Interviewing the Crisis 2 con Ricardo Ruiz - Descentro (Brasile)


Eccoci arrivati al quesro appuntamento di "Interviewing The Crisis 2". Questa volta i spostiamoin Brasile con Ricardo Ruiz, fra i promotori del progetto Des).(centro. Voglio innanzi tutto dire cosa mi ha colpito dell'intervista: un'analisi lucida e storica delle crisi economico-finanziarie che dagli anni '80 ad adesso il brasile ha attraversato. Scorrendo i dati e le oscillazioni dell'inflazione, si tocca con mano la sensazione di come la crisi sia una costante: "di cosa stiamo parlando?" si chiede in fondo Ricardo ed è difficile dargli torto. Se nelle economie dei paesi "in via di sviluppo", per una serie di motivazioni articolate e complesse, queste percezione è drasticamente netta, anche per le economie "avanzate" si può e deve parlare di crisi sitemica, come abbiamo avuto modo di intravedere nelle scorse interviste. Mentre personalmente non posso fare a meno di ripensare al mondo descritto nel celebre 1984 di Orwell, dove guerre, crisi e carestie sono il frutto di manipolazioni mediatiche ad opera delle oligarchie al potere, rispetto ad una "realtà" sostanzialmente immutata...

Ma tornando all'intervista, Ricardo Ruiz ci racconta di un Brasile la cui forza è essere un enorme produttore di contenuti (culturali) ed è in questo che individua la forza del paese, dove la presidenza Lula per la prima volta sembra aver introdotto politiche sociali, economiche e culturali riversando finanziamenti su pezzi di società che mai erano stati presi in considerazione. Frattanto, la storia di Des).(Centro si intreccia in modo particolare con un altro protagonista della politica brasiliana, l'ex ministro della cultura e cantautore Gilbero Gile con il programma di inclusione digitale, nato nel quadro di Cultura Viva, un più vasto programma di inclusione sociale. Parliamo dei Pontos de Cultura, dove arte, produzione culturale, nuove tecnologie e comunità locali incontrano la filosofia del software libero, per dare avvio ad un'insolita collaborazione fra istituzioni e gruppi indipendenti... Questo ve lo racconta meglio Ricardo con le sue parole e le storia che ha vissuto in prima persone. Sicuramente Des).(Centro è una delle eredità più tangibili e significative di quell'esperienza nata esviluppatasi fa il 2002 e il 2005/2006, come network autonomo di ricerca e produzione.

Attualmente il loro progetto "The HOuse of Happyness" è stata selezionato per l'edizione del Frestival Transmediale e presentato a Berlino proprio a Frabbraio. Per il resto, l'unico dato ostico, forse perché antropologicamente e culturalmente non traducibile, è il concetto di gioia e "saudde" che afffiora a più riprese nell'intervista, ma che attraversa trasversalmente l'intera cultura brasiliana.

[Foto in alto: reportage da Submidiologia 2]

Ricardo Ruiz, Descentro (Brasile): presentazione con i lettori italiani

Des).(centro è un'organizzazione decentralizzata, responsabile fra le altre cose della conferenza "Submidiologia". Descentro è il riultato di un dialgo fra i membri di Matariciclagem, Articuladores, RadioLivre, Midia Ttica e altri gruppicon il supporto della piattaforma Waag/Sarai - un iniziativa che ha messo in contatto le principali organizzazioni di media culture in Olanda e India, per sette anni a partire dal 207. Dalla fine di questo programma, abbiamo ottenuto un'allocazione di fondi attraverso visite di esperti brasiliani a Delhi, un workshop ad Amsterdam, e una pubblicazione (curata da Ricardo Rosas), uscita alla fine del 2008. I membri di Des).(centro, che vivono in diverse parti del Brasile (10 stati dal sud, sud-est, nord-est e nord) stanno lavorando su progetti che uniscono l'etica e le tattiche dei media liberi con le questioni ecologiche. La loro "House of Happiness" è stata selezionata al Festival Transmediale per l'edizione di febbraio 2009. I suoi membri si sono dedicati alla sperimentazione del mapping, un lavoro che può essere reperito a questo link. Altri sono coinvolti nello sviluppo di politiche pubbliche per l'inclusione digitale del paese e in progtti di ricerca collegati all'acqua, all'ambiente, ai media, alla tecnologia e alla riforestazione. Stiamo anche lavorando allo sviluppo di un laboratorio/spazio di residenza in una località chiamata Bonete sulla costa di San Paulo, la cui economia locale è basata sulla pesca e sul turismo. Vogliamo invitare ricercatori nazionali e internazionali in questo luogo che apre diverse e importanti questioni sulla relazione fra sviluppo socio-tecnologico e ambiente naturale. Altre case come la "Hause of Happiness", esistono anche a Pipa (RN), Arembepe (BA), Poltal do Sul (PR) a Atins (MA). L'anno scorso, Des).(centro ha pubblicato una rivista on line (Cadernos submidiáticos) e ha pubblicato un libro ("Net Cultura 1.0. Apropriações Tecnológicas and Futuros Imaginários, Brazilian version of Richard Barbrook´s Imaginary Futures"). Possiamo posizionare l'inizio della nostra ricerca intorno al 2002, con la diffusione di concetti e idee sulla democratizzazione dei nuovi media per creare una massa critica intorno alla costruzione comune di politiche publiche sui nuovi media, internet e sull'incluione digitale. I suoi membri, che hanno contribuito alla diffusione di queste idee in tutto il paese (siamo stati responsabili di molti programmi governativi come di iniziative indipendenti nel corso di 5 anni) sono adesso persone chiave nello sviluppo di queste politiche all'interno del governo brasiliano.

