Where is 107? A Milano, i margini prendono vita

Where is 107?. Dentro una lingua di spazio stretta tra l'incombenza di un hinterland sonnacchioso e le vie degli aperitivi scintillanti.

Dentro migliaia di metri quadri abitati dagli spettri di vetrate infrante chissà quando, chissà come, e dalla ruggine figlia di industriose epoche ormai lontane.

Where is 107? Nel bel mezzo del cortocircuito di spazi marginali violentati d'un colpo dal flusso vitale di corpi e facce e sguardi.

Era già accaduto a ottobre con Where is 101, e il principio non è cambiato. Giovani e meno giovani artisti protagonisti, con le loro opere, dell'invasione di un mondo di cemento, ruggine e decomposizione.

Le opere, varie. Rigorosamente in penombra. Gesù piange sangue. Decine di volti inermi sbucano da un cumulo di terra. Gli occhi sbarrati, la bocca cucita. Micro-tumuli di vasi, colmi della stessa terra dalla quale sono semisepolti, sbucano in un angolo. Diversi scatti fotografici, anche. Potenti, definitivi.

La musica sintetica spinge pochi arditi a un ballo catatonico. Il resto della gente, tanta, gironzola in mezzo alle opere. In un luogo che fu culla di industriosa produzione meccanizzata. E che oggi accoglie i frutti di un lavoro strettamente manuale. Figlio di una sorta di artigianato delle emozioni.

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