Vademecum del visitatore di mostre d’arte: l’improvvisazione

durante una pausa in caffetteria

Abbiamo programmato tutto e siamo giunti alla nostra meta. La visita alla Galleria Borghese ci ha lasciato esterrefatti, sconcertati, stupiti. Sfiniti. E’ impegnativa, per un non conoscitore d’arte, la visita ad una tal galleria.

Tutto sembra ugualmente magnifico e ci si trova a vagare in mezzo alle opere, così come lo sguardo di un bimbo scorre da una vetrina di giocattoli all’altra. Arrivati a tre quarti del giro, ci chiediamo pure se qualcuna delle opere che abbiamo osservato, non sia uguale ad un’altra già vista. O addirittura si può dubitare di essere in una nuova stanza. Ma no, quella statua lì non l’abbiamo vista. E quel santo? L’hanno messo adesso?

Usciamo dal tour un po’ intontiti da tanta grazia, ma anche confusi. Era poi tutto così bello e magnifico come ci è parso? Quante sono le opere che ci ricordiamo ancora, dopo mezz’ora che siamo usciti? Chiedo lumi a Raflesia. La sua risposta breve e concisa è chiarificatrice. Semplicemente mi dice se sono a conoscenza di quante gallerie e musei esistano al Mondo.

Cos’altro dire? Se si contassero i musei che esistono solo a Roma e si moltiplicasse questa somma per il numero medio di opere che ospitano, ci troveremmo di fronte ad una bella cifra. Impossibile pensare che siano tutte dei capolavori. Immersi nei nostri pensieri e nel bell’ambiente dei giardini della villa, passiamo qualche decina di minuti in tranquillità e siam pronti a ripartire.

Dobbiamo cercare risposte, dobbiamo capire cosa distingua un’opera da un’altra. Azzardiamo. Siamo carichi di arte classica. Siamo pronti e preparati. O almeno ne abbiamo l’illusione. La Galleria Nazionale di Arte Moderna è dall’altra parte del parco, ma noi stiam divagando per arte, quindi andiamo dove ci porta il caso.

Tiriamo fuori i nostri appunti e cerchiamo qualcosa di diverso. Scendendo lungo via Vittorio Veneto, diamo uno sguardo alla cartina che abbiamo trovato e stampato da un apposito sito. A meno di un chilometro da noi c’è il Palazzo Delle Esposizioni. Basta arrivare in via Nazionale e raggiungere il numero 194. Questo splendente edificio costruito verso la fine del 1800, ospita ed ha ospitato innumerevoli mostre, tra le quali la Quadriennale d’Arte di Roma. E noi vogliamo vederla.

I diecimila metri quadrati dell’edificio, divisi su tre piani, sono luminosissimi e ricchi di lucenti marmi. L’ingresso è qui molto più agevole e immediato. Due minuti di fila e ancor meno al guardaroba. Anche in questa galleria, avere nulla con sé, è d’obbligo.

La nostra sicurezza effimera comincia a svanire già dal primo passo. Davanti a noi una colossale scultura di marmo dalle ciclopiche dimensioni. E’ un omaggio a Luciano Fabro a un anno esatto dalla sua scomparsa. Marmi scolpiti ne abbiamo visti alla Villa. Ma non così. Ciò che maggiormente salta all’occhio, è l’assenza di braccia, gambe, dita, busti. Insomma, non ci sono figure umane. Un enorme blocco di marmo, perfettamente scolpito e lucidato. Altri blocchi, scolpiti in altre forme, sono accostati al primo in modo armonico. Woow, che lavorone! Ma cosa significa veramente, lo posso intuire solo dal titolo: Autunno.

Girando per le altre sale, quel po’ di sicurezza che ci restava, svanisce come il sapore di un chewing-gum masticato a lungo. Lo stesso materiale con cui è stato realizzato, da Maurizio Savini, un orso in scala uno a uno mentre sta guardando dallo spioncino di una porta.
Il giro della mostra, dura molto più di un’ora. Ci ritroviamo a contemplare opere, alla ricerca del come, del cosa e del perché. Se riusciamo a trovare il nome dell’artista e dell’opera, a volte ben celati in angoli inaspettati, ci si può trovar di fronte ad un vero libretto d’istruzioni. Io, personalmente, evito di solito di leggerle. Preferisco lasciare che l’opera mi parli da se.

Ci accorgiamo del tempo che passa grazie alle nostre gambe, le quali reclamano una tregua. Al piano interrato una attrezzatissima caffetteria, è in grado di ristorare anche le persone più esigenti. La libreria con accesso autonomo dall’esterno è attigua. Ma ora rilassiamoci godendo di quanto visto. Visto, ma non più visibile. Ora, per chi passasse di lì fino all’otto marzo 2009, una bella mostra di opere Etrusche lo accoglierebbe.

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