Speciale LPM 2009 con Gianluca Del Gobbo [PART 1]


A giusto una settimana dalla conclusione di LPM, finalmente riesco a raccogliere il materiale della lunga quattro giorni animata da vj, videoartisti, performance di questo meeting.

Lo faccio iniziando da una lunga chiacchierata-intervista con Gianluca Del Gobbo che, da ideatore e promotore del progetto, me ne chiarisce la genesi e l'evoluzione: una storia che inizia ben 7 anni fa.

Dei numeri di LPM e della peculiare interpretazione che ne ha fatto il Tg3 (a quanto pare ci sono però abituati, visto che per i giornalisti trovare una collocazione per l'evento è difficile: si tratta di tecnologia, arte, clubing notturno? e i transgender che c'entrano?!?) vi ho già parlato precedentemente, ma vi ricordo in breve le statistiche: 378 le presenze da 28 paesi, per un totale di 293 tra performances, workshop e showcases.

Da qui in poi inizia la narrazione. Non esattamente un'intervista, ma un racconto dove a quello che ho visto, letto e conosciuto si mescolano come degli inserti le parole di Gianluca...

Sala performance
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0. LA GENESI

LPM nasce intorno a FlxER un'applicazione fatta in flash per realizzare vjset live. Il software di FLxER non è rilasciato né con licenza libera né con licenza proprietaria: “si scarica e basta, dall'swf si può ottenere il codice per modificarlo e farci quello che ti pare ma devi essere pratico, alla fine fai prima a chiedermi le modifiche. Qualcuno lo fa, ma la maggior parte si limita a usarlo...” come ci spiega Gianluca che lo d'altronde scritto. FlxER intanto riscuote successo e quando nel 2002 si decide di “fare una festa” per la sua nuova relais, ecco che a Roma arrivano circa 60 vj da tutta Europa. Di loro spontanea volontà e pagandosi il biglietto, spinti dalla voglia di incontrarsi e performare insieme, perché il party sarebbe stato realizzato in un club le cui sale erano a disposizione degli invitati per esibirsi e l'evento era aperto al pubblico, con ingresso gratuito.
A unire e a mantenere viva la comunità fondamentale il contributo di Valeria Guarcini (aka Jemma Temp/Nikky) e Francesco “Wabear” Macarone Palmieri, noti agitatori della scena culturale queer/underground romana (e non solo), che li ha visti protagonisti di esperienze come il Phagoff. E' comunque Valeria che negli anni si conquista il ruolo di curatrice/producer dell'evento, ruolo che include chiodi, martello e puntatrice per l'allestimento e all'occorrenza scopettone, carrucole e tagliaerba come nella scorsa edizione. Insomma un callo sulle mani per ogni edizione, anche se questo vale un po' per tutto lo staff, in particolare da due anni a questa parte per marco Donnarumma (aka SAD), che la coadiuva come curatore...

