LPM e TG3...

Si conclude oggi a Roma la 7° edizione di LPM (Live Performers Meeting), meeting che dal 2002 ha raccolto una fra le più vaste comunità mondiali di vj e video-artisti. Quest'anno 378 gli artisti provenienti da 28 paesi (Italia, Spagna, Uruguai, Germania, Turkia, France, United Kingdom, Argentina, Portogallo, Messico, Canada, Polonia, Olanda, Ungheria, Latvia, Irlanda, Svezia, Repubblica Ceca, Grecia, Danimarca, USA, , Austria, Australia, Macedonia, Bulgaria) con 293 tra performances, workshop e showcases.

Ho seguito da vicino tutto il raduno (un massacro: impossibile seguire tutto il programma...), fino dalla conferenza stampa (e nonostante la stanchezza fra un po' ci ritorno per l'ultima giornata dedicata al visual gender). Ho fatto foto, preso appunti, intervistato artisti e realtà che sono riusciti a suscitare il mio interesse.

Pensavo così di iniziare i reportage dal primo giorno di meeting sulle digital freedom realizzato in stretta collaborazione con il RomaeuropaFakeFactory, di cui LPM è uno fra i primi sostenitori. Ma non sarà così. Ieri l'edizione nazionale del TG3 (ore 19:00) ha inserito nel palinsesto un servizio di circa 2 minuti sull'evento. Il che è un ottimo segnale visto che raramente manifestazioni di questo tipo, anche se molto riuscite, hanno la capacità (come si dice in gergo) di "bucare" i media. Peccato che il TG abbia confuso LPM con una "festa" di hakers. Ovvero, dentro LPM arrivano hacker, tecnologie opensource e attivitsti, ma il focus della manifestazione rimane decisamente un altro...

Il mio reportage inizia quindi con una bias mediatica e una domanda: cosa ci mostrano in realtà i telegiornali? e soprattutto: perché è così lontano dalla logica dei media mainstream imparare a esporsi al (duro ma benefico) feedback del pubblico? Il blog alla fine lo fa...

[Per chi volesse verificare, ma forse qualcuno ha pure visto il servizio, qui il link con l'edizione del TG]

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