Bene, questo è un documento preconfezionato, ma è solo perché non mi piace molto parlare di noi. Ma l'articolazione che ha permesso di sviluppare Des).(centro è nata insieme a iniziative come il programma Pontos de Cultura del ministero della cultura brasiliano, che qui ci interessa molto :)

- Il Brasile è considerato come una delle economie più dinamiche dei paesi in via di sviluppo, suscitando l'interesse di soggetti internazionali a causa delle sue risorse naturali, ma anche del suo enorme mercato potenziale e delle possibilità di investimento. Un paese, non c'è bisogno di ricordarlo, con profonde contraddizioni, conflitti e fermenti culturali e politici. In questi anni, dalla presidenza Lula a Porto Alegre, il Brasile è diventati per moltissimi nel mondo il simbolo di "un nuovo mondo possibile". Dal tuo punto di vista, quali sono i sintomi, le caratteristiche e le ripercussioni della crisi finanziaria nel vostro paese?

Avete tralascito un aspetto: un paese con un incredibile produzione artistico-culturale. E in un epoca l'informazione è denaro., il Brasile è un produttore. Ma parliamo della crisi.

Molti sforzi sono stati fatti dal governo Lula per creare risorse territoriali e una finanza migliore in Brasile. Gli interventi governativi, per molti versi, sono stati realizzati in posti dove il governo non era mia stato. Parliamo di progetti assistenziali, programmi infrastrutturali, culturali (come i pontos de cultura e altre iniziative) etc... e un buon sostanzioso ammontare di risorse è stato investito in favore di soggetti che mai erano stati presi in considerazione prima (chi se ne frega se non esistono assistenza, infrastrutture, salari, studi etc...). E, prima di queste alternative sulla distribuzione delle risorse, abbiamo avuto molte crisi, alcune delle quali da USA, Europa, o Giappone che sarebbero state fatali:

1980-1985 - Plano Cruzeiro (21 anni dopo il militarismo o 50 dopo il keynesismo) - inflazione 16 %/mese o 500% /anno
1986 - Plano Cruzado inflazione 20% /mese
1987 - Plano Cruzado II - inflazione 16,8% /mese
1987 - Plano Bresser - inflazione 14% /mese
1988 - Plano Bresser (Maílson da Nóbrega) - inflation 18 % / mês
1988 - OTN - inflazione 28,8% /mese
1989 - Plano Verão (Cruzado Novo) - inflazione 26 % /mese
1990 - Plano Collor - inflazione 4,5% /mese (rottura dell'industrializzazione: minus 26% - Zélia Cardoso de Mello - https://www.youtube.com/watch?v=7KHza2R-C-E&feature=related - Olha o cruzeiro de volta! nell'arco di una giornata, nessuno in Brasile aveva più di 10.000 dollari in banca. Tutto sarebbe stato utilizzato dal governo e restituito alla popolazione in un anno con 12 rate... ci credete?)
1994 - Plano Real (URV)

Adesso meno: -> https://www.youtube.com/watch?v=oKcbnQ7ga0c&feature=related

Di quale crisi stiamo parlando? "que bloco é esse? eu quero saber!"

