Bau 6 - Contenitore di Cultura Contemporanea a Roma dal 24 febbraio

A manifesto of 2008 exhibitionMartedì 24 febbraio alle ore 18,00 presso lo Studio Arte Fuori Centro di Roma (via Ercole Bombelli 22) viene presentato BAU contenitore di cultura contemporanea. L’esposizione prosegue fino al 13 marzo in orario serale (17,00-20,00).

Nell'occasione proponiamo per i lettori di Artsblog una doppia intervista inedita agli ideatori, Vittore Baroni, artista del circuito della mail art ed esponente di spicco della scena culturale underground italiana e Antonino Bove, eclettico autore che assembla installazioni, sculture viventi e performance con organismi mono e pluricellulari (lievito, alghe marine, piante, anguille, tacchini).

- Come nasce l'idea di Bau?

Vittore Baroni: il progetto Bau si ricollega alle riviste d’autore ad assemblaggio. Molti artisti della poesia visiva, collegati al movimento Fluxus e abituati negli anni '70 a questo tipo di ricerca ne sono rimasti sorpresi ed hanno in qualche modo partecipato. Bau è nato perché alcuni di noi si erano accorti di come stranamente, in un territorio così ricco dal punto di vista culturale come la Versilia, non succedeva nulla dal punto di vista dell’arte contemporanea ed in particolare delle arti visive. Così è partito una specie di passaparola, che in ciascuna uscita ha provocato un costante ricambio, con una media del quaranta per cento di voci nuove in ogni numero.

bau 2

- Rivista, contenitore, kit per l'esposizione d'opere d'arte....

Vittore Baroni: la rivista è il collante che tiene insieme questo gruppo, ma non si ferma lì. Ci siamo anche fin da subito confrontati con la necessità di far conoscere questa scatola e il suo contenuto ad un pubblico. La prima presentazione l’abbiamo fatta a Viareggio nel 2003, all’ex-mercato ittico.La cosa ha funzionato talmente bene che poi le giornate-evento sono proseguite in giro per l'Italia, nei luoghi deputati all'arte (la Camec, il Centro Pecci, Il Palazzo delle Papesse...) e non solo. Bau è approdata in un uno stabilimento balneare, in un agriturismo, in un’osteria, ha portato insomma l'arte fra la gente.

Vittore_Baroni artwork

- E per quanto riguarda il contenuto?

Vittore Baroni:una caratteristica importante di Bau è che non si limita alle arti visive, ma è interessata a qualsiasi forma di sperimentazione nei linguaggi: ci sono letture poetiche, dvd di videoarte, cd musicali, progetti partecipativi e molto altro. La cosa curiosa è che cerchiamo di coinvolgere anche personaggi che, pur non considerandosi artisti, fanno cose creative. In un numero abbiamo avuto un astronomo che ha scoperto i satelliti di Giove, poi Amelio Fantoni, cuoco che si reinventa tradizioni e alchimie e addirittura un becchino che si diletta a fare disegni e poesie quand’è fra le tombe.

- Ditemi qualcosa di più sulla scatola...

Antonino Bove: si tratta di un contenitore, una scatola prodotta in centocinquanta copie, che contiene opere di artisti in formato UniA4. Autori che sentono la necessità di lavorare insieme e raccogliere le proprie forze per un progetto comune. Noi sappiamo bene che gli artisti sono la quintessenza dell’individualismo, però, in un mondo complesso, bisogna andare verso una convergenza di forze. Noi abbiamo visto che convergendo le nostre forze i musei ci aprono le porte. Molti di noi non sono entrati nella Library Research del Getty Museum, al Macro di Roma, al Mart di Rovereto, da soli, ma ci sono entrati tramite Bau. Questa è una questione significativa, che merita una riflessione.

Bove'artswork

- Che posizione avete rispetto alla contemporaneità?

Antonino Bove:un altro aspetto di Bau è che accoglie artisti emergenti che meritano molto e li mette insieme ad artisti storici. Qualcosa di concreto e di robusto lo stiamo costruendo, soprattutto in momenti come questo, dove ci si conosce meglio tra artisti. «Su di noi si scolora un po’ la demenza della contemporaneità». La contemporaneità è un momento meraviglioso, però comporta aspetti deleteri. C’è un “antagonismo a lama bianca”: gli artisti sono messi l’uno contro l’altro da parte dei critici, dei galleristi e dei direttori di musei. Nella loro disperata volontà di emergere cadono in questa trappola e impiegano tutte le loro energie per diventare visibili, spesso trascurando il contenuto dei loro lavori. Qualcuno tra di noi dice: “io faccio arte per me stesso, per soddisfare la mia interiorità!” Benissimo! Io rispetto in pieno questa considerazione, però ritengo che noi non siamo delle monadi isolate, ma anzi è proprio nella nostra socialità che noi verifichiamo l’arte. Noi riteniamo che l’opera si verifica nel collettivo, nella discussione e nel confronto. L’arte non è una cosa inutile, l’arte è fondamentale, però questo quasi ci vergogniamo a dirlo. Tutto un contesto di elementi, non ultimoa l'economia dei beni artistici, ci bastonano per ammorbidirci, per renderci malleabili e quindi cedevoli alle regole del mercato e alle lusinghe dei sistemi di potere.

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