Tania Varuni, i corpi e le gambe

Deaideale - FarfallaCome FareFollieInaugura oggi la sua mostra a Milano presso lo spazio Creative Council, lei è Tania Varuni in arte Deaideale, il nome evoca diverse cose, ma da quando ho scoperto che la modella raffigurata nei suoi lavori è lei stessa ho pensato che fosse quantomai azzeccato. L'abbiamo raggiunta nella sua mail per scambiare due chiacchiere:

Uno degli elementi più ricorrenti nella tua produzione artistica è rappresentato dalle gambe femminili o comunque da corpi femminili, qual è il motivo di questa scelta?

Il corpo è il mio. Attraverso l'analisi del mio corpo risalgo alle emozioni interiori. Una sorta di radiografia. Il corpo come conduttore dei sensi. Il corpo è un confine spessissimo tra cio che sta dentro o dietro e fuori o avanti. Le gambe diventano fondamenta(li) nelle quali le energie si formano, si trasformano, diventano, salgono verso il cuore e la mente e riscendono schiantandosi al suolo. Le gambe. Il movimento. Il ritmo. Il ballo. Il cuore. Le emozioni. L'interazione diretta con la Terra. Con il corpo le emozioni prendono forma. Tutto passa attraverso il corpo.

Guardando le tue opere mi è venuto in mente quel gioco che ti regalavano da bambino: il caleidoscopio: quello che, guardandoci dentro, vedevi bellissime composizioni colorate, di solito con forme geometriche e simmetriche, che variavano continuamente. Ti ritrovi in questa affermazione?

A questo non ci avevo pensato. E nessuno prima d'ora me lo aveva fatto notare. Bhè riesco a sentire cio' che hai visto: il caleidoscopio. Certo che me lo ricordo. E questo è un aspetto che adoro del mio lavoro. Ed anche un intento. Dare all'osservatore stimoli visivi, sensazioni e riportarlo all'essenza dei ricordi. Accompagnarlo attraverso le mie forme, i colori, nei suoi luoghi piu' intimi. Liberando completamente l'interpretazione.
Nel tuo caso l'impulso visivo ti ha portato al ricordo d'Infanzia, Gioco e Magia. Bello!

Come si svolge il tuo processo creativo, ovvero di solito come nasce un tuo quadro dall'idea iniziale alla realizzazione pratica? E che tecniche usi?

I miei quadri sono realizzati attraverso l'uso della fotografia digitale. Mi faccio scattare delle foto senza troppe costruzioni e finzioni. L'immediatezza e la spontaneità sono elementi fondamentali per la mia soddisfazione. Dopodichè eseguo delle fotoelaborazioni. Sempre seguendo l'istinto e nessuna precisa indicazione razionale. Fin quando quello che ho sentito prende forma, fuori dal mio corpo. All'interno di un quadro. Posso definire tutta la mia produzione un "esorcismo". E sento di volta in volta il bisogno di realizzare. Per capire. Per superare. Per godere e imprimere una sensazione vissuta.
Infine stampo su tela.

Il titolo della tua mostra è "La rarefatta ingenuità", cosa significa esattamente?

E' il titolo che il curatore Carlo Franza ha voluto dare alla mia mostra. Mi piace molto. La sua critica mi ha stupita. Il significato preciso non lo conosco. Dobbiamo ancora parlarne. Ho pensato all'ingenuità soffocata .. compressa.

Le donne protagoniste dei tuoi lavori hanno spesso un aspetto "dominante", mentre la presenza maschile è praticamente assente, ad esclusione di "LuI Ai MiEi PiEdI"
in cui l'uomo ha comunque un ruolo passivo e sottomesso. Perchè ci metti così da parte? :-)


Nei miei lavori uso spesso la provocazione e i vari elementi di seduzione, tacchi a spillo, calze a rete, minigonne. Tutto cio fa parte di un simbolismo e di un disegno superficiale del quadro. Utilizzato come esca che attira lo sguardo. E facendo parte in realta' di un meccanismo ironico ed anche banale, del tempo. Di tutti i tempi. L'uomo sta alla donna come la donna non sta all'uomo.
Per il momento l'uomo non ha bisogno di essere ridisegnato come lo sento. Ma Lui c'e' in molti dei miei quadri. Guarda bene! ;) Lui si esprime attraverso Me. Il mio corpo è circondato da un Signor Emozione.

Da dove prendi l'ispirazione? C'è qualcuno o qualcosa che ti ispira particolarmente?

Mi ispiro a tutto cio' che ho vissuto. Ai momenti importanti della mia vita. Ai ristagni dell'anima. Alle angoscie. Alle euforie. Al riconoscimento di una follia. Ai passaggi dello stato d'animo.
Concretamente mi ispiro alla società, al tempo. Alle visioni quotidiane.

Secondo te l'artista deve porsi dei limiti. C'è qualcosa che non può fare o mostrare con la sua arte?

E' una domanda? Io non ho mai detto che DEVE porsi dei limiti.
Comunque parlo per me. L'arte non è. Non puo' avere limiti. Io si. Il limite lo provo nel momento in cui racchiudo cio che sento nel quadro. Ma percepire il limite mi serve per superarlo. Non mi fermo. Il mio limite è un punto. E a capo. Dentro di me non ci sono limiti. Sarà anche per questo che ho bisogno di creare nell'opera l'immagine del riassunto di cio che ho sentito. In effetti il limite ti fa sentire vivo. Come un quadro.

C'è un artista passato o presente che ti piace particolarmente?

Van Gogh, Andy Warhol, De Chirico, surrealismo, metafisica.
Dei giorni nostri, Fabio Giampietro. Mi piace molto.

Condividi questa frase di Georges Braque: "l'arte deve disturbare la scienza rassicurare"?

Assolutamente si.
Mi viene in mente il sasso lanciato in acqua. E quei cerchi che si formano subito dopo. L'arte deve disturbare perchè riattiva meccanismi mentali sopiti. Il marchingegno non deve fermarsi. Le emozioni derivano dal circolo dei movimenti. L 'arte deve disturbare la quiete. Che è pur sempre apparente. Perchè dentro di noi nulla è fermo. L'arte scava fino all'essenza. L'origine dei nostri mali.
La scienza cura il Corpo l'arte non Mente.

  • shares
  • Mail