I musei di Parigi e le foto: il visitatore "onnivoro", il visitatore "souvenir" e il visitatore "consapevole"

Venere di Milo

Guardate qui sopra, scommetto che a stento riuscite a riconoscere uno dei (tanti) capolavori custoditi nei musei parigini. Siccome non si tratta di uno dei quiz di artsblog vi svelo immediatamente che si tratta della Venere di Milo, custodita, com'è noto, al Louvre (sono certo che i più bravi di voi, d'altra parte, avevano già indovinato). Ciò di cui, di ritorno da Parigi, sento il bisogno di parlarvi, riguarda la possibilità di fare foto nei musei.

La Venere di Milo, in questa foto, è praticamente irriconoscibile. E, se non avessi avuto ben presente la sua immagine, non l'avrei riconosciuta neanche io, avvicinandomi a quell'ala del museo nel quale viene custodita. Ciò che voglio dirvi, e di cui mi piacerebbe discutere con voi, è che mi sembra sbagliato permettere alla gente di fotografare nei musei.

D'accordo, alcuni di voi mi diranno che fotografare nei musei è molto utile, perché permette di risparmiare sulle cartoline che ogni persona si dovrebbe comprare se volesse portarsi a casa un ricordo di un quadro. Ma le conseguenze che crea sono, a mio parere, devastanti: ci sono persone che paiono essere quasi disnteressate all'osservazione del quadro: arrivano con la macchina fotografica in mano e immortalano il quadro e il cartellino che segnala l'autore e il titolo del quadro.

Questo tipo di visitatore può essere definito "onnivoro", nel senso che tende a "sbranarsi" il museo, è conquistato dalla necessità di fotografare il più possibile, possibilmente alla risoluzione maggiore, per poi guardarsi le immagini a casa. Va da sé che viene meno il principio stesso della visita a un museo, la contemplazione del quadro, del modo in cui è fatto, della materia, dei colori (che, nelle foto, sono sempre diversi dall'originale).

Poi c'è il visitatore "souvenir", quello che vuole essere immortalato davanti al quadro: a destra del quadro, a sinistra e, se è un bambino (ma non necessariamente) sotto il quadro. Alcuni quadri, come "L'incoronazione di Napoleone", permettono anche di fare delle foto di gruppo. Qui la psicologia che domina il visitatore è, appunto, quella del souvenir: non importa se non guardo con attenzione il quadro, l'importante è che, al mio ritorno, gli altri possano vedere che io ho visto il quadro, che io sono andato al Louvre. La famiglia, di solito, è il prototipo di questo tipo di visitatore.

Infine, ed è il mio preferito, ci sono i fotografi "consapevoli", che sono, in assoluto, la minoranza. Sono quelli che, diversamente dagli altri, sirendono conto che fare una fotografia può addirittura creare delle code davanti a un quadro, perché tutti evitano per educazione di porsi davanti all'obbiettivo. Fotografano poco, e solo qualche soggetto selezionato. Per non disturbare, di solito si appostano dietro alla folla fotografante, e tentano di scattare tenendo la macchina fotografica in alto, un po' alla cieca. E, nella stragrande maggioranza dei casi, non usano mai, diversamente dagli altri, il flash (che sarebbe, giustamente, proibito). Hanno sempre l'aria smarrita e, di solito, sono quelli che rimangono più a lungo nei musei.

  • shares
  • Mail