REFFlexx/Animazon: un'organismo vivente


Con questa intervista incontriamo un giovane gruppo di artisti/musicisti romani, i Nephogram, che sperimentano attraverso le loro performance, modi interessanti di far incontrare la musica con il video e l'arte generativa. Ma non solo: Nephogram è un net label che ha scelto il copyleft, come ci spiega Stefano Pala, ideatore del progetto insieme a Francesco Rosati, che ha gentilmente risposto alle mie domande.

REFFlexx/Animazon, la performance a cui assistito nel corso di LPM, nasce da una collaborazione con Victor Mason (Animazon): il gruppo lo incontra in Germania e il meeting che abbiamo seguito nei suoi quattro giorni diventa l'occasione per realizzare un progetto comune. La preparazione della performance avviene via skype, nei giorni precedenti, ma non voglio aggiungere altro lasciando spazio alla descrizione, salvo il fatto che ho apprezzato moltissimo l'estetica minimale e pulita della prima parte, che si univa perfettamente al nois organico, sporco e altrettanto minimale della musica. E una battuta di Stefano: dal mix di lingue alla fine i tre si imbarcano in una sorta di "interrail verbale".

Concludo questa breve introduzione ancora con una piccola citazione dal testo che mi sembra significativa. Quando gli chiedo quali sono i problemi che un giovane creativo inconra e il perchè di scelte molto precise sul diritto d'autore, mi risponde così "...Non si tratta tanto di apprezzare un genere piuttosto di un altro quanto rispettarne la validità artistica. Ci siamo quindi rifugiati sul web, dove non avevamo più bisogno di intermediari che avrebbero dovuto dettare condizioni. Ormai il mezzo stesso è arte, il codice è poesia.".

Buona lettura.

REFFlex/Animazon
REFFlex/Animazon
REFFlex/Animazon


- Stefano Pala e Nephogram, un net label in copyleft: brevi presentazioni con i lettori...

Nephogram è un etichetta virtuale di musica elettronica che pubblica i suoi lavori utilizzando un modello di gestione dei diritti d'autore (copyleft) basato su un sistema di licenze attraverso le quali l'autore indica ai fruitori dell'opera in che modo può essere utilizzata e diffusa.

Il concetto di Nephogram nacque nel 2007 dalla necessità di voler far ascoltare senza nessun tramite musica scelta, suonata o prodotta da noi.

E' però nel 2009 che si concretizza con le prime pubblicazioni e la nuova interfaccia minimale, pensata per una miglior fruibilità e quindi maggior condivisione di contenuti.

Il logo è per noi la sintesi di una filosofia alternativa: è un oggetto che in vari linguaggi di programmazione grafica moltiplica segnale audio; è, a conti fatti un modulatore di ampiezza. Amplifica le nostre idee e le rende condivisibili, fruibili. Inoltre uno di questi programmi che utilizza quest'oggetto si chiama PureData ed è un ottimo free software della famiglia Max ( il più famoso e commerciale dei fratelli è Max/MSP). E' quindi coerente con l'etica copyleft, opensource e quant'altro, riconoscibile agli "addetti ai lavori" che sanno immediatamente di che cosa si sta parlando ed infine essendo semplici font è facilmente gestibile in qualsiasi ambito grafico.

Per quanto riguarda il nucleo del progetto, e ce lo chiedono in molti, siamo solamente due persone: io (Stefano Pala) e Francesco Rosati.

Non abbiamo ruoli precisi e quindi sono facilmente intercambiabili. A conti fatti si basa tutto su questo continuo confronto che abbiamo, piuttosto che tra bianco e nero tra due diverse sfumature di grigio.


- LPM 2009: vi presentate con una performance audio-visuale che unisce Roma e Lipsia. Come nasce la collaborazione con Animazon e come avete collaborato per realizzarla?

Francesco conobbe Victor Mason (Animazon) in Germania. Ci sentivamo quotidianamente su Skype e dopo l'incontro con Victor mi passò il link del suo myspace (www.myspace.com/animazon). Anche io sono rimasto positivamente colpito dai lavori di Victor, molto simili ai nostri in termini di atmosfere e resa tecnica e così abbiamo deciso insieme di imbarcarlo nel nostro progetto (non posso svelare altro). Quando è arrivata la request per LPM abbiamo pensato contemporaneamente la stessa cosa: Animazon. Ci siamo quindi organizzato tramite messaggi ed e-mail e abbiamo buttato giù una sinossi. Eravamo eccitatissimi all'idea di suonare con lui dal vivo perchè pensiamo che le jam session elettroniche sono molto stimolanti, riportano l'uso dell'elettronica ad una dimensione più umana perchè spostano l'attenzione dalla tecnologia - comunque fondamentale come mezzo - alla mera espressione artistica ( più importante dei parametri è importante come li manipoli).

Questo inoltre è possibile perché Victor è una persona umile e disponibile, veramente una scoperta dal lato umano. Poi è molto divertente scambiare opinioni con persone culturalmente diverse: lui è di Bilbao ma vive in Germania quindi può capitare che mentre si parla si finisce per tritare basco, inglese e italiano; un interrail verbale.