Alla fine gli impatti si avvertono: la disoccupazione è leggermente aumentata rispetto agli ultimi 10 anni, e molte cose stanno succedendo nelle regioni senza soldi:"bene, ti do metà dei soldi fra un mese, e e poi restituisci i soldi a qualcuno due mesi dopo e così via...". Cose comuni delle economie subtropicali. Ma non sembra così difficile da affrontare. A conti fatti, non abbiamo avuto lo stessi tipo di stupidi investimenti che si sono che ha subito l'economia statunitense.

- Nella scorsa legislatura il Ministero della Cultura ha lanciato un programma di inclusione digitale chiamato "Cultura Viva", incentrato sulla creazione dei Pontos di Culyura, come accennavi sopra un'esperienza nella quale siete stati coinvolti in prima persona: come è nato il programma, come si è sviluppato e quel'è la situazione attuale?

Cultura Viva è un programma di inclusione sociale. prima che Gilberto Gil diventasse ministro della cultura, il paese non aveva mai conosciuto investimenti nella cultura popolare. Il mio punto di vista è che tutti gli investimenti nella cultura (cultura può significare arte in inglese, ma anche conoscenza... ovvero lo stesso significato di art cuncil in Inghilterra), quando esistevano, erano orientati alle grandi produzioni cinematografiche, o sul carnevale di Rio, o ancora mega concerti. ma il Brasile non è fatto di questo tipo di produzione artistica. Non solamente.
basta solo pensare che la samba è molto molto diversificata ed è ballata in ovunque nel paese, specialmente nelle famiglie. E si tratta solo della samba. C'è il coco, il maracatu, boi, congo, congada, boizada, guitarrada... E ancora teatro di strada, produzioni indigene, film indipendenti, innumerevoli musicisti (certe volte penso che siamo tutti musicisti!)... Quindi, per democratizzare l'accesso alla produzione artistica, il processo e un programma di inclusione sociale. I pontos di cultura erano una parte del programma, e l'inclusione digitale, parte dei pontos de cultura, chiamata Cultura Digital. Il programma è nato intorno al 2002/2003. Noi (e stiamo parlando di forse 400 persone) abbiamo organizzato Midia Tatica Brazil Festival come parte di Dutch Next 5 Minutes 4, un laboratorio di Midia Tatica molto intenso al centro di San Paulo. In quell'occasione, Claudio Prado, coinvolto nel progetto in quanto amico di Gliperto Gil e catalizzatore di idee, ha chiamato gli organizzatori principali a fare una chiacchierata a casa sua sul progetto BAC. Era la prima volta che ne sentivo parlare. In seguito, abbiamo sviluppato un altro laboratorio di media tatica, della durata di 6 mesi per 300 ragazzi e ragazze nelle periferie di S. Paulo - aree violente e povere. Lo abbiamo chiamato Autolabs: esistono due testi eccellenti in inglese sull'iniziativa scritti da Ricardo Rosas. Questo è stato l'embrione, in un certo senso, dei Pontos de Cultura. Abbiamo iniziato così una discussione su una mailing list per l'implementazione dei media center nel paese, che utilizzassero software libero e dessero acesso a internet per distribuire i loro contenuti culturali. Dopo un anno e mezzo di discussione sulla mailing list, siamo potuti entrare nel ministero per implementare il progetto.

Il processo di implementazione è stato bellissimo. Mi ricordo del secondo incontro con Gil, che ci ha chiesto: "Ok, sembra interessante, e posso immaginare il tutto in funzione (abbiamo registrato Maquina de Ritmo, una nuova canzone distribuita in creative commons), ma come insegnare a donne analfabete di 60 anni? o a comunità indigene nel loro linguaggio?". Con questa domanda in testa, abbiamo iniziato tutta una serie di workshop con l'obiettivo di creare dei "replicatori" all'interno delle comunità locali, e prepararli a utilizzare le tecnologie. Di seguito, workshop locali per rafforzare le conoscenze sul software libero e sulla produzione multimediale. I workshop erano dei grandi parties, comunità culturali, famiglie... Li radunavamo, suobavamo i tamburi, cantavamo, ballavamo, registravamo e distribuivamo, bevevamo e dormivamo per terra, ridevamo, eravamo stramati e ci svegliavamo come nuovi. Sorrisi, Sorrisi... E con nostra sorpresa (ma nemmeno tanta), le ideologie dietro le tecnologie libere venivano interiorizzate, replicate, vissute... nomadi alla stato macchinico di Deleuze. Molte articolazioni ... Molti meeting, molti workshop, Dopo questo è arrivata la produzione musicale, i video, e così via. Non era altro che lo stato a dettare la cultura. Era lo stato a democratizzare l'accesso a differenti aspetti dell'arte: processi, investimenti, politiche, felicità, piacere - amore, diversità. Amore.

