Cada, Arte e Politica in Cile

Cada

Dal 3 luglio al Museo Diffuso della Resistenza, della Deportazione, della Guerra, dei Diritti e della Libertà di Torino una mostra 'presenta' venti anni dopo il collettivo cileno C.a.d.a. A cura di Lorena Tadorni, C.A.D.A. 1979-1985 è un retrospettiva che mette in luce un'attività artistica davvero singolare, volta a destabilizzare il ritmo della quotidianità.

Con il colpo di stato del 1973 e l'instaurazione del regime totalitario, il Cile aveva vissuto un momento di forte repressione e molti artisti erano stati incarcerati o costretti all'esilio. All'interno di una piccola sacca di resistenza creativa naque nel '79 CADA, Colectivo Acciones de Arte. Composto dal sociologo Fernano Balcells, la scrittrice Diamela Eltit, il poeta Raúl Zurita e gli artisti visivi Lotty Rosenfeld e Juan Castillo, Cada divenne ben presto punto di riferimento per chi chiedeva un rinnovamento nell'agire artistico in Cile.

Tenendo in considerazione gli apporti delle neoavanguardie, il Cada partì da un assunto programmatico, il ricongiungimento di arte e vita. Facendo propria l'utopia antimilitarista e anticapitalista, Cada agì sul confine tra teoria e prassi, per l'avvicinamento dell'arte al corpo sociale. L'idea, nelle parole degli artisti, è che “ogni uomo che lavora per l'ampliamento, anche solo mentale, dei suoi spazi di vita, è un artista”.

La loro sigla divenne No+, una scritta di opposizione alla guerra, alla paura, a tutto ciò che limitava brutalmente la libertà personale nel Cile di Augusto Pinochet. Partita sulle mura come operazione artistica ad uso comunitario, arrivò ben presto nelle piazze, per divenire strumento di lotta ed espressione. In mostra a Torino fino al 27 settembre documenti originali ed alcuni video delle acciones, tra cui la prima Para no morir de hambre en el arte.

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