Interviewing the Crisis 2 con Stefano Coletto - Fondazione Bevil'acqua La Masa

Eccoci arrivati al quinto appuntamento di Interviewing The Crisis 2. Oggi analizziamo la crisi insieme a Stefano Coletto, curatore della Fondazione Bevilacqua la Masa. Questa Fondazione, nata a Venezia ormai cento anni fa grazie all'impegno della duchessa Bevilacqua La Masa per supportare i giovani artisti veneziani, è stata capace negli anni di trasformarsi, fino a diventare oggi un punto di riferimento per l'arte contemporanea in Italia e a livello internazionale. In questo, altre due donne hanno giocato un ruolo fondamentale: Elisabetta Meneghel, direttrice della BLM, e Angela Vettese, che la presiede.

Stefano Coletto nell'intervista va senz'altro dritto al punto, dimostrando spirito critico, dinamismo e consuetudine profonda alle dinamiche di gestione di un'istituzione culturale come la BLM, mentre a domande precise e impegnative non teme di prendere una posizione netta. In alcuni tratti il suo giudizio è tagliente: l'Italia non è stata capace di cogliere la transizione fra gli anni '80 e gli anni '90, un treno irrimediabilmente perso, all'origune del "degrado" di politica e istituzioni: una sofferenza che si rispecchia anche nella società civile). I fondi all'arte e alla cultura: sempre troppi o troppo pochi, in particolare per il settore dell'arte contemporanea, e non è detto che che ha le risorse sia in grado di spendere le viceversa. Per la BLM il problema più grosso è la possibilità di assumere personale in pianta stabile per lo viluppo dei progetti: molto più semplice invece il finanziamento degli eventi e, nonostante la Fondazione abbia il supporto del comune, la via per assicurare una continuità al lavoro è trovare risorse esterne, attraverso partenariati e sponsor privati. Abituati ai tagli, questo 2009 all'insegna della crisi si presenta comunque più difficoltoso...

Stessa chiarezza e stessa decisione nel rispondere alla domanda cruciale del ciclo Interviewing The Crisis: "un modello di business può essere considerato un'opera d'arte?". No, il sistema economico può essere detournato, destabilizzato, si può creare scompiglio inserendovi dei "virus" e l'arte si ferma là: spunto perfetto per aprire una riflessione sul senso della domanda posta e sul significato dell'arte nel contemporaneo, a partire dalla definizione di business art di Wharol, ma questa è un'altra puntata.

Prossimo appuntamento con Alessandro Ludovico direttore di Neural.

[Foto in alto di Stefano Coletto, tratta dall'album della BLM]

- Stefano Coletto, Fondazione Bevilacqua La Masa: presentazione per i lettori di ArtsBlog

Lavoro come curatore alla Fondazione Bevilacqua La Masa da alcuni anni; la BLM è una istituzione pubblica del Comune di Venezia che è nata alla fine dell’Ottocento da un lascito della duchessa Felicita Bevilacqua La Masa che voleva sostenere i giovani artisti del territorio veneziano che, per motivi economici, non riuscivano ad avere uno studio oppure non riuscivano ad esporre i loro lavori.

Grande, quindi, la lungimiranza di questa signora che ha dato vita ad una Istituzione che ha più di cento anni, che vanta una storia paragonabile a quella della Biennale di Arti Visive e che, per gli obiettivi che si pone, dovrebbe essere considerata un modello da replicare anche in altre città. Dopo anni di storia, questa Istituzione oggi è ancora qui in questo territorio che geograficamente è rimasto identico ma ricco di lingue, di incroci di culture, di connessioni più o meno globali con artisti che vengono da diversi paesi per studiare o viverci.

Questa Istituzione non è un museo ma un luogo articolato fatto di spazi espositivi e atelier per artisti in cui si alternano mostre, convegni, incontri, studio visits, performance.

C’è un personale ridotto ma molto flessibile; un grazie alla nostra direttrice Elisabetta Meneghel e alla nostra presidente Angela Vettese che ci accompagnano e ci guidano da diversi anni.

- Si parla di crisi, spesso dando per scontato l'oggetto della discussione. Cosa è per te "la crisi"?

