Hsiao Chin in mostra alla Triennale di Milano

Sole 3 - 1964 - Hsiao Chin

La Triennale Bovisa di Milano dal 17 febbraio al 5 aprile presenta un'ampia retrospettiva dell'artista cinese Hsiao Chin, nella quale sono raccolti 53 anni di attività attraverso una selezione di 100 dipinti, molti dei quali inediti per l'Italia.

La mostra "Hsiao Chin. Viaggio in-finito 1955-2008", ordina questo lungo periodo di attività in un percorso cronologico diviso in nove sezioni, che permettono di capire l'evoluzione e i diversi passaggi artistici di Chin, la cui pittura è caratterizzata da un costante mutamento. Da un lato risente della cultura di origine orientale, dall'altro è influenzata dal gusto occidentale. In particolare questa mediazione e conciliazione degli opposti si verifica dopo i primi viaggi in Europa e negli Stati Uniti.

Negli anni Cinquanta Chin subisce il fascino dei Fauves, si avvicina all'Informale e frequenta dal 1959 Lucio Fontana, Roberto Crippa, Piero Manzoni, Enrico Castellani. Sono anni importanti per la sua carriera. Ed è proprio in questo periodo che inizia la lunga collaborazione con il gallerista Giorgio Marconi, conosce tanti artisti internazionali, partecipa alla fondazione del Movimento Internazionale Punto, basato sulla trascendenza della vita terrena a vantaggio di un’esistenza più profonda, meditative e spirituale.

Hsiao Chin. Viaggio in-finito 1955-2008
Vortice cosmico 16 - 1985 - Hsiao Chin
Break of the Sun - 1965 - Hsiao Chin
La nascita del nuovo 7 - 1997 - Hsiao Chin

Nuovo corso - 1970 - Hsiao Chin
L’equilibrio supremo - 1970 - Hsiao Chin
Il massacro di Tienammen 7 - 1989 - Hsiao Chin
Senza titolo  - 1956 - Hsiao Chin
Chinese opera Characters - 1956 - Hsiao Chin
Ascensione di Samantha 4 - 1991 - Hsiao Chin
Completezza - 1962 - Hsiao Chin
La vita quotidiana è più importante delle cose del mondo - 1961 - Hsiao Chin
L’esplosione di luce - 2008 - Hsiao Chin
Il drago errante - 1977 - Hsiao Chin

Nel 1967 arriva a New York dove rimane fino al 1971 e qui incontra Mark Rothko, Willelm de Kooning, Robert Rauschenberg e Roy Lichtenstein. Nelle opere di questo periodo compaiono grandi cerchi, isolati o in gruppo, intorno ai quali si sviluppano strutture geometriche simmetriche. Il cerchio ha un significato simbolico e spirituale, rappresenta l’universo e l’origine di tutte le cose. Il colore non è più steso in modo uniforme, ma viene interrotto da altri colori. Dal 1974 approfondisce lo studio del Buddismo Zen e le linee sinuose degli anni Sessanta lasciano il posto in pittura all'uso di contrasti netti.

Verso la fine degli anni Ottanta la sua pittura risente profondamente degli scontri di piazza Tienanmen. Negli anni Novanta si concentra sulle figure simboliche dei cerchi accostati ai quadrati (il cielo e la terra), per arrivare ai giorni nostri dove la pittura è proiettata su una ricerca introspettiva.

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