Futurismo Balneare, il reportage (2a parte)


Prosegue la nostra visita virtuale alla mostra sul Futurismo Balneare in corso alla Galleria d'Arte Moderna e Contemporanea di Viareggio. Cinquanta opere in mostra per riscoprire gli anni d'oro del futurismo. Tra i locals, da segnalare la presenza di Uberto Bonetti, dalla cui matita nacque la maschera simbolo del Carnevale di Viareggio, il Burlamacco. In mostra dieci opere rappresentative del suo rapporto col futurismo. Il Ritratto-caricatura di Marinetti, le aerovedute, alcuni manifesti pubblicitari e la cartellonistica del carnevale.

Più controverso il rapporto col futurismo di Moses Levy. Pur avendo aderito a quel movimento artistico d'avanguardia che successivamente divenne anche espressione artistica del regime fascista, il pittore di origine ebrea fu colpito dalle Leggi Razziali del 1938. In mostra il suo quadro più spiccatamente futurista, Tram n.7, poi Cinema Eolo e Folla sul Lungomare, che rendono viva testimonianza di quegli anni ruggenti. Moses Levy farà tesoro della lezione futurista sul colore e la vibrazione della luce, incentrandovi buona parte del suo linguaggio negli anni successivi.

Toscano anche Primo Conti, artista precocissimo che fu notato dai futuristi all'età di tredici anni quando compose l’opera musicale Romanza per violino e pianoforte. Nel 1917, quando il pittore aderì ufficialmente al Futurismo, abitava già stabilmente a Viareggio. In mostra il suo Autoritratto con Accapatoio al mare e il Saltimbanco.

Futurismo Balneare (2)
Futurismo Balneare (2)
Futurismo Balneare (2)
Futurismo Balneare (2)

Come poteva mancare la coppia dei fratelli Ernesto e Ruggero Alfredo Michahelles (in arte Thayaht e Ram), artisti, designer e inventori che a partire dagli anni venti fecero della Versilia la loro base operativa. Bellissimi e magici i lavori di Ram, Idroscalo e Perlustrazione Notturna, come la sculturaIl violinista e il dipinto Charleston di Thayaht. Nella loro casa tinta di giallo, “per aiutare il sole a vestirla d'oro”, i fratelli progettarono anche lo strampalato Carro-vela, un quadriciclo che catturava il vento e l'energia.

La mostra è affascinante, presenta opere che non si vedono spesso e sono degne di un sincero approfondimento. Il percorso è breve e ben strutturato. Il prezzo del biglietto basso (3 euro intero, 1,50 ridotto) e la vicinanza della Gamc con la stazione ferroviaria potrebbero convincervi ulteriormente. Unica pecca la scarsità di pannelli informativi, quantomai necessari visto che stiamo visitando un allestimento che presenta artisti non troppo conosciuti. Supplirà questa mancanza il catalogo, che verrà presentato il 31 ottobre (forse sarebbe stato il caso di stamparlo prima) e contribuirà con i suoi spunti critici a portare alla luce un nuovo tassello per decifrare questo importante periodo della storia culturale italiana.

Quella di Viareggio non è la classica mostra sul futurismo, ma piuttosto un percorso che lega fra loro autori orbitanti attorno a quest'area. Interessante è proprio riscontrare di persona le influenze e le commistioni di stile attraverso cui ciascuno è passato. Una trasformazione del liguaggio che ha fatto sì che il futurismo non sia morto con i futuristi, ma che continui a contaminare autori e correnti con la lucidità delle sue vedute, la possenza dei suoi colori e la libertà ludico-espressiva che i suoi teorici hanno saputo mettere in campo.

[Leggi: Futurismo Balneare, il reportage (1a parte)]

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