Padiglione Argentina: l'Eva Peròn di Nicola Costantino tra idealismi e realtà

La Biennale ha inaugurato il 29 Maggio il Padiglione Argentina con Eva – Argentina. Una metafora contemporanea.

Padiglione Argentina Nicola Costantino

L'artista argentino Nicola Costantino rilegge una delle figure chiave della nazione sudamericana: Eva Peròn. Tra idealismo e immaginario che hanno reso Evita quasi una leggenda, Costantino sceglie di narrarci il suo lato più reale e privato attraverso un mix di contrasti e sperimentazioni.

Ciò che Nicola Costantino vuole mostrarci sono i retroscena di un palcoscenico dal quale Evita Peron, attrice ancor prima che leader politico, non è mai scesa per dovere verso il popolo e verso i suoi ideali. L'artista adesso ci mostra il suo lato personale, quello di una donna e non di un mito, presentando a Venezia quattro opere: due video-installazioni (Eva i sogni e Eva lo specchio), un oggetto-macchina (Eva la forza) e una scultura quasi astratta (Eva la pioggia). L' allestimento ci coinvolge per il senso di intimità perché ricrea gli ambienti di una casa con la sala da pranzo, la camera da letto e lo studio scenario quotidiano di una donna, sola con le proprie paure e insicurezze, lontana dallo scenario pubblico di grandi piazze gremite di gente e palazzi del potere.

I contrasti del resto non possono essere che la base di una figura come quella di Evita, complessa, contraddittoria, in bilico tra la dolcezza e la forza, la fragilità emotiva e la determinazione. Attrice fragile da un lato e leader dall'altro. Contrasti che lo stesso artista ha scelto di rappresentare: Eva i Sogni e Eva lo Specchio infatti sono due video installazioni, impalpabili e leggere, in cui viene proiettata la figura di Evita in tante versioni quante sono le sfumature della sua esistenza, in un gioco tra l'immagine della finzione e quella reale.

Per le altre due opere (Evita la Forza e Evita la Pioggia) l'atmosfera è tutt'altro che impalpabile, ma asettica e metallica. Costantino sfruttando le sue capacità ingegneristiche sceglie di rimandarci simbolicamente a due avvenimenti tristi per la vita di Eva: la sua malattia e i funerali. Costruisce infatti una gabbia mobile in ferro che simboleggia la struttura che l'ha sorretta davanti la platea nel periodo in cui cercava di combattere con tenacia e disperazione contro la morte e una scultura asettica in acciaio con lacrime di ghiaccio per ricordare la pioggia battente e le lacrime dei concittadini durante i giorni del suo funerale.

Quattro opere per offrire un nuovo punto di vista ai visitatori della 55ma Biennale, mai trattato da nessun artista contemporaneo che nonostante tutto tra i ricordi dell'infanzia e quelli della storia nazionale racconta sempre come in una Rapsodia Inconclusa, dalle più svariate interpretazioni.

Foto| Clarin

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