A Venezia il Museo Vedova ideato da Renzo Piano

L'idea di costruire un museo mobile, per sfruttare al meglio l'angustia degli spazi viene fuori in una discussione tra Luigi Nono, Emilio Vedova, Massimo Cacciari e Renzo Piano durante la messinscena del Prometeo nel 1984. Il luogo è quello dei Magazzini del Sale, le Zattere, dove Vedova aveva sempre lavorato. Qui è nato una sorta di museo-macchina, una struttura non invasiva all'interno della quale lo spettatore sta fermo e le opere d’arte gli vengono incontro. Un'esperienza nuova, dove anzitutto cambiano i modi e i tempi della fruizione artistica.

Come ricorda il progettista del museo, Renzo piano, proprio Emilio Vedova era solito spostare i suoi grandi quadri “aiutandosi con funi e carrucole: un po’ quello che fa, senza fatica la macchina computerizzata nel Magazzino, accostando i secoli l’uno all’altro in un modo che è tipicamente veneziano“. Tutto rimanda al particolarissimo modo di concepire la creazione artistica dell'artista veneziano: “non eran quadri, ma orme nel cielo, segni siderali, senza gravità, che non toccavano mai terra”.

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