Solo un artista su cinque vive d'arte

Jeff Koons

Questo post parte da un articolo trovato sul sito della Stampa di Torino: in pratica uno studio ha evidenziato che in Italia soltanto un artista su cinque vive della propria arte, mentre tutti gli altri integrano il proprio reddito con altri lavori più o meno inerenti alla loro attività. A questo proposito vengono bene le parole di Jeff Koons, indimenticato marito di Cicciolina, quando sostiene che "l'arte non consiste nel fare un quadro, ma nel venderlo".

E' vero che anche ai tempi di Caravaggio le cose non andavano benissimo per chi maneggiava pennello e scalpello, basti pensare che nella sola Roma erano attivi circa 2000 pittori, e non tutti ricevevano commissioni dal papa, anzi, solo una piccola parte di loro. Così come nella Firenze rinascimentale c'era chi per sbarcare il lunario doveva adattarsi a dipingere cassoni, scudi, stemmi ed altri oggetti considerati minori e non quadri o pareti.

In questa situazione c'è chi pensa che il mercato abbia una funzione di selezione naturale, e chi ritiene invece che la valutazione di un'opera d'arte sia dovuta a motivi contingenti: conoscenze, mode etc. A tal proposito mi viene in mente chi ha avuto l'idea di mettere in vendita su ebay, per un milione di dollari, un post-it in cui si annuncia la morte dell'arte moderna (ne abbiamo parlato anche noi). Altrimenti c'è chi propone l'adozione a distanza di un artista, come si fa con i bambini del terzo mondo: 20 euro al mese, ogni tanto una foto di qualche opera d'arte realizzata e dopo un anno l'opera d'arte diventa tua.

L'articolo per intero si trova qui. Visto che in altri post ci sono stati commenti sui rapporti fra arte e mercato, sarebbe interessante sentire il vostro parere a riguardo, magari partendo dalla frase di Jeff Koons.

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