- REFFlex viene definito come un organismo vivente": ci spieghi meglio il concept dell'opera? Q tecniche che avete utilizzato?

Non è la prima volta che utilizziamo questo concept. Da quando abbiamo iniziato a collaborare insieme io e Francesco abbiamo sempre parlato in questi termini delle nostre performance. Penso a Nomtagma, con cui abbiamo partecipato a molti eventi tra cui anche l'edizione Notte Bianca di LPM al Palazzo delle Esposizioni o la versione ridotta di Interferenze a SDSM (Six Day Sonic Madness).

Il rapporto che intercorre tra suoni e immagini è una cosa che ci affascina perché quando scriviamo o ascoltiamo musica si ha sempre l'istinto di pensare a quali immagini potrebbero dare forma ai suoni. Nella musica elettronica, generalizzando sulle ramificazioni di genere, si è propensi ad associarle ad un immaginario astratto, spesso geometrico e squadrato, spigoloso e scattoso.

L'idea principale è quindi creare un organismo visivo che reagisce ad alcune caratteristiche sonore come appunto pulsazioni o droni. Non si tratta quindi di un vijing in senso classico del termine ma piuttosto un "suonare" immagini con patch autocostruite con svariati software, modulando quindi parametri in tempo reale e non semplicemente mixando tra di loro filmati effettati. Victor ultimamente è solito usare vvvv.

- La performance sembra divisa in due parti, nella prima prevale un'estetica minimale, pulita ed estremamente efficace, nella seconda esplodono effetti ottici geometrici nettamente diversi - forse un po' ridondanti - con un crescendo di musica. Questo sia per la musica che per il video. Ci spieghi la scelta estetica e concettuale che avete operato?

Purtroppo la performance non è stata presentata completa a causa di problemi tecnici verificatisi nell'arco del festival. A causa della mole di lavoro organizzativo da parte di LPM non è stato possibile soddisfare le nostre richieste in termini di predisposizione ambientale: per la performance era necessaria una parete angolare: le immagini dovevano essere proiettati su di essa e su di noi. A causa quindi di questa problematica Victor è stato costretto ad utilizzare una versione Flat della performance, sicuramente meno convincente per il semplice fatto che tutti i modelli mostrati sono predisposti per un altro tipo di proiezione. In queste condizioni la mappatura ambientale ha perso credibilità. Lui ha comunque fatto un ottimo lavoro: non è facile adattare un lavoro del genere così alla meno peggio e credo che il risultato finale sia stato comunque buono.

Per quanto riguarda l'audio addirittura il finale è stato definito Wagneriano e la cosa ci ha molto divertito.

Noi siamo soliti seguire un percorso definito che inizia delicatamente e termina con un climax che impressiona lo spettatore; che al termine di esso si ritrova improvvisamente immerso nel silenzio della sala.

Questa tecnica, molto utilizzata, è perfetta per fa perdurare le sensazioni della performance anche dopo che essa è terminata.

Inoltre ci teniamo a far notare che abbiamo utilizzato sample di brani appositamente creati per REFF.

- Parliamo della vostra partecipazione a REFF, ricordata anche nel nome della performance: fra i più giovani, siete partner dell'iniziativa da subito. Cosa vi ha spinto a supportare il progetto?

Siamo venuti a conoscenza del REFF tramite la Free Hardware Foundation e ci ha attratto da subito: l'idea che si potesse sviluppare un laboratorio su tematiche sul diritto d'autore digitale nel nostro paese ci ha affascinato perchè è il tema alla base della nostra politica di condivisione. Crediamo che oltre il p2p, che si sta dimostrando culturalmente imponente come lo fu l'invenzione della stampa, il concetto di copyleft permetta all'umanità di svilupparsi meglio e in fretta, decentralizzando la cultura e riqualificando aree altrimenti inarrivabili.

La cultura grazie a Internet è veramente alla portata di tutti ora e sarebbe un errore voler associare un vecchio modello economico, come volevano farci credere nell'era dell'e-commerce ad una realtà binaria dove vige il regime dell'abbondanza e il valore intrinseco del file è ormai pari a zero.

Molto spesso è semplicemente ignoranza, le persone non sanno nulla di diritti digitali e spesso sembra quasi che stia diventando una lotta contro la rendita degli artisti stessi. non è così.

Si sta verificando un cambio generazionale economico enorme.

- Infine un'ultima domanda: da giovane creativo, quali sono gli ostacoli principali che incontri nel tuo lavoro? In che modo questo si coniuga con le vostre scelte come gruppo sul diritto d'autore?

Sicuramente il maggior ostacolo è l'educazione culturale del paese.

Non si tratta tanto di apprezzare un genere piuttosto di un altro quanto rispettarne la validità artistica.

Ci siamo quindi rifugiati sul web, dove non avevamo più bisogno di intermediari che avrebbero dovuto dettare condizioni.

Ormai il mezzo stesso è arte, il codice è poesia.

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