Whitechapel Gallery: Sophie Calle, Talking to strangers

Sophie Calle, Whitechapel Gallery

Intensa. E' la prima parola che mi viene in mente per descrivere la nuova mostra aperta alla Whitechapel Gallery qui a Londra: Talking to strangers, una bellissima personale di Sophie Calle, fino al 3 gennaio.

L'esposizione presenta innanzitutto l'anteprima tradotta in inglese di "Prenez soin de vous" (qui "Take Care of Yourself"), lavoro presentato nel Padiglione Francese alla Biennale di Venezia nel 2007: 107 donne interpretano l'ultima lettera di addio di un amore dell'artista. 107 donne fotografate, filmate. 107 donne dalle professioni più disparate (poliziotte, giudici, sociologhe, storiche, sessuologhe, dj, attrici, bambine...) danno un'interpretazione tangibile della lettera (un resoconto, un'analisi, una performance, uno schema, a seconda della professione). Una grande sala che diventa un contenitore di immagini, testi, parole, suoni, ma soprattutto emozioni. Spendido.

Poi in mostra altri lavori che come sempre uniscono immagini e testi, ripetizione e contatto. Ad esempio Les Dormeurs (The Sleepers, 1979): 29 sconosciuti vengono invitati a dormire nel letto dell'artista, per essere fotografati, e descritti, mentre dormono. O ancora The Address Book, del 1983: Sophie Calle trova un’agenda, ma prima di restituirla al proprietario chiama i nomi scritti nell’agenda, chiedendo informazioni sul proprietario, la cui descrizione e la cui personalità diventa sempre più definita mano a mano che l'artista scopre dettagli.

E infine "Pas Pu Saisir La Mort" (Couldn’t Capture Death, 2007), dedicato alla madre in fin di vita. Questo andatelo a vedere, se potete. Un omaggio intimo dell'artista col il suo inimitabile stile, minimale, diretto, sempre toccante.

Sophie Calle, Whitechapel Gallery
Sophie Calle, Whitechapel Gallery
Sophie Calle, Whitechapel Gallery
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