I ready-made di Bertrand Lavier a Villa Medici

Bertrand Lavier all'Accademia di Francia di Roma

Insieme ad Avedon, l'Accademia di Francia - Villa Medici di Roma, ospita la mostra "Bertrand Lavier", dedicata a colui che viene considerato come uno degli artisti francesi più significativi degli ultimi decenni.

Sono raccolte circa quaranta opere, distribuite all'interno e all'esterno dell'Accademia (le uniche che ho potuto fotografare, insieme alla Canoa nella cisterna), che documentano l’intero percorso creativo di Lavier. Si va dai primi lavori datati 1978 fino alle installazioni nei giardini, tra le quali quella appositamente pensata per la facciata interna della Villa, "Sociétés Générales" (per intenderci i bassorilievi in ceramica colorata inserite sulla facciata). Questi sono stati realizzati in una famosa manifattura di Albisola, e raffigurano in forma grafica semplificata, i loghi di otto famose banche internazionali che Lavier ha rielaborato (nonostante la stilizzazione mi sembra di riconoscere il marchio della HSBC e della Deutsche Bank). C'è un rimando, difficile da intuire e ironico, agli stemmi nobiliari di cui si fregiavano le famiglie ricche come quella dei Medici, antichi proprietari della Villa, la cui fortuna era legata alle attività di banchieri.
Comunque tutti i lavori sono stati scelti in base alle specificità degli spazi.

Il mio consiglio è quello di seguire la mostra seguendo le spiegazioni sul foglietto che trovate alla biglietteria, perché non ci sono indicazioni lungo il percorso e può risultare difficile capire il significato e il ciclo tematico delle opere (a meno che non conosciate bene l'autore).

Bertrand Lavier - Accademia di Francia-Villa Medici - Roma
Bertrand Lavier all'Accademia di Francia di Roma
Bertrand Lavier all'Accademia di Francia di Roma
Bertrand Lavier all'Accademia di Francia di Roma

Bertrand Lavier all'Accademia di Francia di Roma
Bertrand Lavier all'Accademia di Francia di Roma
Bertrand Lavier all'Accademia di Francia di Roma
Bertrand Lavier all'Accademia di Francia di Roma
Bertrand Lavier all'Accademia di Francia di Roma

Lavier cita il ready-made duchampiano, ma introduce temi differenti, che superano l'uso dell'oggetto comune. Nell'esposizione le opere sono raggruppate in modo da far trasparire le idee dell'artista, e distinte in: un puro dipingere, un puro sovrapporre, un puro dislocare, un puro e totale delegare.

I temi che mi sono arrivati di più sono quello del sovrapporre, dislocare, e cioè la relazione della scultura con il suo piedistallo, che viene introdotta nell’atrio del museo con la prima opera: la bocca sul frigorifero. Questa come altre sculture può sembrare una cosa che non significa nulla di particolare, ma che diventa oggetto pieno di significati in quanto rimanda all'inutilità e alla cessazione di funzionalità dell'oggetto stesso.

E poi quello della strada, nella quale sono riprese le vitrines (vetrine), come le chiama l'autore. Un ciclo di opere bidimensionali, ciascuna intitolata con il nome della via cittadina dove sono state trovate. La realizzazione è strana e il risultato non è proprio intuibile, ma il processo è affascinante. In pratica l'artista scatta fotografie di vetrine di negozi che si ritrovano interamente coperte di vernice bianca. E' costume infatti annullare la visibilità della vetrina quando questa deve venire riallestita; la superficie bianca vale come intervallo nella comunicazione commerciale che la vetrina stessa costituisce. La fotografia viene affidata ad un operatore che attraverso il computer la ingrandisce e la proietta con la tecnica del getto d'inchiostro su una superficie costituita da una tela da pittori. La strada dunque riconduce all'ambito artistico, in un percorso che rovescia la prospettiva in cui si muovevano le esperienze tese a superare la separatezza, la differenza fra arte e vita.

Affascinante e fumettistica è "Walt Disney production", la scultura azzurra di un Topolino astratto nei giardini (l'immagine di copertina del post), così come altrettanto affascinante risulta la colorata "Fontaine".

La mostra chiude l'8 marzo.

  • shares
  • Mail