Pubblico giovane per la mostra romana di Hiroshige

Mostra Hiroshige a Roma

Ho voluto vedere la mostra di Hiroshige a Roma il prima possibile, per evitare gente e file (che andranno inevitabilemnte ad aumentare visto l'avvicinarsi di festività e bel tempo), ma lo stesso sabato i visitatori erano tanti, molti giovanissimi.

Questo mi ha colpito, ma evidentemente era quanto si aspettavano i curatori, che hanno studiato un percorso inteso a coinvolgere il pubblico più giovane e relative famiglie. Ammetto che all'inizio non ho capito la scelta di alcune cose, ma poi ho realizzato il perché del "Quaderno di viaggio" sul quale si possono mettere i timbri presenti lungo il percorso, proprio come avviene in Giappone, dove ogni tempio buddista ha un timbro ufficiale e una stazione dei timbri (che ho tra l'altro fatto), delle piante (finte o vere non so), delle lavagnette ad acqua per gli ideogrammi e del sottofondo di suoni di uccelli. Questo per far immergere in una sorta di viaggio all'interno della cultura giapponese. Da qui anche la ragione degli abiti kimono indossati dalle guide.

Per gusto personale l'ho trovato un po' kitsch, e l'ambiente troppo buio, stretto e caldo, ma a parte questo aspetto, la sorpresa sono i lavori in mostra. Non avendoli mai visti prima, li ho trovati molto più piccoli di quello che immaginavo, anche se colori e dettagli sono al contrario superiori alle aspettative. Le opere sono tante, raggruppate vicine per tema e non si può certo osservarle nella quiete domestica come era nelle intenzioni dell'artista, ma visto che si tratta di un'occasione unica non si può pretendere l'impossibile.

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