L'altro surrealismo di Mark Ryden

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Mark Ryden - con la mano di un surrealista della prima ora, e la sua cultura d'artista di oggi, ben radicato non solo nei nostri tempi, ma perfino nella west-coast americana - è ormai un piccolo classico contemporaneo.

Riesce ad essere glamorous quanto riflessivo, tecnico quanto concettuale, colto quanto innovativo. Le sue opere sono a loro agio nell'immaginazione del conoscitore collezionista di citazioni, come nelle ville di Di Caprio o di De Niro.

Le sue opere più note sono gli olii della serie con le paffute fanciullette pastello, che vagano in cerca delle colleghe, e vengono ingoiate o sconvolte da alberi crudeli e secolari.

In "The Butcher Bunny" ci propone un incubo sul tema del sogno della Alice di Lewis Carroll, in cui l'orrore maggiore non è tanto che il bianconiglio sia alto due metri, e stia tagliando una coscia di maiale con una sega da legno. Ma, forse, che il cappellaio matto, per una volta, appaia il più savio della composizione.

immagine | The Butcher Bunny, 2000

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