Adesso i Ponto de Cultura sono diventati un programma nazionale, molte regioni stanno creando le proprie call per i pontos de cultura, molte li hanno già (Bahia, Pernambuco, Minas...). Molti altri programmi di inclusione digitale adesso stanno mettendo in comune le proprie idee, direttive, workshop. Il processo di implementazione è stato fatto da persone che si conoscevano e che hanno conosciuto le persone in spazi e in relazioni informali e amicali. Ci mancano le persone negli spazi in cui abbiamo lavorato. O, usando una parola perfetta nel linguaggio partoghese: "saudade! ah, essa língua da luz, a lusitana! O fado, o mar e os lusíadas!".

Le politiche pubbliche sulla cultura digitale sono state scritte adesso, e l'obiettivo è di riunire le opinioni del maggior numero di persone coinvolte nel processo: pochi stati-nazione hanno l'opportunità di creare le loro politiche pubbliche iniziando dai bisogni della popolazione. Alla fine in Brasile.

- Uno degli obiettivi principali dei Pontos di Cultura è il supporto alla produzione artistica e culturale delle comunità locali, attraverso il networking e la tecnologia. Secondo te, il programma ha avuto successo? Quale tipo di processo culturale, antropologico, economico e politico sviluppato dal programma è stato il più significativo? Come e perchè le tecnologie possono abilitare innovazione e cambiamento?

Penso di aver risposto alla domanda nella precedente risposta, ma penso anche che il processo più significativo a livello culturale, antropologico, economico e politico sviluppato nel programma sia la felicità. Non solo i pontos de culura, ma anche il programma GESCA del ministero delle Comunicazioni e della Saluteha avuto un processo di implementazione interessante (e felice). La tecnologia è stata compresa nel suo complesso. Il governo ha appreso dai molti. Molti hanno iniziato a creare i loro partiti politici; altri a pubblicare i loro contenuti (i mass media in Brasile, come credo ovunque, sono un incubo). Molti sono diventati attori sociali e artistici. Molte sono state le discussioni avviate. E molti sono stati i sorrisi, le feste, la comprensione. Molti i sentimenti coinvolti. O, come direbbe Spinoza, molti buoni incontri. Molti buoni incontri. E, credendo nello scenario micropolitico, abbiamo veramente bisogno di più felicità nel mondo.

- Secondo te, in che modo l'arte e le pratiche legate alla cultura digitale possono abilitare modelli validi e alternativi a quelli esistenti, a livello economico, antropologico e sociale? Esistono esperienze in Brasile che ti piacerebbe descrivere per supportare la tua visione?

Capire le ideologie e le partiche che stanno doetro la cultura digitale per implementare ciò come processo politico. La de-centralizzazione, l'investimento nelle iniziative locali per sviluppare modelli di sostenibilità, sistemi di fiducia, condivisione di conoscenza e di gioia.

Mi ricordo di un libro di Johnny Jordan che ho letto: "Resistence is the secret of joy". Pensavo che qyesta frase fosse incredibile. Ora penso che la gioia sia il segreto della resistenza.

------------------ ORIGINAL VERSION IN ENGLISH ---------------------

- Ricardo Ruiz, Des).(centro, Brazil: presentation for the intalian readers

Des).(centro - is a de-centralised organisation, responsible among other things for the Submidialogia conferences. It was formed as the outcome of conversations between members of MetaReciclagem, Articuladores, RadioLivre, Mídia Tática and other groups, and earned seed support from the Waag/Sarai platform - an initiative that connected leading media culture organisations in the Netherlands and in India, for seven years until 2007. Towards the end of this programme, an allocation of funding was made towards visits by Brasilian practitioners to Delhi, visit to a workshop in Amsterdam and towards a publication (which was edited by the late Ricardo Rosas) due for publication in late 2008. Members of Des).(centro who live in various parts of Brazil (10 different states from south, south-east, north-east and north regions) are working on projects combining free media ethics and tactics with ecological concerns. Their Houses of Happiness project was part of the Transmediale Festival in Berlin in February 2009[1]. Its members has been experimenting with ideas of mapping in previous work which can be viewed at https://contexto.descentro.org and https://turbulence.org/Works/mimoSa/ . Others are helping on the development of public policies for digital inclusion in the country, and researching projects which brings together issues related to water, environment, technology, media and reforestation. We are also working on development of a laboratory/residency space in a locality called Bonete off the coast of Sao Paulo state where the local economy is based on fishing and tourism. They aim to invite national and international researchers to spend time at this site which opens up a number of important questions about the interrelationship between socio-technological development and the natural world. More houses like this, the House of Happiness, also exist in Pipa (RN), Arembepe (BA), Pontal do Sul (PR) and Atins (MA). Last year, Des).(centro published online magazines (Cadernos submidiáticos) and printed books (Net Cultura 1.0, Apropriações Tecnológicas and Futuros Imaginários, Brazilian version of Richard Barbrook´s Imaginary Futures). Des).(centro believes their research started in 2002, spreading concepts of media democratization towards new media, to create a critical mass for the common construction of public policies on new media, internet and digital inclusion. Their members, who helped on the de-centralized spread of the idea all over the country (they were responsible for many governmental program as well as independent initiatives during the last 5 years) are now key persons on the development of this polices inside Brazilian government.

