Democrazy: l'arte come campagna elettorale.

Per la terza volta Francesco Vezzoli è ospite della Biennale di Venezia, questa volta come rappresentante ufficiale dell'Italia. La notizia è tratta dal numero 9 di Mousse, per il momento disponibile soltanto in versione cartacea.

Cosa si è inventato Vezzoli per stupire il pubblico in occasione della 52esima Esposizione Internazionale d’Arte in partenza il 10 giugno? Niente meno che due campagne presidenziali USA. Finte naturalmente, anche perchè a contendersi la Casa Bianca sono il grande filosofo Henry Lévy e, udite udite, Sharon Stone.

Due icone viventi della nostra società presentate attraverso Democrazy, un progetto costituito da due campagne realizzate da veri professionisti del mestiere, 2 studi di media strategy che in passato hanno curato la comunicazione politica di Bush e Clinton.

Una riflessione certamente fertile per quanto concerne il panorama attuale e la sua configurazione a livello di comunicazione, improntata su modelli aggressivi, comparativi e attenti ai fenomeni più glamour in emergenza.

Non mancano, come nelle migliori presidenziali americane, l'aspetto di scontro e di attacco dell'"altro contendente". Per una logica di comunicazione che fa dell'aggressività uno stratagemma per colmare il vuoto ideologico di questi anni, e della terra d'America in particolare.

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