Share Prize 2009: aspettando il vincitore

share prize 09

Fiore all'occhiello del Piemonte Share Festival, Share Prize è un premio internazionale nato con l’obiettivo scoprire, promuovere e sostenere le arti digitali. Lanciato nel 2007, alla call partecipano in media circa 3-400 artisti da ogni parte del mondo.

La giuria, composta da Andy Cameron (spcial curator dell'edizione '09), Bruce Sterling (giornalista e scrittore amico storico dello Share), Emma Quinn (curatrice new media art, Londra), Giovanni Ferrero (presidente Accademia delle Belle Arti, Torino), Rosina Gomez-Baez (direttrice Laboral Centro de Arte y Creación Industrial, Gijon), ha selezionato 6 i finalisti le cui opere evidenziano le relazioni fra gli elementi di un sistema complesso.

Fra caos e valore, significato e casualità, politica ed economia, queste astrazioni instabili si concretizzano sotto forma di sculture-installazioni, mentre la loro forte fisicità unita a una bellezza tradizionale a cavallo artigianato e attitudine hacker ci svela un quasi-rifiuto ad essere "soltanto" digitali.

[Nella foto: Ernesto Klar - “Convergenze Parallele”]

Aspettando la premiazione, che avverrà sabato 7 novembre a partire dalle ore 18.30 presso il Museo delle Scienze di Torino, ecco una breve sintesi delle sei opere finaliste (in mostra dal 3 novembre sempre presso il Museo).

klare

Ernesto Klar (USA/Venezuela), con l’installazione interattiva “Convergenze Parallele”, esplora la poetica della rivelazione e della trasformazione dell’impercettibile. Attraverso un cono di luce, le particelle di polvere presenti nell’aria sono tracciate, visualizzate, sonorizzare e proiettate su una parete: lo spettatore scopre come il suo stesso respiro influenzi il suo ecosistema.

O�Shea Audience

Chris O’Shea Audience (Gran Bretagna) inverte il rapporto fra osservato e osservatore, oggetto e soggetto dell’osservazione: “Random International” è una comunità di specchi che insegue gli spettatori. Una volta oltrepassato il perimetro dell’installazione, gli specchi intercettano il soggetto e si muovono verso di lui seguendolo negli spostamenti: chi guarda chi? L’opera o lo spettatore?

Ralf Baecker

Ralf Baecker (Germania) simula una rete neurale logicafatta di legno, cordini e pesi, ma perfettamente funzionante: “Rechnender Raum” (Calculating Machine). Questa scultura leggerissima rigida, geometrica, filiforme, esternalizza il processo logico presentificandolo nello spazio: lo spettatore vede l’esterno della macchina, ne segue il funzionamento e i meccanismi interni, ma allo stesso tempo la comprensione di teli meccanismi rimane nascosta.

Francesco Meneghini e William Bottin

Francesco Meneghini e William Bottin (Italia) si ispirano al comportamento collettivo degli insetti. “Sciame 1” è un oggetto costruito attraverso una ventola e un campo magnetico: in uno spazio buio pezzi di carta simili a insetti luminosi si inseguono nell’aria volteggiando fra rumori e ronzii e suoni frammentari generati dall’azione delle mani.

Andreas Muxel

Andreas Muxel (Germania), con la sua scultura cinetica “Connect”, modella il caos. Tredici moduli connessi a una matrice costituiti da 1 microcontroller, 1 motorino, 1 sfera d’acciaio attaccata a un elastico; sensori piezoelettrici fra la sfera e il motorino. Privi di un programma generale, gli elementi della scultura seguono istruzioni autonome realizzando un sistema analogico non-lineare e, quindi, caotico.

lia

Lia (Austria) presenta l’opera di net.art più classica. “Proximity of need” è un sistema generativo interattivo in cui, a partire da un set di parametri immagini e suoni creano composizioni audiovisive. Raggiunta la saturazione, l’immagine sfuoca sovrapponendosi e intrecciandosi con quella successiva.

Io un mio preferito l'ho già trovato e non lo svelo adesso: vedremo se sarò d'accordo con la giuria.

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