Divieto di remix @ Romaeuropa Web Factory. Ne parliamo con l'avv. Marco Scialdone


Come annunciato, ecco l'intervista con Marco Scialdone: ricostruendo la storia, tutto è partito da una segnalazione di xDxD (hacker, artista, esperto di tecnologia e innovazione) sulla lista di discussione A.H.A., che mi ha indotto a scrivere il primo articolo. Marco, dopo averlo letto, si è subito allertato, interessandosi pubblicamente del caso e introducendo nuovi elementi alle perplessità già sollevate: così, in tre, ci siamo decisi a scrivere la lettera aperta Freedom for Remix per aprire un confronto pubblico sulle implicazioni culturali, antropologiche e non ultimo legali della vicenda.

Con lui, infatti, approfondiremo alcune delicate questioni inerenti il regolamento del concorso Romaeuropa Web Factory, in particolare la "presunta illiceità" di forme di arte quali remix e mash-up che il regolamento presuppone e che la risposta di Gianluigi Di Stefano conferma: in realtà sono preoccupazioni di ordine legale che hanno indotto le scelta discriminante del concorso. Siamo inoltre contenti che la nostra iniziativa abbia raggiunto L. Lessig, che in questi giorni ci segnala sul suo sito, titolando così: "and remember, this is ITALY for #@#$'s sake". Se in molti si chiedono cosa intendesse dire il co-fondatore di Creative Commons con questa singolare esclamazione, io, naturalmente lascio a voi il giudizio...

Ma torniamo alla nostra intervista. L'interesse di Marco per il diritto d'autore nasce, come ci spiega, in sede di laurea e prosegue nel suo impegno come legale, docente e libero cittadino: è fra quegli avvocati, sempre più numerosi, convinti che il diritto d'autore così com'è andrebbe riformato perché non si adatta alle nuove pratiche e possibilità che le tecnologie digitali hanno abilitato, trasformando radicalmente le abitudini di utenti e autori e il contesto in cui esse si producono. Attualmente il nostro giovane intervistato è inoltre docente in digital copyright presso la Link Campus - University of Malta.

Vi auguro quindi una buona lettura, ricordandovi che chiunque volesse supportare Freedom For Remix può farlo semplicemente inviando una segnalazione, anche su questo blog.



- Marco Scialdone, un giovane avvocato che si interessa di diritto d'autore e nuove forme di licenza della proprietà intellettuale come le Creative Commons e il copyleft: come nasce e come si sviluppa questo interesse?

Si tratta di un interesse nato in sede di tesi di laurea. Si era in pieno fenomeno "Napster" e proposi al mio relatore, il prof. Renato Borruso, di incentrare il lavoro sui rapporti tra Internet e Diritto d'Autore e sulla crisi che quest'ultimo stava vivendo in ragione della digitalizzazione delle opere dell'ingegno. Da lì è scaturita la curiosità per movimenti che proponevano un approccio diverso e meno conservatore al diritto d'autore, che non erano terrorizzati dalle nuove tecnologie, ma ne coglievano le potenzialità per una nuova e più ricca produzione culturale.


- Parliamo di Romaeuropa Web Factory e del concorso: quando hai visto circolare l'articolo di Artsblog su alcune liste ti sei subito allertato, sollevando alcune perplessità sulle conseguenze legali implicite nel regolamento: quali sono nello specifico queste conseguenze?

In estrema sintesi, nel regolamento c'è una presunzione di illiceità di alcune forme d'arte.
Si dice, infatti, che "Non è ammessa, da parte dei partecipanti, alcuna attività di mashup, remix ed ogni altro genere di manipolazione". La mia prima impressione, poi confermata dalla lettera ufficiale di risposta degli organizzatori, è stata che quella preclusione fosse fondata su ragioni di carattere non artistico, ma legale.
Le opere così realizzate, infatti, avrebbero potuto essere considerate "illegali", perché in violazione delle esclusive che la Legge accorda a ciascun autore (nel caso di specie il diritto di apportare modificazioni all'opera originaria).
Questo, però, non è necessariamente vero: si pensi al caso in cui l'attività di mashup o remix sia il frutto della manipolzione di opere le cui licenze permettano ciò e, dunque, rendano perfettamente lecita (sotto il profilo delle pretese degli autori) l'opera derivata.
Così come perfettamente lecita è l'opera derivata allorquando il remix o mash-up venga effettuato su materiale caduto in Pubblico Dominio e, pertanto, liberamente riutilizzabile per costruire sul passato e dar vita a nuove forme d'arte.

