MAXXIduepercento. Selezionati i primi 11 finalisti del concorso


Si è conclusa con successo la prima fase del concorso MAXXIduePerCento, concorso internazionale rivolto ad architetti e artisti di tutto il mondo per realizzare le due opere (una all'interno e una ll'esterno) per il museo di arte contemporanea realizzato da Zaha Hadid, di prossima apertura a Roma.

Delle 554 proposte pervenute alla giuria, 11 sono gli artisti selezionati, 5 per l’opera dell’atrio interno (Jenny Holzer, Joseph Kosuth, Maurizio Mochetti, Alfredo Pirri, Sislej Xhafa) e 6 per l’opera dell’area esterna (Massimo Bartolini, Daniel Buren, Wilfredo Garcia Prieto, Piero Golia, Massimiliano Grimaldi, Olaf Nicola). La seconda fase del concorso consisterà nella realizzazione di un progetto di dettaglio a partire dall'idea presentata, a cui verrà definitivamente commissionata l'opera.

La riflessione che voglio fare è però un'altra. Dando una scorsa al comunicato stampa si legge la seguente frase "Le 554 domande pervenute sono state valutate sulla base dei criteri di giudizio stabiliti dal bando e cioè la riconoscibilità dell’artista nel panorama nazionale ed internazionale attraverso mostre e pubblicazioni specialistiche, l’approccio al tema del concorso e gli elementi artistici e tecnici delle opere realizzate.". Il che potrebbe sembrare del tutto "normale", ma se il primo criterio di valutazione di un'opera d'arte è la "riconoscibilità" dell'artista e il numero di volte che egli ha esposto in musei o pubblicato su riviste di settore, ciò significa a priori escludere una fetta di realtà (e soprattutto di idee e progetti) che non supererà mai questo filtro (immaginate la giuria che valuterà come prima cosa il cv: in sostanza, se l'artista, non l'opera dunque, non è riconoscibile internazionalmente etc, con tutta probabilità il progetto non verrà nemmeno letto).

Significa, alla fine dei conti, accettare un'idea profondamente elitaria dell'arte come sistema che si auto-riproduce (nei musei, nelle riviste, negli libri di storia dell'arte). Mi chiedo: non sarebbe più "sano", ecologico (in senso culturale), intellettualmente onesto eliminare tout court criteri di questo tipo dai bandi, ovvero liberarsi dal feticismo del "nome" e lasciare che le commissioni giudichino in base alle idee e alla bellezza dei progetti stessi? Come sempre i problemi stanno nell'accesso (alle risorse e alle informazioni in primo luogo) e nell'incapacità/non-volontà di tutelare il "diritto all'esistenza" di tutto ciò che non rientra in criteri e standard stabiliti da fonti "autorizzate". Ma potremmo anche evolverci.

  • shares
  • Mail