ARS in Ara. Reportage dall'inaugurazione


Si è aperto il 5 giugno il convegno "ARS in Ara. Arte e comunicazione nell’era di Second Life" a cura di Musei in Comune (Marina Bellini) e Uqbar (Paolo Valente), a testimoniare il particolare interesse del comune di Roma (e in particolare dell'Assessorato alla Cultura) nella sperimentazione dei nuovi media.

Avendo partecipato all'evento di apertura, ve ne offro un reportage.

Location, Ara Pacis (piccola nota, il recente atto vandalico è stato cancellato e la parete è tornata al suo bianco abbagliante: solo per terra si nota una alone sfumato di vernice verde e rossa che è stata cancellata...). Molto bella la sala convegni anche se un po' eccessiva l'aria condizionata: poca la luce, infatti le foto lasciano un po' a desiderare, ma le ho fatte comunque.

[Foto in alto, intervento di Derrick de Kerckhove]

ARS in Ara
ARS in Ara
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Obiettivo dell'incontro, una due giorni con molti relatori in programma, è fare il punto sullo “stato dell’arte” di di SL, attraverso il contributo dei suoi principali attori, presi nei loro rispettivi mondi virtuale – artistico – culturale – professionale, mentre alle istituzioni si richiede la convocazione di un tavolo permanente per la promozione e la valorizzazione del patrimonio culturale ed artistico prodotto all’interno di un mondo in rapida evoluzione.

Apre i lavori Paolo Valente, fra i promotori, lasciando la parola a Marina Bellini, che racconta l'esperienza di Musei in Comune, un progetto che si è mosso molto nella direzione di realizzare versioni di mostre che avvengono nel mondo fisico su SL (ho dedicato al progetto un approfondimento nei mesi scorsi, per la mostra Big Bang). Si susseguono poi gli interventi di Federico Mollicone (pres. Commissione Cultura Roma) che accenna al progetto futuro di portare InformaGiovani su SL; Francesco Marcolini (pres. Zétema) che sottolinea la necessità di creare dei feedback da parte dei cittadini sulle iniziative realizzate dalla città (a quanto pare l'abitudine a misurare la tendenza il successo delle iniziative culturali in base alle critiche dei giornali è un approccio fallimentare: a questo scopo, la prospettiva offerta sembra quella di creare una newsletter aperta ai cittadini, dove poter lasciare i propri commenti.); Guido Razzano (Fondazione Valore Italia), che descrive l'esperienza di FUTURfashion Show, dove gli stilisti italiani di SL hanno realizzato collezioni rivisitate utilizzando come texture i quadri più famosi del movimento futurista; l'intervento dell'assessore Croppi dimostra invece una capacità di lettura dei fenomeni culturali che ruotano attorno ai nuovi media, che lascia intravedere un'orizzonte di azione più ampio di SL in quanto tale.

I due interventi finali, moderati da Carlo Infante, che chiudono il panel della mattina, sono quelli del prof. de Kerckhove e di Giuseppe Granieri. De Kerckhove introduce il suo concetto di arte globale: sono 1700 le generazione che hanno vissuto nell'oralità, 300 quelle della scrittura, solo una ventina quelle dell'era dell'elettricità (che si data intorno al 1910 con il telegrafo). L'arte globale è una sensibilità, un attitudine artistica che mette in luce la nostra condizione di esseri connessi: il professore è particolarmente attratto da opere dove centrale è proprio l'immagine del globo, di Gaia, la terra proiettata su ambienti diversi, analizzata, fotografata, ripresa da webcam e satelliti, ma arte globale è anche quella di Stelarc, un cyborg che esplora i paesaggi interni del suo corpo e si "aumenta". Il suo artista globale preferito è Lozano Hemmer e non mancano i predecessori, alcuni sorprendenti: parliamo ad esempio di Marinetti, che 1914 realizza una performance musicale pre-multimedia con il telefono, o di Elvis Presley, il cui concerto Aloha fron Hawaii del 1973 viene proiettato via satellite in 40 paesi. Fino ad arrivare a Nam Jum Paik e a fenomeni come il Free Hugs dei nostri giorni. Il cuore del discorso è effettivamente sviluppare un'attitudine, quella della connessione: essere parte integrante di un grande sistema nervoso, di un organismo - come in realtà lo siamo -, e l'arte in questo senso può diventarne un vettore potente. Granieri, docente di web 2.0 all'università di Urbino, scrive di tecnologia e società su diverse testate, fra cui l'Espresso. Il suo intervento è incentrato sul concetto di "umanità accresciuta" e tenta di descrivere come internet e le reti abbiano cambiato il nostro modo di percepirci e di creare relazioni.

Sugli ultimi interventi in sala si è aperto un interessante dibattito, rinviato però alla sessione pomeridiane. Mi dispiace quindi di non poter dare maggiori informazioni dirette sugli altri interventi, fra cui quello di Mario Gerosa, che ho incontrato dal vivo per la prima volta e che mi ha fatto un'ottima impressione: quella di una persona aperta e curiosa.

Credo comunque che potrete trovare dei video online su Musei in Comune...

ARS in Ara
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