1. L'EVOLUZIONE

Dalla prima edizione nel 2003 il meeting vede una crescita costante, assestandosi su una media di 350 presenze. I primi tre anni l'ospitalità viene offerta dagli organizzatori mettono a disposizione le loro case - e probabilmente anche quelle degli amici. Quando si arriva di colpo a 200 partecipanti. Da quel momento il gruppo inizia a ragionare su come dotarsi di un minimo di fondi e strutture per "evitare il rischio di implosione": è questa la maggiore preoccupazione di Gianluca quando descrive le criticità di LPM. Le risorse principali vendono dal network e dalle energie messe in campo da partner e piccoli sponsor, ed è questo che ne garantisce la sopravvivenza e l'efficacia anche adesso che qualcosa si inizia a muovere sul lato finanziario. Quest'anno infatti LPM risulta vincitore come l'anno precedente, di un bando di concorso indetto dalla Provincia di Roma, che un budget di 32.000 euro, utilizzati in sostanza per pagare l'accoglienza ai partecipanti (vitto e alloggio, ma naturalmente non spese di viaggio).
E' il Linux Club la location che ospita fino al 2007 tutte le edizioni, garantendone la sopravvivenza e rafforzando il legame dell'evento con il mondo delle libertà digitali, dell'opensource e del free software, aspetto che lo contraddistingue tuttora. Nel 2008, quando il locale chiude i battenti, LPM viene realizzato a Testaccio presso i locali dell'ex-Mattatoio, un capannone ristrutturato di circa 900 mq di proprietà del comune (ma su questa edizione particolare tornerò nelle conclusioni).
il 209 è l'anno del Brancaleone, un centro sociale occupato nel '91, che ha scelto negli anni la via dell'istituzionalizzazione e della regolarizzazione delle proprie attività con l'obiettivo, come ci spiega uno dei gestori, di produrre lavoro a condizioni adeguate. Ciò ha inciso sulla politica dei prezzi che si è mano mano adeguata a quelli di mercato (ingresso fra i 7 e i 15 euro, coctail a 7, birra a 4). LPM è stato comunque accolto con entusiasmo, come esperienza culturale su cui puntare anche nel futuro.
Ricordo infine che oltre alle edizioni romane, ci sono state anche edizioni internazionali: l'ultima in Messico a settembre 2008: trovate a questo link una documentazione fotografica completa di tutte le edizioni.

2. IL FUNZIONAMENTO

LPM non è un festival di arte visuale e non aspira (almeno adesso) a diventarlo. L'essenza è quella del meeting. L'obiettivo non è tanto l'esposizione o la critica, quanto l'incontro di una comunità di pari che condividono una passione, uno stuzio, un lavoro, un software: nello specifico una comunità di vj e videoartisti (come abbiamo detto sopra).
Partecipare è molto semplice: è sufficiente proporre attraverso il sito la propria performance, il workshop o la presentazione che si desidera proporre descrivendola e si è già parte del processo. Sul sito è inoltre possibile aggregarsi in crew: una crew grande autentica identifica un processo vivo e accresce automaticamente il suo valore. I curatori/organizzatori infatti non hanno tanto il ruolo di barriera di accesso/filtro, quanto quello di facilitare il buon andamento delle giornate e garantire a tutti di arrivare a presentare il proprio progetto: "In realtà non "scartiamo" nessuno: per quanto ci riguarda vorremmo far partecipare tutti e se fosse possibile li faremmo performare tutti nello stesso tempo, insomma garantire un trattamento paritario, ma la giornata è fatta di 24 ore e abbiamo solo quattro giorni di evento, per cui dobbiamo fare delle scelte che non sempre accontentano tutti. In ogni caso se ci è capitato di escludere qualcuno, si trattava di problemi tecnici, richieste che non potevamo supportare...", spiega Gianluca.
La partecipazione è completamente gratuita, mentre ciò che si mette a disposizione sono le strutture tecnologiche e logistiche e quelle di accoglienza. Un grande valore è la creazione di un evento pubblico, che si è guadagnato nel tempo una risonanza mediatica e una buona presenza di pubblico: nel settore LPM è in ogni caso uno delle manifestazioni maggiormente affermate a livello internazionale.
Il meeting dura 4 giorni, che ruotano intorno a 3 tematiche principali: libertà digitali, elettronica, visual gender. "Quando un autore uploada i suoi contenuti sulla piattaforma non accetta nessuna licenza: accanto all'opera c'è scritto download e il suo nome e questo mi sembra sufficiente... Anche noi non chiediamo sulla sul tipo di materiale utilizzato, se ad esempio è sotto copyright: sarebbe assurdo, da un lato, dall'altro in un ambiente come il nostro "copiare" equivale a rovinarsi la reputazione. Da noi è capitato forse una o due volte, ma il fatto è stato immediatamente rilevato...". Gianluca riassume così il suo approccio "punk" (parole sue) al diritto d'autore.

Me alle iniziative di LPM in materia di libertà digitali dedicherò un focus specifico nella seconda parte del resoconto...

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