo una lunga malattia. Due anime come i suoi due grandi pseudonimi, in primo luogo "Gir", imprimatur con il quale sigla le storie di Mike "Blueberry" Donovan, ufficiale dell'esercito americano dal naso rotto e dallo spirito indurito, con il quale "fa del cinema su carta" esplorando le lande del western all'italiana e rileggendone le avventure con un bel tocco di Sergio Leone dei tempi d'oro; e poi naturalmente "Moebius", più che un nomignolo, una vera e propria identità parallela, della quale si serve per battere a fondo gli angoli più reconditi del fumetto, intrecciando suggestioni che sfiorano l'onirico e sfidano gli scenari della fantascienza classica, e non.
Un soprannome originale, tratto dal nastro di Möbius, simbolo dell'infinito teorizzato del matematico tedesco August Ferdinand Möbius per un artista molteplice e trasformista che esce di scena abbastanza silenziosamente, scansando d'un colpo l'inventore di mondi pronto a fondere nel colore, canoni diversissimi tra loro, con una naturalezza che incanta.
Mi è capitato di sentirne parlare spesso per caso, e anche in una domenica piuttosto fiacca, quando nella metro della capitale francese Jean Giraud è diventato di nuovo bâtisseur, creatore di universi lontani e potenzialmente infiniti.
Tanti gli album, ma molti anche i progetti lasciati in sospeso, come l'adattamento delle fantascientifiche atmosfere del pianeta Dune, di Frank Herbert, che sono rimaste allo stato di story-board. Ci aveva visto lungo Moebius, che nel dietro le quinte dell'ultima intervista citata sul suo sito, rilasciata a Telerama in occasione della grande retrospettiva dedicatagli dalla Fondation Cartier di Parigi nell'inverno a cavallo tra il 2010 e il 2011, non esita a descrivere la complessità di una realtà collocata spesso ben al di là della stessa immaginazione.
Due anime insomma, ma un solo spirito, giocherellone ma non semplice, umile ma plurimo, in fondo profondamente geniale.

Photo by ALAIN JOCARD/AFP/Getty Images.

Via | lemonde.fr/culture

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