Rembrandt e l'ebraismo in mostra a Parigi

locandinaCapita che alcune istituzioni, nate con il compito di divulgare una cultura, un movimento, finiscano con il proporre stancamente mostre stiracchiate senza inizio né fine.

Non dovrebbe essere il caso dell’esposizione dedicata a Rembrandt e l’ebraismo, organizzata dal parigino Musée d’Art et d’Histoire du Judaisme.

La mostra indaga il rapporto che il maestro ebbe con la cultura ebraica nella Amsterdam del XVII, cioè del secolo d’oro. La tollerante città olandese, dalla fine del ‘500, aveva accolto molti rifugiati provenienti dalla penisola iberica e dall’Europa centrale.

Rembrandt venne in questo modo a contatto con alcune comunità ebree, e, affascinato dalla loro cultura, dipinse in maniera nuova scene tratte dalla Bibbia.
Ad esempio, i personaggi, nei suoi quadri, vestono ricchi costumi orientaleggianti, inediti per l’iconografia classica, le atmosfere sono spesso misteriose, i volti sembrano la personificazione della cultura millenaria, pervasi come sono di una saggezza atavica, quasi profetica.

Nell’esposizione viene anche descritto il fondamentale rapporto con il coltissimo rabbino Menasseh Ben Israel, personaggio che spiegò a Rembrandt l’enigma linguistico con il quale, secondo il Libro di Daniele, Dio annunciò la fine del regno di Baldassarre.

A Parigi presso il Mahj, fino al 1 luglio.

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