ok it is a ready made document, but it is just because i don't like to talk that much about ourselves. But the articulations to develop descentro started toghether with initiatives like pontos de cultura program of the ministery of culture of brazil, what interest us most in here :)

- Brasil is considered to be one of the most dynamic economies, with a peculiar growth pattern, and it embodies wide interests for international subjects due to its natural resources, for the potential of its markets and for the investment opportunities. A country, needless to say, with deep contradictions, conflicts, cultural and political movement. During these years, from Lula's presidency to Porto Alegre's World Forums, it became for many people the symbol of "a possible alternative world". From your point of view, which are the symptomes, characteristics and repercussions on Brasil of the international financial crisis?

One thing you forgot on the question: a place of an unincredable cultural-artistic production. And, in an era where information is money, Brazil is a content producer. Or a money creator. But talking about crises.

long efforts were made to get a better financial and land resources in brasil during lua's government. Governmental programs, in many aspects, were in place that governement never were before. So, on assistencialists projects, on huge infrastructure programs, cultural programs (like pojntso de cultura and other inbitiatives) etc a good amount of money were invested on people that never had any investment before. no matter if assistentialism, infrastructure, studies, salaries etc. And, before all these alternatives on incoming distribution, we had lots of crise, that someone from US, Europe or Japan would be dead:

1980-1985 - Plano Cruzeiro (21 years after militarism and 50 after keynesianism) - inflation 16 % /month or 500% /year

1986 - Plano Cruzado iinflation 20% / mês

1987 - Plano Cruzado II - inflation 16,8% / mês

1987 - Plano Bresser - inflation 14% / mês

1988 - Plano Bresser (Maílson da Nóbrega) - inflation 18 % / mês

1988 - OTN - inflation 28,8% / month

1989 - Plano Verão (Cruzado Novo) - inflation 26 % / month

1990 - Plano Collor - inflation 4,5% /month (brake of industrialization: minus 26% - zélia cardoso de mello - https://www.youtube.com/watch?v=7KHza2R-C-E&feature=related - Olha o cruzeiro de volta! overnight, none in brazil had more than 10.000 dolars on banks. everything would be used by government and sent back to population after a year in 12 parts. believe?)

1994 - Plano Real (URV)

know less: -> https://www.youtube.com/watch?v=oKcbnQ7ga0c&feature=related

what crises are we talking about? "que bloco é esse? eu quero saber!"

So, we can feel impacts: unemployee is a little bit higher than the last 1o years, and lots of things are happening in the country without money: "so, i give the money to you in a month and a half, and than you give money to someone two months after and so on...". quite common around sub>tro[picalized economies. But it doesn't look so hard to deal. After all, we didn't had the kind of stupid investment that happened in US economy.

- During the last legislation the Ministry of Culture started the digital inclusion program named "Cultura Viva", centered around the creation of the "Pontos de Cultura", an experience in which you were deeply involved: how was the program born and developed and what is its current status?

