Vademecum del visitatore di mostre d’arte: la fiera

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Vuoi avere un’idea di quello che è il panorama artistico del momento? Vuoi vedere quali sono le opere che sono maggiormente proposte dai galleristi? Allora andiamo all’Artefiera.

Questa è la risposta definitiva che ho ricevuto da Raflesia. Poche parole, zaino in spalla e si parte. Le premesse le conosciamo già, quindi appena pronti, andiamo.

Bologna è ben servita da mezzi pubblici e la zona fiera è facilmente raggiunta. Se non volete sorbirvi l’onere del biglietto, come ad ogni fiera, c’è sempre qualcuno che ha degli inviti omaggio in più… Il mezzo pubblico amplia le conoscenze e favorisce i rapporti interpersonali. Chi ha voglia di chiacchierare e trova un interlocutore attento, è solitamente ben disponibile ad omaggiarlo con un invito residuo.

Una passeggiata in mezzo all\'arte contemporanea
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La fiera è e rimarrà sempre una fiera. Grandi e spaziose biglietterie, molteplici ingressi con file agili e snelle, vasti e luminosi ambienti. L’atmosfera non è quella di un museo o di una galleria. Le opere ci sono, ma si percepiscono in modo diverso. Sarà forse perché in alcune di queste c’è il prezzo. E non sono noccioline.

Le più grandi e importanti gallerie italiane e non, si confrontano e mettono in mostra i loro migliori artisti. Solitamente, parlando di migliori, ci si riferisce a quegli artisti che vanno più di moda. Ovvero i più acquistati. Sicuramente quelli di cui si parla maggiormente e che si vedono con più frequenza nelle gallerie pubbliche.

Si vaga liberamente per i tre padiglioni aperti, cercando di vedere quanti più artisti possibili. La bellezza di un evento di tal portata, è quella di poter ammirare un’enorme quantità di opere e di poterle addirittura fotografare! Non ci credete? Eppure è così. Siamo in una fiera in fondo, qui si fa pubblicità e si firmano contratti. Ci si mette in mostra al fine di ottenere ciò di cui tutti, al fine, abbiamo necessità. Il pane.

Ma a noi torna comodo tutto questo e ce ne usciamo sfiniti, ma contenti di tutta l’arte che siamo riusciti ad assorbire. Quello che ricordiamo è un’installazione di Daniel Glaser e Magdalena Kunz, nella quale la fusione tra scultura e tecniche multimediali, da vita a un’opera che ci parla e sembra essere viva quanto lo siamo noi.

Angela_Glajcar
Antony_Gormley
Cage_Alexandar_Duravcevic
Cage_Alexandar_Duravcevic_1
Keith_Tyson_nature_painting
Marina_Abramovic
Maurizio_Savini
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Peter-Belyi
Ana-Varela-y-Leonardo-Villela
Enzo_cucchi
Luigi_Carboni
Marc_Quinn
Matteo_Pugliese_1
Matteo_Pugliese_2
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Stefania_Beretta
The-Blue-Noses
Valerio_Berruti_1
Valerio_Berruti
Vanessa_Beecroft
Yinca_Shonibare_MBE_thesleepofreasonproducesmonster

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