L'Archivio di Giorgio Vasari venduto per 150 milioni di euro


Fa appello al buon senso del Primo Ministro Silvio Berlusconi il Presidente della Regione Toscana Claudio Martini per bloccare la vendita dell'Archivio Vasari ai russi. Un eccezionale tesoro di carte e carteggi di Giorgio Vasari, storiografo, pittore e architetto vissuto nella Firenze dei Medici del quattordicesimo secolo. L'archivio si compone di trentuno faldoni, con le note autografe dell'opera dell'artista, le missive con Cosimo I dè Medici, Piero Aretino, Michelangelo e molti dei grandi uomini che hanno animato la vita fiorentina del periodo.

Sembra che il 22 ottobre l'archivio sia stato venduto ad una holding immobiliare russa per una cifra che si aggira intorno ai centocinquanta milioni di euro. Ha confermato la notizia Il Mibac, Il Ministero dei Beni e delle attività culturali di Sandro Bondi. Il tesoro di Vasari sarebbe alienabile, essendo concluso il termine di protezione previsto dal Codice sui beni Culturali.

L'effettivo proprietario dell'Archivio Vasari, il Conte Giovanni Festari, è morto alcuni giorni fa. Negli anni scorsi aveva lottato duramente per ottenere la restituzione di parte dell'archivio che gli era stato pignorato. Evidentemente gli eredi, i figli Francesco, Antonio, Tommaso e Lenoardo non hanno aspettato molto per liberarsene a peso d'oro. Molti però sono i dubbi sull'operazione a cominciare da quel vincolo pertinenziale che impedirebbe all'archivio di essere spostato dal luogo che lo ospita e cioé Casa Vasari ad Arezzo.

Missiva Michelangelo
Missiva Michelangelo



Proprio in questi giorni Berlusconi è stato in visita privata Russia e il sindaco di Arezzo Giuseppe Fanfani e Martini hanno chiesto a gran voce un suo interessamento sulla vicenda. Ma dalla Sicilia Vittoria Sgarbi sgonfia la vicenda, considerandola una bufala. Chi sarebbe disposto a spendere una cifra da capogiro per un tesoro che non può essere utilizzato perché non potrà essere spostato?

Ma al di là dei rumors molti aretini e amanti della cultura esprimono il proprio apprezzamento perché finalmeente si è cominciato a parlare dell'Archivio - fino ad oggi tenuto chiuso a prendere polvere in un armadio - sui media nazionali. Potrebbe essere il primo passo per reclamarne, quale bene culturale, la fruizione pubblica.

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