Cultura Viva is a program of social inclusion. Before Gilberto Gil's heading the ministery of culture, never the country had investments on grassroots culture. What do i mean: all the investment in culture(culture could be arts in english, but who knows... would be the same as arts council in britain), when happening, were focused on big cinematographics productions, or huge Rio de janeiro Carnaval, or Mega concerts. But brazil is not made of this kind of artistic production. not only. It is just to imagine that samba have many, many, many,many different vertents, is really old, and is played all around the country specially in familiar parties. And we are talking just about samba. There is coco, maracatu, boi, congo, congada, boizada, guitarrada.... And than streets theatre, indiginous productions, independent movies, uncontable musicians (sometimes i think everyone is musician!).... So, to democraticise the acces to arts production, process, is a social inclusion program. Pontos de cultura was one of the parts of the programs, and the digital inclusion program, part of pontos de cultura, was called Cultura Digital. The program was born maybe in 2002, 2003. We (and we are lots of people, maybe 400) had organized Midia Tatica Brasil festival in sao paulo (https://mtb.midiatatica.info) as part of Dutch Next 5 Minutes 4. A Tactical Media lab very intense on the capital center of sao paulo. On that time, Claudio Prado, also involved on the project as friend of gilberto gil and cathalist of ideas, called the main organizers to talk in his home about BAC projet. It was the first time I heard. After it, we developed another tactical media lab, 6 months longer for 300 hundred boys and girls in peripheries of sao paulo - violent and poor areas. It was called Autolabs (autolabs.midiatatica.info) there are two excellent texts in english about autolabs written by David Garcia and Ricardo Rosas. This was the embryo, in some how, of Pontos de Cultura program. We started a discussion list to talk about the implementation of media centers around the country using free software and getting acces to the internet to distribut their cultural content. After one year and a half developing the program on a discussion list, we could get inside the ministery to implement it.

The implementation process was beautiful. I remember our second meeting with Gil he asked us: "ok, sounds nice, i can seee everything working (we recorded MAquina de Ritmo, a new song distributed on creative commons), but how will you teach illiterate 60 years old women? or indigenous communities on their language? " With this question in mind, we started a whoile series of regional workshops, with the aim to locate replicators on their communities, and make than ready to play with technology. After, local workshops to strenght the knowledge on freesoftware for media production. And the workshops were all big parties, cultural communities, families.... we gather, play drums and sing and dance and recorded and distributed and dring and sleeped on the floor, and smile, and got tired and woke up brand new. Smiles. Smiles. And, for our surprise (or not that much), the ideologies behiend free technologies were interiorized, replicated, lived... nomads together the deleuzian state-machine. Many articulations on real brazilian cultural blows and institutions and peolpe were happening... many meetings, many workshops. After that, became music production, videos, and so on. It was not any more the state dictating culture. It was the state democraticizing the access to different aspects of arts: process, investments, politics, happiness, pleasure - love diversity. love.

Now Pontos de cultura became a national program, many states are creating their own public calls for pontos the cultura, many already had (bahia, pernambuco, minas...). Many other digital inclusion program are now mixing their ideas, directives, workshops. Implementation process is being doing by people that know each other and know people in spaces ina familiar relation. We miss people on the spaces you work. or, the perfect word on portuguese language: saudades! ah, essa língua da luz, a lusitana! O fado, o mar e os lusíadas!

Public Plicies on digital culture is being written now, and the aim is to gather the opinion of as many involved in te process as possible: few times a state-nation have the opportunities to creat their public policies starting from the needing of the population. At least in Brazil.

- One of the main goals of the Pontos de Cultura is to support the productions and the cultural and artistic processes of local communities, using technology and networking. In your opinion: have the results been effective? What kind of cultural, anthropological, economic and political processes developed in these programs were the most significative? How and why was technology an enabler of innovation and change?

i think i answered this question on the last, but i think the most cultural, anthropological, economic, and politcal process developed in these program that were significatives is the happiness. Not only pontos de cultura, but gesca program on ministery of comunications, the ministery of health have nice (and happy) implementation process and so on. Technology was understand as a whole. The government was understand by many. Many startedt to do their political parties. Many started to publish tehir content (and mass media in brazil is a nightmare, probably everyone knows that). Many become artistic-social-actors. Many were the discussion rised. And, many were the smiles, the parties, the undestanding. Many sentiments involved. Or, as would say Spinoza, many Good meetings. Many Good Meetings. And, believing on micropolitics scenerio, we really need more happiness in the world.

- What do you think are the ways in which art and practices related to digital cultures can enable valid alternative models to the current ones, on levels that are economic, anthropologic and social? Are there any experiences in Brasil on this subject that you would like to describe to us to support your vision?

To understand the ideologies and practices behind digital cultures to implement is as political process. De-centralization, investment on local initiatives to develope models of susteinability, systems of trust, share knowledge, joy.

I remember To read in one of Johnny Jordan books: Resistance is the secret of joy. I thought this phrase was great. but now I think that joy is the secret of resistance.

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