Ars Electronica con Simona Lodi

Simona Lodi e Martina Coletto con Hiroshi Ishiguro, professore presso l'Università di Osaka e guest group leader di ATR Intelligent Robotics and Communication Laboratories

Come promesso, ecco un piccolo resoconta dirattamente da Linz che ci offre Simona Lodi, art director del Piemonte Share Festival, che avrà luogo a Torino dal 3 all'8 novembre 2009.

Comne immaginate, Simona e tutto lo staff dello Share (evento che vi anticipo seguiremo da vicino in diretta), è in fibrillazione, la ringrazio quindi di aver trovato il tempo per rispondere alle domande nonostante gli impegni onerosi dell'organizzazione.

La Arts Electronica che ci racconta si presenta interessante, ma forse un po' meno rispetto alle edizioni passate. Parlando invece dell'Ars Electronica Center e della possibilità di realizzare progetti simili in Italia, dal suo punto di vista potremmo sfruttare molto bene le nostre strutture museali, aprendo le collezioni alla new media art, ma per adesso Simona non sembra particolarmente ottimista sulle prospettive di realizzazione concrete.

Come sempre, buona lettura.

[Nella foto Simona Lodi e Martina Coletto con Hiroshi Ishiguro, professore presso l'Università di Osaka e guest group leader di ATR Intelligent Robotics and Communication Laboratories]

- So che sei molto impegnata con la prossima edizione dello Share, per cui procediamo concisamente: che aria si respirava a Linz e cosa ti ha colpito maggiormente di questa edizione?

Si è vero tra poco meno di 2 mesi inizia la 5 edizione di Share Festival dedicata a une tema attuale come "market forces" che riguarda la centralità e l'imprevedibilità delle economie di mercato. Affronteremo l'analisi del momento che stiamo vivendo come momento della complessità senza precedenti dove tutto si trasforma rapidamente. Invece a Linz si respirava un'aria diversa che risente ancora di un momento di fiducia nello sviluppo tecnologico e nel benessere economico. Penso al nuovo Ars Electronica Center - un museo di 3 piani dedicato alla tecnologia dove sono ospitate anche mostre d'arte. Probabilmente questo effetto schizzofrenico rispetto alla crisi economica è stato in realtà il risultato di un progetto che è stato programmato negli anni precedenti, contando che questa è stata la 30esima edizione di ARs Electronica. La tematica Human Nature però non è stata tra le più brillanti degli ultimi anni. Riecheggiava quella di Hybrid, dando centrale importanza all'ingegneria genetica e alla biotecnologia, sfiorando appena le questioni etiche, strizzando l'occhio alla medicina avanzata, contrapponendo il classico dualismo tra Nature and Nurture, senza averne uno sviluppo ecosostenibile e comunque non critico. Dopo 30 anni la missione di Ars Electronica rimane la stessa: mettere in dialogo l'arte con la tecnologia e la società in un futuro che vede sempre il metodo scientifico come lente per vedere l'essere umano e il mondo. Senza entrare nello specifico della manifestazione. Ho trovato interessante il progetto 80+1 che è un progetto globale sulla collaborazione umana detto “cloud intellegence”. Tra le curiosità dell’archivio storico delle celebrazioni 30ennali mi ha divertito vedere un’intervista di un giovane Derrik de Kerkover e di un ancor più giovane Joi iTo che lo guardava con aria spaventata. Mentre mi ha colpito l’attaulità del lavoro Life Writer di Laurent MIGNONNEAU & Christa SOMMERER del 1996.

Poi devo menzionare la mostra “see this sound” sulla legame tra suono e immagine nell’arte una collaboration fra il Lentos Art Museum Linz e il Ludwig Boltzmann Institute Media.Art.Research. Molto interessante. Non mi sono bastate 3 ore per vederla tutta.


- Quest'anno sono due le Honorary Mantion ricevute dagli Italiani con Wikiartpedia e HackMeeting, certamente un buon risultato: qual'è la tua valutazione?

Mi sono congratulata personalmente con Tommaso Tozzi, che è un amico per questa menzione d’onore. Un riconoscimento così prestigioso sarà sicuramente d’aiuto a sostenere entrambi i progetti negli anni.

- Ultima domanda. Ars Electronica Center, un progetto e un investimento imponente: che ne pensi e quali sono gli ostacoli/opportunità a realizzare progetti simili in Italia?

In Italia i musei ci sono già. Per quello che riguarda il contenitore abbiamo tanti edifici storici meravigliosi che potrebbero funzionare anche meglio dell’Ars Electronica Center, che comunque è un edificio di 6500 mq ed è costato 30 milioni di euro e che ha solo una facciata a LED luminosi spettacolare. Diverso è il progetto museale, che comunque è un contenitore per tecnologia avanzata e non per l’arte in epoca digitale. Ospita anche mostre d’arte, ma nn è dedicato solo a quello. Lo scopo principale è un museo divulgativo sulle tecnologie applicate alla biologia e alla medicina. Bello sarebbe invece in Italia allagare le collezioni di musei d’arte contemporanea anche alla newmedia art. Ma per ora non vedo nulla qui da noi.

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