Speciale LPM 2009. Un bilancio [PART 3]


Fare i bilanci di un evento prende tempo, ma alla fine ci si arriva e se mi sono concessa qualche giorno in più significa che a queste conclusioni ci ho davvero pensato su: infondo a LPM ci ho passato quattro giorni interi insieme al REFF e a tutti gli altri.

Dalla mia esperienza ecco i tre punti che voglio mettere in evidenza

[1] Impatto del meeting
il primo dato è che LPM è, nel suo genere, è un evento molto riuscito: non una mostra, non un festival, ma un meeting, un momento dove realmente professionisti e artisti del settore, accademici, hackers, smanettoni, vj si incontrano, si conoscono, hanno l'occasione di performare davanti ad un pubblico di pari e di farsi in questo senso "una reputazione" di alto valore (appunto perché proviene da membri attivi e riconosciuti di una comunità specifica), di sviluppare progettualità comune, anche a latere di LPM stesso. Parte integrante dell'esperienza diventa il ritrovarsi casualmente insieme in una stessa camera di albergo ed è evidente come il meeting per molti sia diventato un appuntamento, un rituale quasi, dove persone da tutto il mondo si coagulano e convergono per ritrovarsi: il meeting è profondamente sociale.

[2] Ambiente e tematiche
LPM è stato capace di creare una commistione interessante fra il mondo del vjing, della videoarte e del clubbing notturno con tematiche vicine per loro natura al diritto d'autore, alla culture jamming, alle libertà digitali, riuscendo intessere rapporti con frange interessanti dei movimenti queer. E' così che si è collaudata nel tempo la formula dei quattro giorni, dove le digital freedom stanno in apertura, l'elettronica in mezzo, mentre il visual gender lo chiude: un mashup di generi (in tutti i sensi) e di sovrapposizioni da mantenere.

Sala centrale e Salette workshop
Sala centrale e Salette workshop
Sala centrale e Salette workshop

[3] Modalità.
LPM è un evento aperto e collaborativo che tende principalmente a mettere a disposizione infrastrutture: lo stesso vale per le figure curatoriali, il cui ruolo non è tanto quello delle selezione quanto quello di assicurare il buon andamento delle performance e del complesso programma che si trovano a gestire: gli esclusi da LPM lo sono essenzialmente per l'impossibilità esaudire le loro richieste tecniche, come abbiamo visto nell'intervista precedente. In questo senso è possibile affermare che la modalità di LPM è decisamente "opensource".

In sintesi LPM per mantenere tutti gli aspetti positivi di un evento caotico ed emergente potrebbe forse dotarsi di elementi di analisi e feedback interno espliciti, che consentirebbero di accumulare e mettere a valore l'esperienza di partecipazione della comunità, in modo aperto e visibile come fanno per tutto il resto. Ed è questo il bilancio/consiglio che mi sento di fare.

Voglio infine concludere questo bilancio retrospettivo con due considerazioni.

[1] Il valore di LPM come spazio pubblico e come esperienza internazionale nata in Italia.
Quest'anno c'è stata una piccola variazione rispetto alla completa gratuità dell'ingresso: dalle 23 in poi c'era un biglietto di 7 euro e alcuni workshop erano a pagamento (prezzo minimo: 40/50 euro per i quattro giorni). Per quanto riguarda l'ingresso, trovo significativo che LPM conservi la sua politica radicale di accesso, ma è lo stesso Gianluca che mi rassicura: "Abbiamo fatto una prova, ma non è questa la strada per creare un economia vera, anche perché se non si punta a eventi giganteschi con 3000 persone non fa la differenza. Avendolo testato, per LPM come funziona adesso, pensiamo di tornare al free entry integrale...". Meno felice invece la politica di prezzi del Brancaleone, che pur facendo parte della rete di CSO romani, si è adeguato a prezzi di mercato: essersi "normalizzati" e produrre lavoro a condizioni adeguate e favorevoli per i dipedenti - come mi spiegano i gestori - non regge di fronte a coctail a 7 euro, birra a 4 e acqua a 2 e al ruolo fondamentale di assicurare l'accesso che questi luoghi hanno... Per quanto riguarda i workshop è invece da sottolineare che, oltre al costo bassissimo (10-12 euro al giorno), erano completamente autogestiti dai relatori, i quali hanno fatto le proposte e beneficiato dell'intero ricavato: per cui molto poco da obiettare. Ho riflettuto anche sul problema della qualità, che è un punto critico sempre, ma ho pensato che questo ricade principalmente sul proponente diretto: come per la reputazione, è lui a farne le spese o a trarne i vantaggi nel medio-lungo periodo, per cui anche in questo esiste intrinsecamente un meccanismo di autoregolamentazione.

[2] Il mio ricordo della scorsa edizione...
E' un ricordo forte perché comprende la quasi-settimana passata a rendere agibile i locali dell'ex-Mattatoio. Quei 900 mq (uno spazio enorme con i soffitti di circa 15 metri) è stato consegnato dal Comune senza elettricità, senza connessione, senza trabattelli. Senza wc, che sono arrivati d'urgenza e solo alla fine. Quell'edizione è stata possibile solo perché dietro LPM c'era una sorta di "famiglia non biologica" diffusa che è accorsa con gruppo elettrogeno (Forte Prenestino), trabattello (Acrobax), rete (non so chi l'abbia messa, ma alla fine c'era).

Ora è chiaro che auguro a LPM di avere le migliori condizioni possibili per le prossime edizioni, come gli auguro di saper mantenere vivo e reale il suo legame con questa famiglia non-biologica che gli ha permesso si esistere finora e che gli sa dare una vibrazione particolare e riconoscibile.

Adesso, le ultime foto che ho fatto, anche se sul sito ce ne saranno di altre sicuramente. Tenetelo d'occhio.

Sala centrale e Salette workshop
Sala centrale e Salette workshop
Sala centrale e Salette workshop
Sala centrale e Salette workshop
Sala centrale e Salette workshop
Sala centrale e Salette workshop
Sala centrale e Salette workshop
Sala centrale e Salette workshop
Sala centrale e Salette workshop
Sala centrale e Salette workshop
Sala centrale e Salette workshop

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