Mi Art, stop now !



Cala il sipario su MiArt, annunciato in pompa magna come grande novità 2009 nell’ambito delle fiere d’arte contemporanea italiane; nuovo concept, nuovo comitato consultivo, nuovo curatore, una sfilza di nomi di prestigio e di eventi (!) collaterali per rilanciare una fiera che ha spesso deluso sia per contenuti che per organizzazione.

Francamente non ci pare che il risultato sia paragonabile alle attese; è vero, qualche miglioramento c’e’ stato, forse piu’ di forma che di sostanza, ma i contenuti sono apparsi ancora una volta deludenti.
Certo, come sempre per il vernissage, pubblico delle grandi occasioni, bella gente, ma gli altri giorni non hanno brillato per partecipazione, qualificata o meno.

Sicuramente meglio della fiera di Roma, a tratti ridicola, ma non dev’essere quello il competitor di riferimento; piuttosto si è persa l’ennesima occasione per confrontarsi con fiere straniere e cercare di copiarle negli aspetti migliori.
Anche la comunicazione è apparsa deludente: le splendide foto di Gabriele Basilico che dovevano fungere da media, da collante di riconoscimento, erano vagamente sparse per la città, ma non abbracciavano la gente, non comunicavano l’evento. 10 per l’idea di coinvolgere il piu’ grande fotografo Italiano con le sue meravigliose immagini di Milano, 4 per l’esecuzione dilettantesca.
Il flop più grande è risultato comunque il padiglione del Moderno: stands veramente modesti, gallerie che hanno esposto il peggio del magazzino, prezzi fuori logica, sia in rapporto alla qualità che al mercato (se esiste un mercato dell’arte esiste una domanda e un’offerta ed è giusto che i prezzi siano ad essa relazionati); viene da chiedersi perché certe gallerie, se non hanno voglia di esporre, non rinuncino: farebbero bene all’Arte e a Milano specialmente.

Eccezione piacevolissima, la galleria Studio Gariboldi apparsa in splendida forma, con uno spazio veramente di grande qualità ed eleganza. Straordinarie le opere di Gianni Colombo e Agnetti, sopra le altre. Complimenti. Lo stand più bello di tutta la Fiera.

Il Contemporaneo si è salvato, senza infamia e senza lode; apprezzabile un certo sforzo degli espositori di allestire stands equilibrati e non eccessivamente affollati di opere (con le solite eccezioni di qualcuno palesemente in preda all’ horror vacui).
Tra gli spazi più piacevoli ed interessanti citerei Manzoni, con i Billboards di Maurizio Montagna, Ermanno Tedeschi, che presentava artisti unicamente israeliani tra cui un paio di fotografe di alto livello, Metis-nl di Amsterdam, Cà di Frà con dei Ghirri molto belli, Riccardo Crespi con le opere del danese Soren Lose, Corsoveneziaotto che ha presentato, tra l’altro, gli ultimi lavori dei bravissimi milanesi FRP2, e Astuni Bologna, con uno stand nuovo e raffinato, diverso dal suo più recente passato, dove ha esposto belle opere di Steven Pippin, Attila Csorgo e Florschuetz, di cui a breve inaugurerà una personale-Jets- nello spazio Bolognese.


In ultima analisi, mentre la bocciatura per il Moderno è netta e senza appello, il Contemporaneo si merita un ampia sufficienza ed è altresì encomiabile la partecipazione di alcuni grandi Galleristi (Emi Fontana, De Carlo, Raffaella Cortese) che hanno dato lustro a questa edizione di Mi art; pero’ da qui a farne una grande Fiera ce ne corre, e ci pare di poter dire che ne dovrà passare di acqua sotto i ponti perché Milano abbia una fiera all’altezza della città.

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