Interviewing the Crisis 2 con Alessandro Ludovico - Neural.it

Alessandro Ludovico & Douglas Stanley

Interviewing The Crisis 2 incontra Alessandro Ludovico. Giovanissimo, nel '93, Alessandro fonda la rivista Neural, una delle prime in Italia ad occuparsi ci arte e cultura digitale. E infatti per lui i new media sono quello che definisce un "cortocircuito" capace di catalizzare tutti i suoi interessi, dalla musica elettronica, all'arte, alla politica. Attualmente docente presso la "School of New Technologies in Art " di Carrara e ricercatore alla Willem De Kooning Academy di Rotterdam, è anche co-autore di interessanti opere come Amazon Noir e GWEI (Google Will Eat Itself), che hanno suscitato non poco interesse da parte dei media e della critica.

Secondo Alessandro la crisi ha intaccato il livello psicologico della gente, più che quello economico: il senso diffuso di incertezza e precarietà che ci domina, coincide con un cambiamento epocale, ovvero la fine di un'era e questo è di per sé una fonte di orte destabilizzazione. Con determinazione e semplicità afferma inoltre che uno stile di vita con meno pretese e un abbassamento generale dei consumi non potrebbe che giovarci. Quando gli chiediamo quale virus inietterebbe, potendo, nel corpo in crisi della società, risponde che non esiste un virus capace di "salvarci": è piuttosto la crisi ad avere caratteristiche virali nella sua capacità di propagarsi (le oscillazioni dei titoli viaggiano veloci come le informazioni. gli allert etc...). La sua riflessione si sposta invece sulla necessità di una maggiore e più elevata coscienza della crisi a livello personale che dovrebbe portare a propagare da individuo ad individuo un virus che inneschi meccanismi di solidarietà e condivisione delle risorse...

Per il resto vi lascio alla lettura dell'intervista, con un'indicazione per gli appassionarsi: tenere d'occhio Neural.it che è sempre una fonte interessante di notizie ed approfondimenti critici.

[Nella foto in alto, Alessandro Ludovico (a sinistra) con Douglas Stanley]

- Direttore di Neural.it, saggista, curatore, fra i primi promotori di Nettime, docente di Computer art, Alessandro Ludovico è anche co-autore di opere come Amazon Noir e G(oogle)W(ill)E(at)I(tself): come nasce e come si sviluppa il tuo interesse per i nuovi media?

I new media hanno "cortocircuitato" i miei interessi verso la cultura radicale, il networking, l'editoria, l'arte e la musica. Il mio background proviene dalle "zines" (ovvero le riviste indipendenti), dalla musica elettronica, dalla mail art e dall'impegno politico. I "networkers" mi hanno spinto a combinare tutto, questo portandomi a "qualcosa in più". E' per questo che ho fondato il magazine Neural nel 1993. A partire da quel momento il mio interesse è cresciuto, si è raffinato e differenziato in diverse branchie.

- L'attuale crisi sembra essere (eco)sistemica: quali sono a tuo avviso le sue caratteristiche principali? Quali le ripercussioni a livello globale e in particolare in Italia, a partire dalla tua esperienza?

E' molto difficile da stabilire, ma nonostante ciò un senso diffuso di incertezza e precarietà è senz'altro presente. A me sembra più un momento di cambiamento (forse non è un caso alla fine di un decennio), quando molte cose hanno bisogno di essere ripensate. L'impressione generale è che sarà difficile, e anche potendo contare sulla nostra gigantesca conoscenza e sul sapere tecnologico sviluppato negli anni, nessuno può dire quanto costerà e quanto durerà la crisi. E questo rinforza il senso dell'incertezza. Alla fine la mia impressione è che una riduzione dei consumi potrebbe ingenerale migliorare la situazione, allo stesso modo praticare uno stile di vita più frugale ci farebbe star meglio.

- Uno dei focus della tua ricerca è il virus, come metafora tecnologica, sociale, antropologica e artistica: se potessi, quale virus inietteresti nel corpo in crisi dei mercati finanziari globali e perché.

Penso che nessun virus ci possa salvare. Ma la crisi sembra essa stessa virale: le oscillazioni dei titoli di borsa sembrano propagarsi così velocemente dall'uno all'altro, esattamente come succede per le notizie, gli allarmi e via dicendo. Io penso che dovrebbe essere altrettanto virale una più elevata coscienza personale della crisi, tale da innescare un livello maggiore di solidarietà e condivisione delle risorse.

- Rivedendo "Appleseed" in questi giorni, ci è saltata all'attenzione la fascinazione per una idea di tecnologia quale "ricetta" per risolvere o recuperare uno stato di crisi globale: nel film-animazione la società veniva addirittura regolata ecosistemicamente intervenendo sull'informazione e la comunicazione, ma anche sul corpo. L'arte "tecnologica" offre spunti innovativi e suggestivi sulle possibilità di confrontarsi con le situazioni di crisi, globali o individuali, per le persone che vivono nel mondo contemporaneo?

Attualmente uno dei ruoli più interessanti che l'arte può giocare in questa situazione è di scuotere la società con un approccio critico e radicale, manipolando la propaganda sulla crisi e "scovendo" quelle informazioni che rimangono nascoste. Io apprezzo quegli artisti che non si limitano a giocare con il meme della crisi, ma che cercano di confrontarsi con il livello intimo di essa. Sinceramente credo che la crisi stia colpendo la gente a sul personale, più a livello psicologico ( "la fine di un'epoca") che a quello economico. E ciò sta aprendo possibilità espressive infinite.


- C'è una tendenza globale verso l'ibridazione: le discipline scientifiche, l'arte, le forme di consumo, i corpi, le crisi finanziarie :) sono "oggetti" ibridi molto più complessi di quello che potrebbero essere stati anche pochi anni fa. Questa tendenza, in un certo senso, è una enorme opportunità per rinnovare, creare nuovi spazi e le conseguenti "nuove regole". Sei fiducioso? Quali sono le direzioni in cui vedi più possibilità di successo nel rinnovamento culturale, nella creazione di nuove forme di governo, di economia e, in definitiva, di vita? Può uno stato di "crisi" essere un momento per sperimentare le "nuove regole"?

In realtà credo che dipenda da chi in questo momento stabilisce le regole. Ma alla fine sì, potrebbe essere un'opportunità da sperimentare, probabilmente in piccole comunità

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