Quando ti occupi di giovani artisti entri sempre in crisi; c’è una crisi che ti provoca il tentativo di capire i linguaggi, le forme, le sensibilità che incontri.
Quindi crisi necessaria per conoscere cosa succede, questa è l’elettricità del presente. Inoltre è da notare come queste istituzioni sono sempre in crisi economica: noi abbiamo un budget che ci viene tagliato o che si trova a rischio taglio tutti gli anni ed è una tendenza di molti enti pubblici verso le attività culturali. Fortunatamente la qualità di alcuni progetti ci ha permesso di trovare degli sponsor...è l’unico modo, cercare di migliorare senza sprecare.

- A partire dalla tua esperienza e dal tuo lavoro in Fondazione, quali sono le ripercussioni principali della crisi sull'arte e la cultura in Italia, i settori che sono maggiormente esposti al rischio di penalizzazione?

Sono a rischio tutte le attività culturali che non riescono o non sono riuscite a creare delle collaborazioni con enti esterni o privati in grado di sostenere in qualche modo le programmazioni. Poi il contemporaneo è sempre quel settore della cultura che ha o troppi finanziamenti o troppo pochi: chi potrebbe gestire il denaro e chi è responsabile di stanziarlo non sempre sono la stessa persona e non sempre hanno intenti comuni. L’Italia non è riuscita a sviluppare e diffondere una cultura post-ideologica sul contemporaneo; in questo senso, tranne in alcuni casi ( tra curatori, direttori, studiosi, scuole..) il passaggio dagli anni Ottanta ai Novanta è stata una occasione perduta: l’incapacità di affrontare le grandi questioni del nostro tempo è stata l’occasione perduta per sempre e questo ha portato al degrado politico contemporaneo, che è anche civile e morale.

- Dal punto di vista di una fondazione che si occupa di arte contemporanea, come pensate di affrontare il prossimo futuro di fronte a restrizioni e tagli? State immaginando strategie alternative di finanziamento che possano garantire la continuità del vostro lavoro?

Il vero problema economico si riflette nell’impossibilità di far crescere il gruppo di persone che lavora con noi; i progetti e le idee ci sono, così i contatti e le possibilità di creare collaborazioni che possano fruttare aiuti anche economici; ma non riusciamo a pagare chi lavora mentre per gli eventi i soldi si possono anche trovare. Certo l’Istituzione è no profit e quindi in momenti di difficoltà si può risparmiare e cercare un aiuto esterno; sappiamo che quest’anno sarà più difficile che negli anni precedenti.

- La Fondazione Bevilacqua La Masa si caratterizza per una particolare attenzione verso le tendenze più innovative dell'arte contemporanea, dalla net.art in poi. Opere che rappresentano spesso elementi di rottura con i modelli classici, ad esempio in materia di diritto d'autore e di diffusione, di modelli critici, di modalità di esposizione e fruizione. Rottura, ma anche suggestione e riflessione sulle alternative possibili: dall'ambiente ai modelli economici, dalla concezione del corpo a quella dell'identità, dall'estetica al consumo, dalla produzione alla cultura. Dal tuo punto di vista: è possibile utilizzare queste suggestioni per creare nuovi modelli, nuove pratiche, nuovi linguaggi su vasta scala, per affrontare "il contemporaneo", e non "solo" la crisi?

Vi ringrazio per queste parole, ma abbiamo fatto poco , veramente. Se è vero che la comunicazione, la socializzazione, l’attivismo , l’arte a tutti i livelli sono influenzati dalle reti digitali, è anche vero che il modello di business tradizionale sta controllando sempre di più quella che sembrava una rivoluzione. Il disincanto rispetto alle speranze anni Novanta caratterizza gli ultimi anni; è vero che la crisi economica segna la fine di un modello (neoliberismo globale, finanza speculativa estrema ecc.) e tutti parlano di cosa succederà, dei nuovi atteggiamenti, di nuove consapevolezze ecologiche e modelli di business alternativi. In questo la cultura delle reti è viva ed è ancora la più grande risorsa; ma in queste fasi la crisi frena, blocca lo sviluppo di tutto: non ci sono soldi per pagare l’adsl o la bolletta dell’energia elettrica, questo è il punto.

- Crisi, innovazione, creatività, alternative. Secondo te, un modello di business può essere considerato un'opera d'arte?

Per me no; è possibile rappresentare artisticamente una critica, visualizzare le problematiche di un sistema economico, destabilizzare e “deturnare”, creare dei piccoli sistemi virali temporanei che simulano e scompigliano meccanismi di business ….ma il lavoro artistico si ferma qui. Altrimenti apriamo una banca etica, ci crea meno problemi estetico-filosofici ed è più efficace.

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