I Want You To Want Me

Questa bellissima di opera Jonathan Harris e Sep Kamvar commissionata dal MOMA di New York, esplora la ricerca dell'amore nel mondo del dating online. Costantemente la nostra vita digitale ci spinge rendere pubblici i nostri dati personali (pensiamo ad esempio ai social network) e a condividere in sfera pubblica le nostre emozioni più intime, alla ricerca di conoscenze, partner, appuntamenti, nuovi amici.

Mettendo in relazione dati quali età, genere, sessualità, "I Want You To Want Me" genera aggregandoli nuovi dati attraverso una costante ricerca su diversi siti e piattaforme. Il sistema di ricerca avviene su base semantica e procede con un tracciamento dei più popolari desideri, auto-rappresentazioni, interessi degli utenti. I dati sono rappresentati attraverso un'istallazione interattiva, su un touch screen ad alta risoluzione in una stanza al buio. Lo schermo riproduce un cielo interattivo, dove il tempo (soleggiati, piovoso, nuvoloso etc...) può essere controllato dal visitatore. Sul cielo centinaia di palloncini blu (popolazione maschile) e rossi (popolazione femminile) che rappresentano ognuno il profilo di un singolo utente: la gradazione di colore dal più chiaro al più scuro rappresenta invece l'età. Dentro ogni palloncino, oltre 500 video di una persona (sola) impegnata in varie attività (yoga al jumping jacks, jogging...). Toccando un volta ogni palloncino, lo si seleziona: foto e frasi ne fuoriescono come in un fumetto sa una nuvola. Toccandolo due volte, il palloncino esplode. I palloncini hanno velocità e traiettorie differenti, si scontrano e qualche volta viaggiano insieme per un po', ma rimangono, alla fine, sempre separati. Esattamente come facciamo noi, online e offline, che viaggiamo dentro i nostri involucri di corpo e sensazioni, ma sempre alla ricerca dell'altro...

Una poetica meravigliosa e un'interazione meravigliosa, che ha accompagnato il San Valentino 2008 di molti newyorkesi, ma basta guardare il video per assaporarla. Opere di questo tipo fanno capire la tristezza e la povertà estetica a cui nella maggior parte dei casi ci costringe il web fatto in scatola. Anche nella sua versione 2.0.

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