La Biennale di Daniel Birnbaum, a Faenza.

La Biennale di Daniel Birnbaum

Venerdì scorso Daniel Birnbaum ha inaugurato la seconda edizione del Festival dell'Arte Contemporanea di Faenza, intitolata “On Biennials/ Tutto sulle biennali”. Durante un'intervista condotta da Angela Vettese, uno dei direttori scientifici della manifestazione, Birnbaum ha raccontato la “sua” Biennale veneziana, alla cui apertura manca (finalmente!) ormai soltanto un mese e mezzo.

“Fare Mondi/Making Worlds/Bantin Duniyan/制造世界/Weltenmachen/Construire des mondes/ Fazer Mundos …” è il titolo della prossima Biennale, un titolo dalle sfumature di significato diverse in ogni lingua, volutamente ambiguo nel sottolineare l'importanza del processo creativo. Dice Birnbaum, “fare un mondo” non significa necessariamente fare qualcosa di nuovo, è spesso anche un rifare, un re-making, una rielaborazione di ciò che già esiste e che diventa nuovo inizio. Cita Marcel Duchamp, che “rimontava” il passato in senso innovativo nella generazione del suoi ready-made. “Non devo inventare nuovi modi espositivi perché sono già li per essere usati. Bisogna dare il giusto spazio al giusto artista...Non ho creato niente di nuovo, la location è stata decisiva. Funziona da sola come luogo giusto per l’artista giusto”, ha concluso Birnbaum.

Oltre al tema della Biennale, si è discusso anche in merito alla figura del curatore, alle sue responsabilità e al suo ruolo. Alla domanda “In che misura un curatore si sente anche autore?”, Birnbaum ha risposto sottolineando l'importanza della trasparenza della figura curatoriale, che deve diventare invisibile una volta scelti e resi visibili al meglio le opere e gli autori.
Daniel Birnbaum, svedese classe 1963, è il più giovane direttore di sempre della Biennale veneziana. Ci ricorda che con l'arte si fanno mondi, non (solo) oggetti e merci. E si possono fare anche nuovi, possibili inizi.

La Biennale di Daniel Birnbaum
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