- Prima di natale, agli organizzatori del concorso arriva una lettera aperta, Freedom for Remix, che riassume i punti critici del regolamento. Adesso la risposta ufficiale del curatore, che sembra confermare le ipotesi iniziali: da esperto legale, qual'è il tuo parere in merito?

Innanzitutto vorrei ringraziare Gianluigi De Stefano, il curatore del concorso, per la disponibilità al dialogo dimostrata. E', comunque, un segnale importante. Nel merito direi che la risposta conferma le perplessità che avevamo avanzato. Quella preclusione affonda le sue radici in ragioni di carattere legale e non artistico. E' l'esempio più eclatante di come la legge possa frenare la creatività anziché incoraggiarla. Questo è tanto più paradossale se si tiene presente che la normativa in questione è quella che dovrebbe incentivare la produzione culturale. C'è un evidente disagio verso nuove forme di espressività abilitate dalla digitalizzazione, rispetto alle quali non si sa bene come rapportarsi sotto il profilo giuridico. La conseguenze è che, dove si può, le si censura.
Sarebbe stato sufficiente, ad esempio, inserire nel regolamento l'ammissibilità dei mashup a condizione che l'autore dichiarasse di aver ottenuto il consenso dai titolari dei diritti delle opere manipolate o che lo stesso fosse accordato preventivamente tramite licenze che consentono la possibilità di creare liberamente opere derivate.

- Proprio ieri L. Lessig, co-ideatore delle CC, pubblica la lettera che gli avevi mandato qualche giorno fa per esporre il caso. Te lo aspettavi? Lo consideri in ogni caso una piccola "vittoria"?

Sinceramente non me lo aspettavo. Un altro esempio di come Internet possa avvicinare le persone, metterle in contatto, farle collaborare. L'interesse mostrato da Lessig per la vicenda non può che farmi piacere, spero possa servire per tenere alta l'attenzione sulla vicenda e magari spingere gli organizzatori ad "osare" di più nella prossima edizione del concorso.

- Ultima battuta. Immaginiamo per assurdo che un artista che fa uso di materiali remixati per le sue opere decide di intentare un'azione legale contro il concorso perché si sente danneggiato e si rivolge a te: lo difenderesti? Se si perché e quali sarebbero secondo te le possibilità di vittoria e le conseguenze di questa vittoria anche in ambito legislativo sull'attuale ordinamento del diritto d'autore?


Ritengo il regolamento, così come formulato, pienamente legittimo. E' nella disponibilità degli organizzatori decidere le regole del gioco (salvo, chiaramente, ipotesi discriminatorie). Al contempo e' un peccato che si sia operato in modo così conservatore, soprattutto rispetto a forme d'arte, come la musica elettronica o la video art, che dalla manipolazione dei contenuti hanno dimostrato saper fare emergere opere di indubbia qualità.
Il quadro normativo attuale non aiuta. Per chiudere con una piccola provocazione direi che, per certi aspetti, era assai più moderna la legislazione del Regno Lombardo-Veneto del 1847 che, rispetto alle composizioni musicali, considerava come lecite, anche in assenza di una specifica autorizzazione dell'autore, attività quali l'inserire singoli motivi di componimenti musicali in opere da pubblicarsi periodicamente, oppure l'adottare un concetto musicale d'altro autore per comporre variazioni, fantasie, studi, pot-pourris, ecc.
Insomma viene davvero da chiedersi, rispetto al diritto d'autore, dove sta la modernità!

  • shares
  • Mail